lunedì 27 marzo 2017

Letture Uno-Due #6: Mazzoni, Palombi, Mana

(foto di Fabio R. Crespi)
Al sesto giro di letture "Uno-Due" (un autore, due letture) si riciclano autori alla stragrande: Massimo MazzoniMiriam Palombi Davide Mana (se siete amanti del vino non lasciatevi scappare il mini-saggio di Davide sul terroir).


Massimo Mazzoni: "Z Factor" (Jugglerz of the Dead #2)
Autoproduzione (disponibile su Amazon)
Un piacevole ritorno, quello dei Giocolieri dei morti: pur trattandosi di uno spin-off più incentrato sulla satira ai prodotti televisivi (come evidente dal titolo) che non sulla giocoleria survivalista come il primo racconto (assolutamente da leggere per inquadrare meglio mondo e personaggi), la storia scorre fluida e piacevole dall'inizio alla fine con l'unico veniale difetto di una certa prevedibilità. Alla fine ci si ricollega alla storia originale e ci si augura di rivedere presto in azione il team dei Giocolieri, meglio se al completo.

Massimo Mazzoni: "QWERTY" 
Autoproduzione (disponibile su Amazon)
"Mi raccomando. Niente errori di battitura". Un bel problema per Adriano Stella, apprendista giornalista, soprattutto quando gli errori di battitura diventano delle sequenze fisse che si ripetono. Un bel mal di testa, insomma (e Adriano ne sa qualcosa). Ma Adriano, che nota la particolarità degli errori, ci lavora sopra e si fa dare una mano da un amico: piano piano se ne fa un'idea. E poi c'è quel tipo strano con la giacca di tweed e quella strana spilla che compare e scompare e potrebbe essere parte del quadro. Sarà l'amica giornalista a trascinarlo in uno psichedelico rave per farlo evolvere verso una risolutoria presa di coscienza. E il mistero diventa fantascienza, con tanto di sorrisi sardonici ed happy ending.


Miriam Palombi: "Piccoli passi nel buio"
Dark Zone (store vari)
Un gradito ritorno alle oscure visioni di tenebra di Miriam Palombi. Tra racconti vecchi e nuovi, rimane inalterato lo stile dell'autrice che attinge alle forme classiche dell'orrore, solleticando anche una certa attitudine nostalgica a modelli cinematografici americani, nelle quali le paure vengono strappate fuori dall'animo umano e rese mostri. Quasi un circolo vizioso dal quale talvolta se ne esce liberi; altre volte, invece, dopo avere fronteggiato e vinto le proprie paure, rimane forte la consapevolezza della immutata presenza di ombre in agguato sempre pronte a tornare.

Miriam Palombi: "L'archivio degli Dei"
Dark Zone (store vari)
"Nel buio del proprio intelletto l'uomo ricerca la via": dalla morte di Francesco De Medici nel 1587 ai giorni nostri, la storia di una maledizione "di famiglia" che costringe i vari componenti a cercare la via che porta a un non meglio specificato "tesoro". L'orrore, ben rappresentato come sempre dall'autrice, scandisce il passare del tempo mentre alla ricerca concorrono altri soggetti. La Galleria degli Uffizi di Firenze, labirinto di arte e conoscenza, e i suoi tesori esposti, minuziosamente descritti, è il luogo dove tutto si concentra, indizi e obiettivo, dove convergono secoli di storia e studi, religione e alchimia, testi e pseudobiblia. Ritroviamo anche un personaggio già conosciuto nel romanzo "Le cronache del guerriero": le storie sono leggibili separatamente ma questo trait d'union potrebbe essere indizio di un possibile scenario più ampio.


Davide Mana: "Quattro colori"
Autoproduzione (disponibile su Amazon)
L'amaro resoconto della vita rigorosa ("Non si può essere eroi senza Regole") di un supereroe a fine carriera (e fine matrimonio) in una Los Angeles divisa in quattro diversi settori (o colori, o realtà, o set di regole). Grazie al racconto che emerge dalla nebbia alcolica in cui si sta annullando il nostro eroe, si attraversa la storia (la seconda guerra mondiale, McCarthy, Reagan, ecc.) in un intreccio lisergico tra realtà e finzione, tra cocktails (in appendice le ricette) e omaggi ai fumetti. Tutto questo "mentre il marinaio continua a flirtare con la spilungona e, su una poltrona nell'angolo il gatto, Felix, legge il giornale di domani". Mana stupisce e dispensa meraviglia, come sempre.

Davide Mana: "Terroir, il sapore della terra"
Autoproduzione (Smashwords, Amazon)
Nel tredicesimo secolo fu coniato il termine "terroir" dai monaci cistercensi e benedettini dediti alla coltivazione (e allo studio) della vite. A oggi il termine riassume in sé le caratteristiche di un vino in funzione di clima, suolo, cultura e vinificazione.
Davide Mana ci accompagna attraverso tutti questi aspetti, chimici e geomorfologici, climatici e culturali, toccando questioni di legislazione e di marketing per raccontarci quanto complesso sia quel vino che stiamo sorseggiando.
E, da ultimo, ci evidenzia come la complessità riassunta dal terroir non sia una definizione statica ma un continuo equilibrio sul quale impattano anche inquinamento e cambiamento climatico.
Ho semplificato un po': il saggio è di facile e scorrevole lettura, nonostante tratti di un concetto complesso.
Va giù come un buon bicchiere di vino, insomma. Anzi, ottimo.
Prosit.
Ah! Davide lo presenta meglio di me sul suo blog, Strategie Evolutive, in questo post.


I post precedenti della della serie "Letture Uno-Due".