lunedì 27 febbraio 2017

La space opera, il sangue, la libertà

 
E' raro che mi capiti di dedicare un post a una singola lettura ma quando (re)incontri dei lavori che rappresentano tutto quello che ami della fantascienza, è necessario evidenziarlo.

"Senza un cemento di sangue", uno dei romanzi finalisti al Premio Urania 2000, ha dovuto attendere più di quindici anni per essere finalmente reso disponibile al pubblico (grazie a DelosDigital): un'attesa davvero troppo lunga e ingiusta perchè il lavoro di Anna F. Dal Dan è una delle migliori produzioni italiane nell'ambito della fantascienza contemporanea.

E' una space opera, del tipo di quelle che Iain M. Banks ha fatto rinascere, di grande respiro, fatta di popoli e culture diverse, menti artificiali, stazioni ad architettura iperspaziale, politici, militari e gente comune. Un affresco di grande complessità per tematiche e situazioni. 
Insomma questa è "vera" fantascienza, se mi si passa il concetto, capace di proiettare e rielaborare in chiave fantastica temi e situazioni che attengono al mondo reale. 

Di carne al fuoco ne viene messa davvero tanta: l'ultima ribellione a una dittatura populista e feroce è un espediente per affrontare concetti di diversità culturale (e sessuale), di strategia politica e militare, di tecnologia e matematica, di libertà e tortura.
L'autrice non ci risparmia proprio nulla: accompagnamo la protagonista nella suo percorso di sangue e viviamo la fede e i dubbi del suo antagonista: l'inevitabile scontro non vede, alla fine, una parte prevalere sull'altra ma permette almeno di sperare che si possa trovare una nuova strada per costruire una società umana diversa e libera "perché senza un cemento di sangue (dev’essere umano, dev’essere innocente) nessun muro secolare può stare in piedi con sicurezza" (W.H. Auden, Horae Canonicae; citazione a cappello del romanzo).


Anna F. Dal Dan: "Senza un cemento di sangue"
(DelosDigital, Odissea Digital Fantascienza 30, 2017) 

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