mercoledì 19 luglio 2017

Letture seriali #8 - I "Passaporti" di Fabio Novel

 
La serialità che vi propongo questa volta è quella di "Delos Passport", una collana curata da Fabio Novel e pubblicata da Delos Digital.

Fabio è stato ospite qui l'anno scorso e avevamo parlato della sua attività di scrittore, sia come autore di CE che autoprodotto (qui il post dell'intervista).
Ci eravamo lasciati con un suo ebook in uscita per le ex-Edizioni Imperium: "La prima pietra" (ne parlo qui) in effetti uscì in quell'edizione ma, dopo poco tempo, il catalogo di Edizioni Imperium confluì in Delos Digital e il racconto di Fabio è diventato il capofila della nuova collana.

Anticipo subito i miei commenti alla seconda e alla terza uscita dalla serie e poi faremo qualche chiacchiera con Fabio.


Diego Zandel: "L'ustascia, le donne e Dio" (Delos Passport #2)
Europa, fine anni '80: due amici d'infanzia, croati, che nella vita hanno effettuato scelte opposte si ritrovano, dopo anni, al confronto finale.
Da una parte Marko trova che la sovranazionalità jugoslava sia una buona soluzione per il quieto convivere di popoli diversi, dall'altra Boris sente  il peso dell'occupazione comunista e l'urgenza della rivendicazione dell'identità nazionale, espressa anche attraverso una concezione fanatica del credo religioso.
Silvia, la donna italiana conosciuta occasionalmente da Boris, è l'ultima vittima di un modo di pensare tipico di chi propugna una morale assoluta e perversa e sarà la soluzione finale del conflitto tra i due amici.
Tornando al quadro d'insieme, in quegli anni "vi era un proliferare di gruppi ideologicamente affini, dagli ustascia croati ai lupi grigi turchi, dai terroristi sudtirolesi ai fascisti italiani ai terroristi palestinesi, tutti foraggiati dalla grassa borghesia bavarese in collusione con i trafficanti di armi e di droga". Letto oggi, mentre stiamo tornando a dare voce e vita a quei nazionalismi fanatici, il racconto pare parlarci di un nostro possibile immediato futuro. Da brivido.


Lorenzo Davia: "Vendetta finlandese" (Delos Passport #3)
In un periodo di transizione ("C’è una guerra fredda. È come una moda. Viene, crolla un muro e se ne va, ma poi torna. Adesso sta tornando.") il Silenzioso, agente segreto che si occupa di soluzioni estreme, si trova sotto diretto attacco.
"Forse era quello il futuro. Soldi e morte radiocomandata. Robot assassini.": è la tecnologia a farla da padrona nel racconto. E il suo utilizzo per scopi di spionaggio e vendetta.
Tra russi invadenti e nuovi capi compiacenti verso gli ingombranti vicini, sarà la traccia tecnologica a portare il Silenzioso al cospetto del suo avversario ma sarà, alla fine, il lato umano a chiudere il caso.


F.: Ed eccoci finalmente con Fabio. Ciao e grazie per essere ancora qui. Come sai, ho apprezzato molto "La prima pietra" (preso quando era edito da Imperium) e mi ha fatto piacere scoprire che è poi è diventato il biglietto da visita della nuova collana "Delos Passport". Come si diventa curatori di collana? O, meglio, come e da chi nasce l'idea di creare una collana a partire dal tuo racconto?

F.N.: Caro Fabio, grazie per avermi invitato nuovamente. E grazie per aver dato fiducia a "La prima pietra". Sono particolarmente contento che tu lo abbia apprezzato, perché sei un lettore attento sia ai contenuti razionali che a quelli emozionali delle narrazioni.
Come si diventa curatori di collana? Mi chiedi. Be', in svariati modi. Ma, tutto sommato, di base due.
A qualcuno, un ruolo viene proposto, per competenze ed esperienze pregresse. Ciò avviene sia nel caso del lancio di una collana nuova, o come passaggio di testimone di una preesistente.
Talvolta, invece, la collana è espressione di un progetto proposto da qualcuno (che quasi sempre già opera in qualche modo nel campo), il quale offre contestualmente a un editore la sua idea e il proprio servizio di curatela. È questo il caso mio, con Delos Passport.
Avevo un'idea. Da tempo. E la volontà di portarla avanti. Di organizzarla, gestirla nei suoi vari aspetti. L'acquisizione del racconto "La prima pietra" ha catalizzato una mia aspirazione pregressa. Soprattutto ho trovato in Silvio Sosio, di Delos Digital, l'interlocutore editoriale che in questo progetto, e nel sottoscritto, ha creduto. Dandomi l'autonomia che cercavo.


F.: Perché "Passport"? Cosa lega insieme le storie che stai proponendo?

F.N.: Perché la collana si propone come un "passaporto" narrativo per il mondo. Ogni racconto trova svolgimento in una diversa location internazionale, posta all'attenzione del lettore sin dalla grafica di copertina, dove una sorta di timbro d'entrata sul passaporto (che fa da logo alla collana) riporta di volta in volta il nome dello stato in cui la trama si dipana.
Agli Autori/ici viene richiesta una particolare attenzione all'ambientazione, la quale, salvo misurate eccezioni, gioca pertanto un ruolo assolutamente fondamentale nell'economia dei racconti presentati.
Stiamo parlando quindi di una collana di interesse per chiunque segua la narrativa in genere, senza preclusioni, ma è ovviamente dedicata in particolare a quanti amano anche viaggiare, conoscere il mondo, le sue persone e/o i suoi eventi e/o i suoi luoghi e culture, il suo fascino sfaccettato e le sue brutture, i suoi problemi ma anche le sue piccole o grandi gioie.


F.: Come avviene la selezione per l'inclusione e la pubblicazione nella collana? Ti occupi di tutto tu personalmente?

F.N.: Sì, mi occupo io della selezione.
Sono partito contattando io un gruppo di scrittori/ici per ottenere un blocco di titoli di partenza. Ora che siamo entrati a regime, con sette numeri all'attivo, sto ricevendo varie proposte.
A primavera, abbiamo anche lanciato un contest intitolato "Ucciso il 4 luglio", mirato a: 1) individuare un racconto specifico per l'uscita di Delos Passport 7, che era calendarizzata appunto per il 4 luglio; 2) fare un po' di scouting. Posso dichiararmi soddisfatto dell'esito dell'operazione. Ci ho investito parecchio del mio sempre più risicato tempo libero, ma ho individuato alcuni autori e autrici papabili, i cui testi mi sono piaciuti, anche se ho preferito alle loro candidature un racconto di Marco Ischia, parimenti intelligente, ma più leggero e ironico (e adatto ad un periodo estivo e "vacanziero"), con un'ambientazione specifica e mimetica (Fort Lauderdale, in Florida), che per l'occasione convive con l'immaginario "americano" dello schermo.
Come curatore, mi occupo anche dell'editing dei lavori e (insieme agli autori stessi, le cui preferenze voglio armonizzare con le mie e con l'auspicata efficacia estetica) delle bozze di copertina, poi finalizzate da Silvio Sosio.
Lavorare insieme agli autori nelle fasi di editing è la parte più interessante. A volte è semplice, fluida, a volte più articolata e sfidante. E non si pensi dipenda necessariamente dalle capacità di chi scrive: capita di diventare più esigenti a volte perché ci sono storie che la competenza del narratore già rende valide in prima battuta, ma presentano dei potenziali inespressi sui quali è bene indagare con l'autore stesso, per individuare una possibile condivisa strada di perfezionamento del testo.


F.: Ci puoi dire dove possiamo andare con i tuoi Passaporti, in compagnia di chi e a fare cosa? 

F.N.: OK, elenco per ordine di uscita…
Con me, nell'Azawad (Mali), per una drammatica storia d'amore, tra indipendentismo tuareg e fanatismo islamico ("La prima pietra").
Con Diego Zandel, negli ultimi anni dell'ex-Jugoslavia, per un noir che scava in rancori profondi, non ancora superati a tutt'oggi ("L'ustascia, le donne e Dio").
Con Lorenzo Davia, per scoprire che vuole eliminare il Silenzioso, agente di punta dell'intelligence finnica ("Vendetta finlandese").
Con Scilla Bonfiglioli, ad Atene, tra profughi e crisi economica, tra la Grecia della realtà contemporanea e quella del mito arcaico ("Sotto gli occhi di Pericle").
Con Oriana Ramunno, tra i veleni nucleari di Murmansk, per scoprire la verità sulla morte di un padre amato ("Baba Jaga").
Con Andrea Franco, a Brazov, nella Romania transilvana. Per ritrovare Mihaela, a costo di restarci secco ("So dove sei").
Con Marco Ischia, in Florida, in compagnia di una sorta di "italiano medio", per una sorta di black comedy che, su uno sfondo reale, gioca con gli stereotipi dell'immaginario del grande e piccolo schermo ("Ucciso il 4 luglio").


F.: Dopo sette numeri, puoi dirci se la collana è ben avviata?

F.N.: Rodaggio ottimo sotto vari aspetti. Non nego che avevo qualche aspettativa in più in termini di vendite iniziali su alcuni titoli, ma le possibilità del mercato digitale sono abbastanza note, e poi i meccanismi dimostrano che a volte alcuni ebook vengono "scoperti" con ritardo, e io ci conto.
Sono comunque assolutamente soddisfatto di quanto abbiamo pubblicato sinora, della collaborazione con gli/le autori/ici e dei riscontri dai lettori, per quanto i commenti esplicitati in rete non siano purtroppo ancora numerosi. A tal proposito, lancio una cortese richiesta a chi ha comprato qualche nostro titolo in un e-store dove il voto o la recensione sono possibili: lasciate una traccia, un commento personale, anche semplice, essenziale! Lo so, pure io non sono un "bravo" lettore moderno, in tal senso, benchè non per pigrizia: non commento molto ciò che leggo, su Amazon o altri siti. Quindi, sono un po' in imbarazzo a chiedere uno sforzo ai lettori di Delos Passport, quando non sono di vero esempio. Diciamo però che, anche se non lo merito io, lo meritano le penne in scuderia!
Tornando alla collana… Esprimevo prima la mia soddisfazione per quanto fatto, ma sono parimenti consapevole che il miglioramento e la crescita vanno perseguiti con passione e costanza, per la soddisfazione del lettore ma anche come iniettore motivazionale per noi che queste storie le costruiamo e pubblichiamo. E quindi ci stiamo dando da fare in tal senso (il plurale non è majestatis, include il team di autori e l'editore).
Pur mantenendo nella collana varietà di stili, generi e approcci, oltre che di location (che garantisce di raggiungere sia la diversità dei lettori più orientati che la diversità di gusti dei lettori onnivori), tra i miei primi desiderata ci sarebbe ricevere proposte sempre più originali per tematica, tra quelle che guardano ad eventi o casi o persone con una connotazione territoriale o culturale o geopolitica ancor più marcata, e attente a certe problematiche, puramente locali o con riflessi internazionali che siano.
In tal senso, tra i pubblicati, abbiamo tra le righe già affrontato alcuni temi forti, come l'accoglienza dei profughi, i rifiuti radioattivi, l'integralismo, i fanatismi… A settembre parleremo del Kurdistan, più in là ci sarà una storia che graviterà attorno alla pena di morte.
Comunque, vorrei vedere ancor più fantasia e originalità nell'individuare spunti inusuali, narrazioni capaci di emozionare fotografando o filmando situazioni più atipiche per la nostra narrativa… Come ho già avuto modo di dire in un'altra intervista, basta per esempio aprire un qualsivoglia numero della rivista "Internazionale" per trovare spunti dai (o attorno ai) quali far scresce una bella storia fatta di protagonisti "veri", benché di fantasia. Donne e uomini dei nostri tempi.


F.: Puoi sbilanciarti sui "prossimamente"?

F.N.: Ben volentieri!
Dopo la pausa estiva, Delos Passport riprende con un corposo reportage dalle zone che compongono il puzzle del Kurdistan, la nazione divisa, narrato dalla giornalista Selene Verri. Paola Rondini ci porterà a Baku. Pietro Spirito, un altro giornalista e scrittore (finalista allo Strega, qualche anno fa), ci farà scoprire Pes, in Ungheria, ancora una volta sulle tracce di una donna, o piuttosto di un proprio bisogno. Poi saremo in India, con un bel hard boiled speziato tandoori. In Danimarca, con un tocco di SF. Ancora negli States, per parlare di pena di morte, e poi anche per un noir in quel di Los Angeles. E in Somalia, tra ieri e oggi; alle Canarie, per uno strano furto; ancora nella ex-Jugoslavia, sulle coste croate, in compagnia nientemeno che del maresciallo Tito; in una base americana in Italia, per risolvere il caso di una morte sospetta; in…
Be', dai, l'avete capito. Il mondo è enorme, di storie da raccontare (e da leggere) ce ne sono!


F.: Invece, tornando a te, ci sono dei "prossimamente" tuoi?

F.N.: Ahi. Accidenti, questa brucia. Perché, in effetti, nel tempo che posso permettermi di mettere a disposizione di questa mia passione per la narrativa, mi sto ora concentrando solo su Delos Passport, e durante questo 2017 i miei lavori in stand by non hanno fatto un passetto in avanti, fosse uno. Lo so: si dice che un autore non dovrebbe mai confessarlo. Ma io non sono uno che la mena.
Mi è stato chiesto di recente di partecipare a un nuovo progetto, con un mio racconto. L'idea ce l'ho già. Essendomi impegnato, sarà l'occasione buona per rimettermi in gioco in una missione da Operativo.


F.: Grazie, Fabio. Magari ci ritroviamo tra un altro anno... ;)

F.N.: Se me lo sarò meritato, chiamami. O magari chiama qualcuno dei miei "viaggiatori" narrativi. :)


DELOS PASSPORT
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lunedì 10 luglio 2017

Letture Uno-Due #8: Stefanelli, Lycas, Schito

(foto di Fabio R. Crespi)
Nell'ottavo giro di letture "Uno-Due" (un autore, due letture) sono andato alla scoperta di un paio di nuovi autori: Salvatore Stefanelli e D.F. Lycas. Poi sono andato a leggere qualcosa di Davide Schito, del quale avevo già apprezzato "Il tram del tempo".


Salvatore Stefanelli: "Note rosso sangue"
Nero Press (store vari)
"Che io parli con i morti e qualche buon diavolo non mi fa esperto di riti satanici e satanisti": queste le parole di Apolinnare Neiviller, poliziotto, alla figlia, morta da qualche mese. Convinto dalla figlia ad indagare sulla morte irrisolta di Cristina Adinolfi e sulla profanazione della sua tomba, Neiviller, uomo già "segnato" avendo una bara-portale tatuata sul petto, dovrà scoprirsi "cacciatore di mostri", sotto l'illuminata guida del nano Caronte. Una buona prima avventura "iniziatica" in bilico tra giallo, urban fantasy ed horror: Apolinnare Neiviller è ora pronto a fare il Cacciatore, ha il look e gli strumenti giusti e non si fa "mai mancare la musica dei Led Zeppelin e il sanguinaccio, fatto in casa come una volta, col vero sangue di maiale". Lo aspettiamo.

Salvatore Stefanelli: "L'origine della notte"
Nero Press (store vari)
E' un ritorno alla casa prigione dell'infanzia, quello di Yl'ia Vasilevic, un ritorno alla scoperta delle proprie origini attraverso il confronto con il padre. Man mano che procediamo nella lettura riusciamo ad inquadrare il dramma di un mezzosangue la cui nascita ha segnato la vita del Grande Signore dei Draugupyr, scopriamo lo storico scontro con i Vilka e quanto dei sentimenti "umani", quali amore e gelosia, possano condizionare l'esistenza di creature metaumane. Detto in breve, è una storia di amori mancati o negati, ben incorniciati in un'epoca storica e in un territorio di natura squisitamente gotica. Abbiamo letto (e visto) di vampiri e licantropi più banali e meno aderenti ai canoni classici: finalmente torniamo a leggere una storia di predatori per loro stessa natura irredimibili.


D.F. Lycas: "Anime d'acciaio" ("Infiniti mondi" #1)
Autoproduzione (disponibile su Amazon)
Una storia post-apocalittica vista attraverso gli occhi di un uomo che ha subito un classicissimo rapimento ad opera di alieni metallici e una trasformazione fisica per il diletto degli stessi. Ma, evidentemente, qualcosa non ha funzionato come doveva (capita, si parla di alieni non di divinità) e l'uomo trasformato in A.R.M.A. per classici combattimenti da arena scopre di poter agire in quella veste anche per uno scopo umano: proteggere una ragazzina. La reazione degli alieni davanti a questo "errore" pare enigmatica e così l'uomo A.R.M.A. e la ragazzina si ritrovano di nuovo sulla terra trasformata dagli alieni ("Una sabbia finissima. Il residuo che i metallici ci hanno lasciato. Per oltre vent’anni anni se ne sono stati qui, sul nostro pianeta. Hanno scavato, hanno depredato. Quando se ne sono andati, è rimasta questa maledetta sabbia. La loro merda."), legati uno all'altra e in lotta con altri ibridi da combattimento. Alla fine pare che sia solo l'arena ad essere cambiata perché, forse, gli alieni hanno scoperto che le motivazioni che spingono l'uomo contro il proprio simile risiedono nella natura stessa dell'umanità (e possono continuare a dilettarsi di tutto questo).

D.F. Lycas: "Polvere di stelle" ("Infiniti mondi" #2)
Autoproduzione (disponibile su Amazon)
Seconda storia che racconta l'invasione aliena dei metallici, della quale abbiamo avuto un assaggio nel primo racconto di D. F. Lycas, "Anime d'acciaio". Stavolta il punto di vista è quello di chi fugge dai cacciatori alieni, trovando rifugio in una miniera. Continuano a non essere conoscibili le ragioni dei grigi invasori che stanno devastando la Terra senza che nessuno possa opporre resistenza. E, ancora meno conoscibili, i motivi per cui Alex, unico sopravvissuto del suo gruppo, venga "salvato", "ibridato" e lasciato vivere da uno dei metallici: "Non posso più morire, ma non mi è concesso nemmeno vivere come un essere umano". Piano piano uno scenario si sta delineando: sarà interessante scoprire se potrà svilupparsi un eventuale rapporto tra uomini e alieni che vada oltre la classica rappresentazione della fantascienza d'invasione di vecchio stampo.


Davide Schito: "A ogni costo" 
Nero Press (store vari)
Fin dove si può arrivare per amore? Magari fino a fare in modo di liberare la tua amante dal suo vecchio rapporto, così solo perché ti lascia capire che vuole essere libera di stare con te. Un thriller lento, svelato pagina dopo pagina insieme ai suoi personaggi. Un gioco di inganni e autoinganni e una fuga incerta da una giustizia che, nonostante la meticolosità del piano criminale, potrebbe trovare la strada giusta per riscuotere il proprio credito ma "una cosa è certa: non si fugge da sé stessi. Semplicemente non si può". "Nemmeno morire servirà".

Davide Schito: "Punto di non ritorno" 
Autoproduzione (store vari)
Una raccolta di ventiquattro brevi storie narrate sempre da un punto di vista personale, storie piccole, a volte inquadrate in contesti più ampi, che svelano pensieri, ricordi, sentimenti, scelte. A partire dal quotidiano, attraversando l'improbabile, per arrivare ai territori del fantastico e della fantascienza, l'autore ci accompagna alla scoperta, sempre diversa, di quanto sfaccettata sia l'umanità. E poi c'è Milano, riconoscibile nel passato e nel futuro, evidentemente nel cuore dell'autore (e anche nel mio).


I post precedenti della della serie "Letture Uno-Due".

sabato 24 giugno 2017

Stare su Facebook

La "reaction" mancante
Per una volta facciamoci un po' di cazzi miei e vediamo come io penso che si debba stare sui social, in particolare su Facebook.

Ognuno di noi (o quasi) ha un profilo sul quale tende a sbrodolare le peggiori parti di sé: 
- cazzi propri; 
- pensieri estemporanei;
- cazzate che percorrono l'intera gamma tra "scemo" e "più scemo";
- esternazioni politiche, sociali e sessuali;
- orrori cinematografici, fotografici, letterari, musicali e artistici in senso lato;
- gatti & altri animali pucciosi;
- buongiornissimi, kaffè, citazioni pseudoletterarie e glitter;
- calciatori, veline e altri personaggi di immeritata notorietà;
- varie & eventuali.

Naturalmente queste stronzate vengono pubblicate su un profilo "privato" e buona educazione dice che, se non siete d'accordo con quanto scritto (o anche solo non piace o non interessa), potreste evitare di fare diventare un post un campo di combattimento, soprattutto se vi sentite supportati da una fede che vi conferisca il diritto di pontificare sulle idee altrui.

Ma se voi portate le vostre crociate sul mio profilo ("privato", al quale avete accesso finché non mi rompo i coglioni), io vi sego senza farmi troppi pensieri, chiunque voi siate, per una serie di motivi:
- sono qua per divertirmi;
- ho una naturale avversione per i fideisti, da quelli che ascoltano solo la "buona vecchia musica" (o leggono solo la "buona vecchia fantascienza", o guardano solo i "buoni vecchi film", o si rapportano nostalgicamente ai "bei vecchi tempi") agli infervorati testimoni di un qualunque dio (oltremondano o terreno che sia);
- superano abbondantemente gli scarsi limiti della mia sopportazione, in particolare, gli anti-vax, gli sciacazzari, i complottari di ogni ordine e grado, gli alternativi alla scienza e alla ragione, quelli che scrivono €uropa, quelli che fanno apologia di fascismo, i razzisti, gli omofobi, i luddisti, i prepotenti, i maleducati, il "nuovo che avanza" (grazie, Marco), i #massimiesperti, gli evangelisti di ogni tipo, i fanatici, gli influencer raccattacontatti, i non-sono-xyz-ma, gli esibizionisti dell'ignoranza e, probabilmente, anche tu (sì, proprio tu) che stai leggendo questo post;
- se io non vengo a tirare sassi nei vostri stupidi e fangosi thread sul vostro profilo (che, con buona probabilità, ho già segnato da parecchio tempo come "da non seguire"), potreste sforzarvi di fare lo stesso.

A questo punto si dovrebbero mettere le cose in prospettiva: se vi sego da fb, questo vale quanto un sano vaffanculo. Ma non sempre un vaffanculo è per sempre (a volte magari sì, ma dovreste sapere valutare quando).
Mi spiego meglio: è come se decidessi che posso fare a meno di uscire a bere una birra con voi, non perché mi state sulle palle di principio ma, forse, perché non mi passa nemmeno per l'anticamera del cervello l'idea di fare quattro chiacchiere con voi davanti a una birra.
Il che non equivale a togliervi il saluto, ma solo a limitare le situazioni in cui ci si debba salutare.

Una questione di tranquillità: vaffanculo, quindi, e amici come prima.

Finale #1
Se qualcuno, alla fine di questa tirata, si sente offeso o pensa che io sia uno stronzo, amen: non posso e non voglio determinare il vostro modo di pensare e, in più, quello che potete pensare di me non rientra minimamente nei miei interessi, un po' come il calcio.

Finale #2
Se qualcuno, alla fine di questa tirata, pensa che io sia una persona orribile, mi faccia il favore di segarmi dai contatti subito, così evitiamo di perdere prezioso tempo di allegro cazzeggio. E, anche in questo caso, penso che la cosa non mi provocherebbe gravi turbe psichiche oltre a quelle che ho già in dotazione.


giovedì 22 giugno 2017

Uscite 2017: Waters, Feist, Lorde, Collica

Il 2017 mi ha portato quattro album interessanti di artisti di differenti generazioni.

 Waters, Feist, Lorde, Collica
Roger Waters, settantenne, sforna un album dopo 25 anni, sull'onda della sua passione politica (basta vedere le sue recenti riproposizioni live di muri e maiali in funzione anti Trump). Come ci si poteva aspettare il nuovo album non aggiunge assolutamente nulla, dal punto di vista musicale, alla carriera di Waters: è esattamente quello che ci si aspetta, cioé il Waters di "The Final Cut" più che di "The Wall" o "Animals". In fondo anche questo è rassicurante e "Is This The Life We Really Want?" è un buon album di rock "classico".
Dell'ultima ora il blocco delle vendite in Itala per denuncia di plagio delle cancellature di Emilio Isgrò nella cover art dell'album. Se riconosciuta l'accusa, il blocco potrebbe scattare ovunque e si dovrebbe provvedere a cambiare la confezione per poterlo mettere di nuovo in vendita. Ci appassiona questa vicenda? Mah, non tanto, forse anche meno.



Leslie Feist, quarantenne, non fa molti dischi ma riesce sempre a rendersi interessante. Questa volta accantona il suo indie pop raffinato e scanzonato (non distante dalla matrice dei suoi amici Broken Social Scene i quali, per fortuna, hanno un nuovo album in uscita) e ci propone "Pleasure", un album intimista con suoni tipicamente "alternative" conditi di sporcizia, rumore e confessioni. Forse per chi non è abituato al genere ci vogliono un paio di ascolti per farselo entrare in circolo ma, dal mio punto di vista, è un album decisamente interessante, sicuramente molto più di quello di Waters.

>>> "Any Party" (live)
>>> "I'm Not Running Away" (live)


Lorde è stata un fenomeno mediatico quattro anni fa con il suo esordio "Pure Heroine" (e la sua maggiore hit "Royal"). Una cosa travolgente per una ragazzina di sedici anni che è entrata all'improvviso nel mondo del pop con una identità propria (una cosa non da tutti, considerando che è più facile e remunerativo investire su modelli già consolidati) e senza usare culo e tette per sfondare.
Negli anni successivi, mentre tutti chiedevano una replica immediata del primo album, ha preferito fare cose diverse (ad esempio ha curato la colonna sonora del terzo "Hunger Games" e con la band di Bowie ha proposto una bellissima versione di "Is There Life On Mars?" ai Brit Awards 2016) e riappropriarsi della sua vita privata. Ora ha vent'anni e ha pubblicato il suo secondo album, "Melodrama".
Il secondo album è sempre la prova del nove: Lorde la supera decisamente con facilità, uscendo dagli arrangiamenti minimali del primo album, proponendo sè stessa in veste da ventenne e mantenendo riconoscibilità e identità. Che Bowie avesse ragione a definirla il futuro della musica?

>>> "Green Light"
>>> "Perfect Places" (live)
>>> "Liability" (live)


Tre album in dodici anni (2001-2013) col progetto condiviso con Hugo Race, Sepiatone, e tre album a proprio nome in dieci anni (2007-2017). E' un vero peccato che in troppo pochi conoscano i lavori di Marta Collica (stessa generazione di Feist, o poco dopo), con o senza Sepiatone o altri (nel 2016 ha collaboraro con gli italo-palestinesi Dounia all'album "Silent Town") e che non si siano lasciati condurre lungo percorsi notturni e intimisti, in delicato equilibrio tra un rock scarno, tracce psichedeliche e cantautorato folkeggiante. Insomma con l'ultimo album, "Inverno", Marta Collica si ripresenta in buona forma, delicata e riconoscibile, come vogliamo che sia e resti sempre.

>>> "Will We Know More"
>>> "In This Town" 
>>> "Clandestine" (live)


Buon ascolto.

lunedì 19 giugno 2017

Liebster Award 2017

Anche quest'anno mi è rotolato addosso un Liebster Award. La "colpa" è di Marco Siena, che ringrazio, autore ben conosciuto da queste parti e che mi cita sul suo blog "Prima di svanire".

Secondo bollino
dei Liebster Award
per Runneapolis

Le regole sono semplici:
- rispondere a 11 domande poste dal blogger che ti ha nominato
- nominare (e avvisare) altri 11 blogger con meno di 200 followers
- formulare 11 domande per chi nomini
- pubblicare il logo del Liebster Award (celo!)
- spiegare le regole (fatto!)


Quindi vado a rispondere alle 11 domande di Marco.

1) Devi rinunciare ai tuoi vizi, ma ti viene concesso di mantenerne uno. Così facendo, quell’unico che ti resterà ti sarà completamente pagato fino alla fine dei tuoi giorni. Quale tieni?

Intanto io non ho vizi ma solo buone abitudini, a volte ottime. Comunque una fornitura a vita di CD (ma vanno bene anche altri supporti) di musica potrebbe non dispiacermi.


2) Si cita sempre Hollywood (in casi rari, pure Bollywood) quando si parla di cinema. Ma tu non sei d’accordo e preferisci… ? Oppure sei d’accordo?

Sono un cinefilo distratto: a me piace soprattutto il cinema di genere e mi piace (o non mi piace) indipendentemente da chi me lo propone e dal formato (cinema, cartoni/anime, CGI). Mi irrita sentire parlare con disprezzo di "cinema americano" intendendolo soprattutto come hollywoodiano (e, ancora peggio, intendendo hollywoodiano solo come merda-che-parla-di-quanto-sono-buoni-gli-americani), senza tenere conto di produzioni indipendenti o altro. Le produzioni di Bollywood, invece, le ho sempre evitate ma, se qualcuno mi suggerisse un film horror o sf girato in quell'ambito e in cui non ballano e cantano, sarei ben disposto a una visione.


3) Gli artisti, spesso, si impicciano di questioni che esulano dal loro campo. Abbiamo visto il recente caso di Waters che non si fa i cazzi suoi sulla questione di Gaza, e non pensa invece alle proprie magagne… Tu senti di essere influenzato dalle loro battaglie, o te ne freghi e li segui solo per l’arte che producono?

Citi Waters, giustamente, che a breve sarà oggetto di un mio post (non tutto suo, però). Conosco le sue battaglie contro Israele e contro Trump e, in alcuni casi, mi sono sembrate più ossessive che equilibrate. Nonostante ciò io sono affezionato al musicista Waters, ex leader dei Pink Floyd, e alla sua musica.
Magari si trattasse di qualche altro musicista che ascolto con meno piacere, questi atteggiamenti potrebbero darmi fastidio e potrei perfino evitare di ascoltarlo (c'é talmente tanta roba che vorrei ascoltare che un musicista in più o in meno non sarebbe una grave perdita, compreso Waters per quello che è oggi).


4) Calcio o altro sport?

Sollevamento pinte. Specialità: doppio malto, rosse e scure. A ogni altro sport sono del tutto disinteressato.


5) Esiste un genere musicale che trovi dannoso oltre che inutile?

Negli anni sono diventato tollerante, perfino aperto, in ambito musicale. La musica trova il proprio ultimo significato nell'ascolto e ognuno ha il proprio orecchio e una propria capacità di ricavare significati da musica e testi. Ci sono generi musicali che personalmente trovo fastidiosi (quando non decisamente irritanti) ma, probabilmente, qualcun altro ne trae giovamento: ad esempio il neomelodico mi trova totalmente indisposto, ma anche il melodico italiano in generale non scherza un cazzo.


6) Un single malt o un rum agricole?

Qualche anno fa il secondo, ora il primo.


7) Se mi conosci un po’, sai quanto io ami il cosiddetto fumo lento. C’è qualcosa che ti incuriosisce o ti attrarre di questo mondo, quando leggi i miei post o vedi le foto?

Dei tuoi post mi piace la passione che trasmetti per quello che per te è sia un piacere che un lavoro. Ho provato col fumo lento, la pipa per un annetto una ventina d'anni fa, ma non fa per me: io sono schizzato tanto che _bevo_ le sigarette invece di fumarle.


8) Siamo (purtroppo per me) in piena estate. A cosa rinunci col caldo, e a cosa rinunci col freddo?

Non mi piace parlare in termini di rinucia: cerco di adattarmi, evitare di farne un dramma e mi limito a bestemmiare un po' nei momenti di maggior disagio. Comunque col caldo mi perde di consistenza il cioccolato e la nutella diventa brodo (messi in frigo diventano troppo duri e non vanno lo stesso bene), col freddo rinuncio a spostarmi in scooter per andare al lavoro e devo subire i fastidiosi esemplari del genere umano sui mezzi pubblici.


9) Il genere horror vive momenti altalenanti da sempre, ma ultimamente sembra godere di… ? Secondo te, buona o pessima salute?

La buona o pessima salute dipende da...? Distrubuzione? Produzione? Successo? Qualità? Non saprei proprio dire: mi limito a seguire autori e consigli di lettura e visione da chi se ne intende davvero. A volte posso non gradire, ma sono sempre curioso quando i suggerimenti sono ben motivati. 


10) A bruciapelo: un autore italiano di genere che tutti dovrebbero provare a leggere almeno una volta.

Massimo Carlotto. Il genere è il noir (mediterraneo).


11) Puoi passare una serata con un artista (vivo o morto, non ha importanza) che ami. Chi sceglieresti, e dove lo inviteresti?

Non ho mai avuto questo genere di trip e non mi sono mai posto la questione. Sarei curioso di fare quattro chiacchiere con Bowie, Barrett e Dick ma non necessariamente sulla loro produzione, giusto per cercare di capire le persone che stanno dietro ai loro lavori. Naturalmente li porterei in quache birreria con i tavoli di legno incisi dai frequentatori abituali.


Questa era la parte "semplice", Marco l'ha calibrata a mia misura, ora mi tocca passare alle domande da porre e alla vittima da designare.
Cominciamo da questa: nemmeno volendo potrei arrivare a undici nomine (anche perché i pochi blogger che frequento hanno già quasi tutti ricevuto la patacca) quindi, utilizzando il "metodo Siena", rifilo oneri & oneri a Michele Ricci di "Barbagamer Micro". :P
E, naturalmente, calibro le mie domande su di lui.

1) Qual è il tuo genere musicale preferito e quale il genere letterario preferito?
2) Considerata la risposta precedente, quale film riesce a combinare meglio i tuoi gusti?
3) Ci sono libri o film che sono all'altezza (non parlo di stretta aderenza, quanto di "atmosfera") dei giochi da cui sono tratti?
4) E, al contrario, da quale film si potrebbe trarre un gioco?
5) Cosa ne pensi delle correlazioni tra musica & satanismo, giochi & satanismo, horror & satanismo e sticazzi & satanismo?
6) I tuoi album hanno la copertina nera. Sei satanista?
7) Chi sono i tuoi riferimenti (generi o artisti) nella musica che componi?
8) Come ascolti la musica? Brani singoli, album per intero, discografie in ordine temporale?
9) Un titolo di qualsiasi cosa (libro, film, gioco) che è considerato universalmente una bruttura indicibile ma che, fanculo a tutti, a te piace e va bene così.
10) Quante ore ci vorrebbero in un giorno per stare dietro a tutto ciò che vorresti fare?
11) Hai un blog. Ora pensi di dare vita a un partito movimento blob politico?










venerdì 16 giugno 2017

Avere una musica in testa #2

Riesumo questa serie, iniziata e conclusa con un unico post nel gennaio 2011, innanzitutto perché capita spesso di avere una musica che ti si innesta nel cervello e non se ne va e poi perché il blog langue e per non farlo morire di morte naturale forse è meglio che scriva qualche cazzata ogni tanto.


Raouuuuuuuuuuuuuul
Raouuuuuuuuuuuuuul
Raoul and the Kings of Spain

Ogni tanto mi ritornano addosso, i Tears for Fears, e io mi lascio andare con piacere.

"Raoul and the Kings of Spain" (1995) è il secondo album dei TFF senza Curt Smith: in pratica è come se fossero i primi due album solo di Roland Orzabal (il primo è "Elemental", 1993) che hanno precededuto il suo "vero" album solo "Tomcats Screaming Outside" (2001).
Entrambi gli album hanno ricevuto ben pochi complimenti dalla critica ma, per un motivo o per l'altro, io sono piuttosto affezionato a tutti e due.

Smith e Orzabal, successivamente, si sono riuniti per fare un nuovo discreto album ("Everybody Loves a Happy Ending", 2004) e io mi aspetto sempre che, prima o poi, tirino fuori qualche altra sorpresa.

Intanto, da ieri, mi si è piazzata in testa questa. 




When the seventh of the seventh son
Comes along and breaks the chains
Raoul, Raoul, Raoul and The Kings of Spain

Making it plain, making it sane
To turn this loss into a gain 
Raoul, Raoul, Raoul and The Kings of Spain
Raoul, Raoul, Raoul and The Kings of Spain

Did you know your father was an island
Did you know your mother was the sea
Can we ever hope to seek asylum
From the bounds of fate and family

When the seventh of the seventh son
Comes along and breaks the chains
Raoul, Raoul, Raoul and The Kings of Spain

Making it plain, making it sane
To turn this loss into a gain
Raoul, Raoul, Raoul and The Kings of Spain
Raoul, Raoul, Raoul and The Kings of Spain

Did you know all mothers come from heaven
Did you know all fathers come from hell
That is why they're at sixes and seven
That is why their marriage isn't well

When the seventh of the seventh son
Comes along and breaks the chains
Raoul, Raoul, Raoul and The Kings of Spain

Making it plain, making it sane
To turn this loss into a gain
Raoul, Raoul, Raoul and The Kings of Spain

Raoul, Raoul, Raoul and The Kings of Spain


Roland Orzabal mi è sempre stato particolarmente simpatico, lo considero un ottimo autore in ambito rock/pop, e l'ho apprezzato ancora di più quando ho scoperto essere il produttore del primo album internazionale di Emiliana Torrini ("Love in the Time of Science", 1999). E voi sapete quanto io ami la Torrini.

Ma intanto ho in testa questa...

Raouuuuuuuuuuuuuul
Raouuuuuuuuuuuuuul
Raoul and the Kings of Spain



lunedì 22 maggio 2017

Letture seriali #7 - I "Corti Ucronici" di Alessandro Girola

Torniamo di nuovo a tampinare Alessandro Girola perché stavolta ha tirato fuori dal cappello una intera serie. E non solo.
La serie in questione si chiama "Corti Ucronici": i primi tre racconti sono già stati pubblicati (come sempre sono presenti in esclusiva sullo store di Amazon) e ve li presento a cappello della chiacchierata che faremo con Alessandro.


"Il Nero dei Rossi"  (Corti Ucronici Vol. 1)
"Due fascisti contendono la vittoria a un negro che gioca per i rossi. Nemmeno un romanziere saprebbe inventarsi un colpo di scena del genere": siamo all'olimpiade berlinese del '36 ed è Ian Fleming, inglese, a pronunciare queste parole rivolto a Charles Bruce Catton, storico americano. E' dai loro commenti alla gara di salto in lungo che possiamo ricostruire tutto il quadro ucronico di un mondo sull'orlo della guerra perchè la Russia comunista preme l'Europa mentre la Germania socialista si appresta a fare da cuscinetto con i paesi fascisti a sud e l'Europa libera a ovest, mentre la Confederazione schiavista americana e il Giappone in crescita stanno all'esterno ad osservare gli sviluppi. 
In poche pagine Girola, presentandoci veri atleti e veri politici dell'epoca, costruisce un mondo nuovo e plausibile e in un semplice gesto sportivo va a racchiudere la speranza che l'uomo, "senza colori politici o di pelle", possa vincere sulla catastrofe incombente.

"Aries 1" (Corti Ucronici Vol. 2)
"Voi americani non comprendete granché dei nazisti di seconda e terza generazione. Presto nessuno si preoccuperà di ciò che è successo agli ebrei. Diventerà una questione sorpassata e inutile da rivangare. Voi, per esempio, vi domandate cosa sia resta delle tribù di pellerossa che avete massacrato?". E' un astronauta tedesco che dice queste parole, il primo a mettere piede sulla Luna, almeno ufficialmente. 
Nel suo secondo corto ucronico, Girola riscrive la storia a partire dal secondo conflitto mondiale e ci presenta un mondo in cui USA, Reich e Cina si contendono la supremazia. Attraverso un'intervista che l'"Orgoglio del Reich" rilascia a un giornalista ebreo, con tutte le sfumature umane e culturali che ci possono essere tra un ebreo non praticante e un tedesco non in sintonia con le politiche del partito, lo scenario storico (un po' brutalmente esposto nelle prime pagine) diventa una sorta di spy-story nel contesto della distensione tra America e Reich nell'ottica del contrasto al pericolo nucleare rosso. 
Il racconto è, come sempre, curato nei dettagli e condito di riferimenti e ammiccamenti al "qui e ora".

"Supremacy" (Corti Ucronici Vol. 3)
Il terzo Corto Ucronico di Girola ci porta al cuore delle lotte per la supremazia razziale: oltre alla rivisitazione della figura messianica di un Malcom X, "Cristo della ZMS di Los Angeles", morto in circostanze diverse e nel corso di un cammino che aveva veramente intrapreso dopo il suo viaggio a La Mecca, la rivolta di Los Angeles del '92 porta all'isolamento dell'intera area che viene trasformata in un carcere carpenteriano. Il racconto delle vere circostanze dell'assassinio di Malcom X da parte di uno dei boss della Zona di Massima Sicurezza a un giornalista inglese apre una nuova prospettiva che pare condurre inevitabilmente alla polarizzazione delle diverse posizioni politiche radicali, pur armonizzate nei loro intenti per il mantenimento di un conveniente stato di guerra eterna, a dispetto del fatto che il sangue versato sia "sangue rosso. Non nero, né bianco. Rosso".


I primi quattro
Corti Ucronici
F.: Ciao, Alex. Bentrovato per l'ennesima volta. La prendo un po' larga. Non sei nuovo alle ucronie, sto pensando sia a "2 Minuti a Mezzanotte" (originale e reloaded), che a "Grexit Apocalypse", che a una raccolta di racconti di diversi autori che aveva come titolo "Ucronie Impure". Questa nuova serie in cosa si differenza dai precedenti lavori?

A.G.: Ciao Fabio, ben ritrovato e grazie per la rinnovata ospitalità. No, non sono nuovo alle ucronie. Anzi, una parte significativa della mia produzione è "inquinata" da elementi di storia alternativa, a volte solo accennati, magari degli easter egg o cose simili. I miei "Corti Ucronici" si differenziano dai lavori precedenti soprattutto per la mancanza quasi totale di elementi fantastici. Ho voluto scrivere racconti di "storia" pura, seppur alternativa, senza utilizzare fantasmi, alieni, zombie, supereroi o vampiri. Al limite troverete un po' di scienza alternativa, ma nulla di impossibile, nell'ottica delle nostre attuali conoscenze scientifiche.


F.: Per me l'ucronia rientra comunque nell'ambito della fantascienza o, almeno, della speculative fiction. Però non diciamolo a quelli che rifuggono la narrativa di genere. Come è scattata l'idea di questa serie?

A.G.: L'idea è nata come spin-off di un piccolo progetto che sto gestendo con degli amici scrittori, ovvero quello riguardante la prossima pubblicazione di una piccola antologia di racconti ucronici. Io ho scritto il mio pezzo in tempo breve, ma per farlo ho dovuto scegliere tra 3 o 4 spunti che mi parevano troppo interessanti per essere scartati e dimenticati. Così ho deciso di svilupparli, di trasformarli in racconti e di metterli su Amazon al prezzo di un caffè. L'antologia, invece, arriverà nelle prossime settimane e… sarà gratuita. Totalmente. 


F.: Non c'è collegamento tra un racconto e l'altro: possiamo dire che stavolta non ti sei accontentato di creare uno scenario ma ne stai proponendo un'intera serie: hai già pensato che qualcuno di questi potrebbe dare spunto ad altri lavori con la stessa ambientazione? Ad esempio, a me il mondo di "Aries 1" mi ha assai incuriosito e non sarei dispiaciuto di sapere come si risolve quell'avvicinamento tra Reich e USA.

A.G.: Ti svelo una mezza idea che mi frulla per la testa: dopo aver pubblicato altri due o tre racconti, mi piacerebbe far decidere a voi lettori su quale degli scenari già proposti tornare. In poche parole vorrei darvi la possibilità di votare quali "what if" riprendere, per scrivere un secondo racconto nel medesimo universo alternativo, ma con personaggi nuovi, diversi.


F.: E' un'idea interessante, oltre che simpatica, perché alza il livello del rapporto tra autore e lettori. Intanto sul tuo canale Telegram hai già anticipato le prossime uscite, "Führer David" e "Supremacy": ci puoi dire qualcosa di più?

A.G.: Visto che io sono lentissimo a rispondere alle interviste, nel mentre "Supremacy" è già uscito :P (n.d.r.: e, infatti, io ho aggiunto la mia recensione in testa all'intervista :P). Come sai è l'ucronia più moderna di cui mi sono occupato finora. È ambientata negli anni '90 e ucronizza due eventi: la famosa rivolta della comunità nera di Los Angeles del '92, e la vita di Malcom X. Quest'ultimo, nel mio racconto, non è stato ammazzato negli anni '60, bensì è arrivato vivo fino al già citato 1992, diventando il più importante leader afroamericano d'America. Finché una cospirazione opera per toglierlo di mezzo, scatenando una vera e propria guerra razziale...
"Führer David" nel mentre è diventato "Führer Bianco", e verrà pubblicato a breve. Si tratta della mia ucronia più particolare e delicata. Ti accenno qualcosa: a inizio degli anni '60 il blocco comunista ha scatenato la terza guerra mondiale, che si è però risolta senza l'utilizzo delle atomiche (tranne una). La Germania è stata conquistata dai sovietici e dalla DDR e il nuovo armistizio è stato concordato lungo i confini francesi. Dieci anni più tardi, in un mondo in costante equilibrio tra una pace fatta di spie e una nuova guerra, un terrorista misterioso colpisce diverse repubbliche socialiste del blocco est. Si fa chiamare Führer Bianco e, come scoprirà un capitano della STASI, prima di diventare "il cacciatore di comunisti" era un giovane cantante inglese di grande talento, sparito nel nulla: David Jones. Ti dice nulla il suo nome? :) 


F.: Mi dice qualcosa sì, accidenti a te. Dovrò prendermi dei calmanti per leggere le sue gesta alternative, mi sa. :D Più in generale, come è stata l'accoglienza di questa serie?

A.G.: L'accoglienza è stata buona per il primo e il terzo racconto, eccezionale per il secondo, "Aries 1", che parla (come hai già detto) dell'allunaggio nazista. Mi aspettavo qualcosa del genere, perché le "care", vecchie SS tirano sempre parecchio, così come tutti i racconti e romanzi che le riguardano. Sarà il fascino del male? Chissà… Confido e spero che "Führer Bianco" verrà accolto altrettanto bene.


F.: Seguendo il tuo blog si nota che, da un po' di tempo, il "what if" spadroneggia e che, dietro a post e racconti, c'è un enorme lavoro di documentazione. Ma tu lo sai che "la storia non si fa con i se"? :D

A.G.: Nel caso non me lo ricordassi, ogni tanto c'è qualche lettore (evidentemente ignaro di cosa siano le ucronie) che mi fa dei simpatici promemoria :) Comunque sì, sto usando il blog per pubblicare parte del lavoro di documentazione che sto accumulando per scrivere questi racconti. Credo che siano argomenti interessanti, magari un po' diversi dalle mie solite tematiche, ma comunque coinvolgenti. Ti prego, confermami che è così :D


F.: Te lo confermo senza dubbio anche perché siamo qua a parlarne. :D 
Battute a parte, prima accennavi a un'antologia con corti ucronici di autori diversi? Ci puoi fare qualche nome? 

A.G.: C'è questa antologia, sì, e credo che verrà anche una bella cosa, perché prenderà in considerazione diversi modi di intendere il genere ucronico. Autori? Preferisco mantenere il segreto, per non fare torto a quelli che non citerei. Comunque ti consiglio di cercare tra gli stimati colleghi con cui interagisco più spesso, sia sul blog che sui social network :)


F.: Grazie per la consueta disponibilità, Alex. A presto. :)

A.G.: Grazie a te per la chiacchierata, e per avermi dato modo di spiegare meglio il progetto dei "Corti Ucronici". :)


Il blog di Alessandro Girola
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I "Corti Ucronici"
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lunedì 8 maggio 2017

In viaggio con me stesso

 
Il 29 aprile, presso la Bibioteca Artemisia di Bresso, si è tenuto un incontro con alcuni ospiti del Centro di Accoglienza di Bresso gestito dalla Croce Rossa Italiana.

Si è voluto dare voce a quelle persone "che arrivano con i barconi" che, negli ultimi mesi, hanno partecipato ad un laboratorio di scrittura e discussione organizzato dalla CRI e curato da docenti volontari e operatori che mi pare giusto citare per esteso qui: Laura Corbella, Antonio Galli, Federica Meloni, Ervis Curri e Marco Pinto.

Il risultato di questi laboratori è stato il volumetto "In viaggio con me stesso" nel quale i migranti raccontano la loro esperienza di fuggitivi non con lunghe storie romanzate ma con aneddoti di quella vita reale che li ha condotti ad essere "migranti" e richiedenti asilo.

A quell'incontro in biblioteca queste persone si sono rese protagoniste leggendo stralci delle loro storie contenute nel volume.
Li senti raccontare, in un italiano a volte stentato, le loro storie, le loro vite, che hanno un prima e un dopo (a marcare la linea c'è la devastazione), e ora vivono in un presente sospeso e incerto.
E hanno sogni, che sono quasi gli stessi sogni che hanno i ragazzi della loro stessa età, l'età di mio figlio, e che hanno vissuto in un mondo "sicuro".
E sorridono, ora.
Ma anche solo per tirare fuori da dentro le loro storie da raccontare hanno dovuto rivivere i loro dolori, i loro morti, i loro viaggi su deserti di sabbia e di acqua. E riescono a farti sentire addosso tutto quanto.
Provare ad ascoltarli direttamente, invece di spargere le proprie paure sui problemi, può farti magari aprire un po' gli occhi. E, se sei davvero un essere umano, magari te li riempie di lacrime.

Il volume, edito dalla Croce Rossa Italiana, era disponibile all'incontro a offerta libera e non so se sia ancora reperibile (non ho trovato traccia in rete che sia in vendita da qualche parte: al limite si può provare a contattare la CRI e chiedere a loro).

Restando sul tema è, invece, sicuramente disponibile "Favole migranti", altro volume che nasce dal mondo dell'associazionismo nel quale vengono raccolte favole di alcuni autori italiani e il cui ricavato andrà per intero alle associazioni che si occupano di giovani migranti.

Vi rimando alla penna di Giulietta Iannone e al suo post di presentazione di "Favole migranti" sul blog "Liberi di scrivere".

Per l'acquisto, invece, potete andare qui (Amazon).








mercoledì 3 maggio 2017

Andiamo anche su Telegram

Telegram è una app che ha qualche pregio e caratteristica in più rispetto alla maggiormente utilizzata WhatsApp: sicurezza, bot, canali, invio di qualsiasi file, stickers, ecc.

Tra queste, esiste la possibilità di creare canali personali attraverso i quali una singola voce raggiunge più orecchie (di quelli che sottoscrivono volontariamente il canale).

Questi canali si possono considerare dei validi sostituti per le vecchie e consunte mailing list: il vantaggio offerto dalla app è la notifica istantanea (che comunque ogni utente può silenziare) e il fatto che i post siano memorizzati in cloud senza che nessuno (né chi invia, né chi riceve) perda spazio prezioso sui propri strumenti.
La lista dei membri è visibile solo al creatore del canale e nessuno sa di nessun altro.

Avendo già sottoscritto qualche canale ed essendo uscita una interessante discussione su facebook, ho deciso che era ora di fare una prova diretta e così, nel giro di qualche secondo, ho creato il canale (pubblico) di Runneapolis. Eccolo:

Runneapolis Telegram
@runneapolis

Non ho ancora idea di come utilizzarlo: a parte il diffondere i miei non frequenti post, potrei magari mandare ogni tanto qualche proposta di libri e musica oppure segnalare post interessanti di altri blogger. 
Se vi va di provare, iscrivetevi, altrimenti amici come prima.

Ah, naturalmente occorre installare la app Telegram, disponibile presso i vostri abituali store. La pagina web di Telegram vi può aiutare anche a fare questo semplice passo.


Già che ci siamo, vi lascio qualche canale interessante (e, magari, terrò aggiornata la lista).

Plutonia Telegram 
@plutonia [iscrizione]
Il canale di Plutonia, blog di Alessandro Girola.

Fabrizio Borgio 
@FabrizioBorgio [iscrizione]
Il canale di Fabrizio Borgio, autore di cui si è parlato spesso qui.

Avvisi Mezzi di Milano 
@avvisimezzidimilano [iscrizione]
Il canale non ufficiale per gli avvisi in real time della situazione della Metro, che utilizza come fonte l'account Twitter di ATM. 

lunedì 1 maggio 2017

Honey Venom

Era da un po' di tempo, cioè dall'uscita del primo volume di Honey Venom (Nero Press, 2015), che avrei voluto scriverne ma, non essendo il fumetto il mio campo (li leggo ma non ho la finezza e le conoscenze necessarie per affrontare l'argomento da un punto di vista tecnico) non sapevo bene come affrontare la questione. 
D'altra parte i fumetti sono storie, hanno una narrazione, per cui direi che, dopo avere recuperato anche il secondo volume (Nero Press, 2017), posso anche sbilanciarmi a scrivere un post tutto dedicato a Honey & Elyss (chè se lo meritano, insieme a Spectrum, loro pregevole disegnatore e narratore di estrazione indie).

Honey Venom su pile (foto di Fabio R. Crespi)

Come potete immaginare dalle copertine, il fumetto si rivolge a un pubblico adulto.
Vabbè, dai, non diciamo cazzate.
Però si rivolge sicuramente a un pubblico maturo, non tanto per lo scollacciamento (eufemismo! :D) delle due nostre eroine, quanto perché nelle loro avventure Spectrum va a toccare temi e a tratteggiare situazioni che offrono la possibilità di mettere un po' in moto il cervello.

Honey Venom (detta anche Rossa o Roscia) e Elyss (detta anche Lentiggini) vivono nel Bosco Semprebuio e sono, la prima, una strega assassina e, la seconda, una mezza vampira. Sono anche innamoratissime l'una dell'altra, la qual cosa è un problema nel loro mondo fiabesco e oscurantista che sta su una linea temporale diversa dalla nostra e in un tempo assoluto anteriore al nostro.
Tra vescovi troppo cresciuti, guardie mascellute e popolino bigotto, il lato demoniaco delle nostre eroine è ben poca cosa: come non parteggiare per loro quando, dall'altra parte, il mondo si è organizzato per rappresentare disvalori quali intolleranza e fascismo, ignoranza e sopruso, un mondo dai tratti ben riconoscibili e tristemente attuali?
Un grosso plauso, quindi, a Spectrum che ci racconta le storie dell'oggi condendole di violenza e sangue, orrore e religione (spesso sono concetti coincidenti), sesso e pornografia, in nome della libertà di amare e dell'amore per la libertà. 

Nota: sì, c'è pornografia nel senso classico del termine ma le nostre ragazze non sono come le eroine passive dei vecchi fumetti e, anche questo, va a merito dell'autore. Personalmente trovo più pornografia in certe manifestazioni pseudopolitiche isteriche e autocompiacenti che si fanno bandiera di varie superiorità assortite (di razza, di sesso, di religione, di onestà, ecc.) e nei loro seguiti sbavanti slogan. 
Poi, per carità, una volta avvisati che nel fumetto fanno sesso esplicito sta a voi decidere se leggerlo oppure no.

Non per tutti, quindi: astenersi bigotti a strascico, fideisti di ogni natura e animi sensibili.


Honey (sopra) e
Elyss (sotto)
Spectrum: "Honey Venom"
(Nero Press, 2015-2017) 

>>> "La cosa che striscia dall'inferno" [link]
>>> "Bitchwitch" [link]


Honey Venom in rete

>>> Il blog di Spectrum [link]
>>> La pagina Facebook di HV [link]
>>> Spectrum (l'imbrattacarte) su Google+ [link]



Un ringraziamento a Spectrum per la dedica "sulla fiducia" sul secondo volume e a Stefano che è giovane e gira per le fiere del fumetto con la lista di quello che deve recuperare per papà.

Grazie!

lunedì 24 aprile 2017

Letture di primavera

(foto di Fabio R. Crespi)
Eccovi un'altra manciata di letture dell'ultimo periodo.
L'immagine di accompagnamento al post è assolutamente slegata dai lavori di cui vi parlo però posso assicurarvi che è stata scattata in primavera (25 marzo).


Jennifer Marie Brissett: "Elysium"
(Zona 42, store vari)
Una storia narrata a frammenti non lineari, una storia di invasione e apocalisse, di realtà mutabili, di personaggi che si raccontano nelle loro molteplici rappresentazioni, una storia d'amore: "Molte cose le passarono per la mente negli attimi in cui si andava spegnendo, soprattutto il ricordo di Antoine sospeso da qualche parte nei cieli: il suo compagno di sempre, il suo amico, il suo amante, suo fratello, suo padre, suo figlio. Antoine". Una realtà che si rivela lentamente e uno scontro tra razze diverse che dipinge, in fondo, lo scontro da sempre in atto tra uomini e uomini, fatto di guerre e menzogne, verità e negazioni, prese di coscienza e sopravvivenza. Menzione speciale al Premio Philip K. Dick, non per caso. Da leggere.


Claudio Chillemi e Paul Di Filippo: "Orrore a Gancio Rosso"
(Acheron Books, store vari)
Dopo essermi dato una rinfrescata sugli orrori di Red Hook di Lovecraft, ho affrontato questa ideale continuazione ad opera di Chillemi e Di Filippo. Il protagonista è un Joe Petrosino alternativo a quello della nostra realtà: è stato al seguito di Garibaldi con i Mille e non ha trovato la morte nell'attentato di Palermo ma è arrivato all'età della pensione, giusto per essere sguinzagliato dal proprio capo all'inseguimento di un mistero che collega gli eventi di Red Hook al quartiere Gancio Rosso di Palermo. Con un occhio al De Vermis Mysteriis e l'aiuto di due fratelli, uno poliziotto e l'altra "maga buona", Joe si trova ad affrontare un suo antico avversario, a capo di "una lurida torma" in procinto di attraversare la barriera che separa i mondi per dilagare nel nostro. Tra mummie, ganci insanguinati, cripte e location ultramondane, gli orrori lovecraftiani impazzano anche a Palermo mentre, sullo sfondo, l'Italia fascista celebra l'amicizia con l'alleato tedesco.


Christian Sartirana: "La Gente della Marea"
(Nero Press, store vari)
"C'è qualcosa di sbagliato nel mare di quella zona". Il protagonista conosce storie che, da giovane, gli erano state raccontate dalla nonna: la Gente della Marea, "la Gente antica", ha sempre visitato gli abitanti di Bosa, sperduto paese sulla costa sarda. E dalla Gente antica ci si doveva tenere alla larga. Edo lascia la Sardegna e ci torna dopo una ventina d'anni: di Bosa non c'è traccia sulle mappe e ci si deve affidare alla memoria e a un albergatore che lo invita a tenersi lontano da quel posto ormai semi inghiottito dal mare. Ma Edo e sua moglie Sonia ci arrivano solo per scoprire un paese corrotto da sabbia e mare, "geometrie incomprensibili" e una vegetazione di colore strano: "una sorta di timore superstizioso, il senso di gelo suggerito da un orrore antico" è l'avvisaglia che quelle vecchie storie traggono origine da orrori ai quali non ci si dovrebbe avvicinare, pena il perdere di vista sia gli affetti che la propria sanità mentale.


Stefano Telera: "Prima della piena"
(Nero Press, store vari)
Una classica ambientazione gotico rurale: in un paese isolato ("Con orgoglio, qui si dice, che è molto più facile arrivare al paese che uscirne"), sul quale incombe il pericolo del cedimento di una diga, arrivano un ingegnere in disgrazia e la moglie. Mentre il primo si assenta sempre più per scongiurare il crollo e la conseguente inondazione, la seconda si trova a scoprire un mondo fuori dal tempo dove un cultura di tipo naturalistico e i miti del folklore dettano un ciclo di vita particolare. L'orrore cresce di pagina in pagina e al ritmo delle acque che si alzano sempre di più e, alla fine, si aspetta solo che sia finalmente la natura stessa a cancellarne le tracce: "La prossima piena spazzerà tutto in gorghi insondabili, compresi i macabri orrori che ci circondano".  


Ilaria Pasqua: "Danger"
(Sad Dog, store vari)
Un uomo, non esattamente un vincente, e Sonia, la sua amata macchina, si ritrovano a fare tappa in un paesino strano, in mezzo al deserto. Strano il paese e strani i suoi abitanti, strani i comportamenti e le visioni: "A volte non gli sembrava di essere vivo, si sentiva un fantasma in un mondo di invisibili presenze". Un racconto onirico, quasi psichedelico, in cui la realtà sembra ribaltarsi e sfuggire, confondersi a sogni e tempi passati, fino a lasciare il protagonista prigioniero al di fuori della realtà stessa.

martedì 18 aprile 2017

Letture Uno-Due #7: Paasilinna, Novel, Girola

(foto di Fabio R. Crespi)
Settimo giro di letture "Uno-Due" (un autore, due letture): mi sono finalmente deciso ad affrontare Arto Paasilinna con un paio di titoli. Poi sono andato sul sicuro con Fabio Novel e Alessandro Girola.


Arto Paasilinna: "L'allegra apocalisse"
Iperborea (store vari)
E' il primo libro che leggo di questo autore e, come approccio, è stato più che soddisfacente. La storia è abbastanza semplice: mentre il mondo prende ad andare a puttane, nella profonda provincia finlandese si va ad aggregare una comunità utopica che trae origine da un lascito testamentario. Una comunità isolata, praticamente autarchica, riesce ad attraversare indenne un periodo autodistruttivo della razza umana fino a trovarsi ad affrontare la definitiva apocalisse rappresentata da una meteora che sta per impattare sul pianeta.
Con mano leggera e un senso dell'umorismo tra l'ironico e il surreale, Paasilinna ci porta ad empatizzare con tutti i suoi personaggi, uomini o orsi che siano.

Arto Paasilinna: "Il figlio del dio del Tuono"
Iperborea (store vari)
Dimenticati dagli uomini, gli dei finnici decidono che è il momento di riconvertire gli uomini dalla fede cristiana e dall'ateismo ai riti ancestrali e inviano Rutja, figlio del dio del Tuono, in missione tra loro. La discesa su un fulmine e lo scambio del corpo con il dimesso agricoltore-antiquario Sampsa Ronkainen, uno dei pochi rimasti fedeli agli antichi dei per tradizione familiare, sono il punto d'inizio dell'avventura di Rutja che deve innanzitutto imparare a essere un uomo, con tutte le complicazioni della vita reale. E Paasilinna, con gran senso dell'ironia e tocchi surreali, non risparmia nulla su tutto quello che concerne la vita reale: rapporti tra persone, burocrazia, istituzioni, religione, salute. Propiziata da condizioni di inerzia ideale, la missione del figlio del dio del Tuono procede come una valanga silenziosa fino alla sua conclusione: agli uomini restano dei comandamenti "naturali" e una nuova sanità mentale ("i Finnici sono l’unico popolo al mondo tra il quale non ci sono matti"), a Rutja la ricompensa celeste tra le braccia di Ajattara, "la dea dalla bellezza incantatrice".


Fabio Novel: "Magda"
Autoproduzione (disponibile su Amazon)
Il "tormento reale e profondo" degli anni di una gioventù wertheriana richiamata alla memoria da una vecchia foto.
Il corso di un fiume, il fiume della vita, che viene cambiato da un incontro con una ragazza, Magda, appena un attimo prima che il protagonista affidi a un salto dalla rupe il proprio destino. Un incontro d'amore e un piccolo salto quantico verso una nuova esistenza grazie a qualcuno che squarcia il velo tra folklore e realtà lasciando di sè solo un'immagine su quella vecchia foto.

Fabio Novel: "La prima pietra"
Delos Digital, ex Edizioni Imperium (store vari)
"Stiamo perdendo anche la nostra gioventù, irretiti da una rabbia di una forma di Islam che non ci appartiene": viene messo in luce il contrasto tra una visione religiosa moderata, disposta "ad accettare cambiamenti derivanti da una moderata modernità, ma non dell'arretratezza del fanatismo", e la follia della jihad. Una delicata storia d'amore ambientata in una provincia tuareg del Mali che sta per soccombere all'onda dilagante di fanatismo e dove la religione si rivela, ancora e sempre, semplice pretesto per ragioni di potere e per vendette personali. La prima pietra deve essere "non troppo aguzza, non troppo smussata. La giusta misura a versare il giusto sangue". E il sangue versato, come sempre accade in questo genere di situazioni, non è mai quello giusto.


Alessandro Girola: "Teurgia di San Febo" (ciclo "Italia Doppelganger)
Autoproduzione (disponibile su Amazon)
Girola ci offre un altro giro nella sua alternativa "Italia Doppelganger": stavolta ci porta in un paesino sperduto della provincia cuneese dove si professa il culto di San Febo Teurgo, monaco errante del 1600 in odore di eresia. Il protagonista è un dirigente di una emittente nazionale il cui figlio soffre di un tumore al cervello. "In certi momenti ci si aggrappa a qualsiasi illusione" e quando la scienza non può dare speranza ecco aprirsi la prospettiva di rivolgersi a santoni vari. E. in un buon racconto horror, il santone, come ci si aspetta, non è un truffatore come nella realtà ed esige il suo prezzo.
E' interessante come Girola ci suggerisca a contorno tante cose: ci parla della profonda provincia dove ci si guarda in cagnesco da un paese all'altro, ci accenna al mondo della televisione (alla "TV dello sdegno" e del populismo dell'italiano medio che "preferisce rivolgersi a voi che non a un magistrato"). Girola non fa salvo nessuno, e in questo è sempre apprezzabile, perchè la realtà è complessa e le scelte che una persona compie non è detto siano dettate da un'etica del bene o del male assoluti.

Alessandro Girola: "Il tour" (ciclo "Italia Doppelganger)
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Traendo ispirazione dalla vicenda del mostro di Firenze, Girola ci trascina, questa volta, in un tour tutto brianzolo: un giornalista percorre i luoghi cardine di alcuni delitti commessi anni prima in compagnia del magistrato che mandò in galera i due presunti assassini seriali. A ogni tappa si inquadrano particolari che definiscono un quadro sempre più divergente da quella che fu la "versione ufficiale". E, a conclusione del tour, il chiarimento pone tutta la vicenda nella sua naturale collocazione, in quell'Italia misteriosa e orrorifica che viene denominata dall'autore "Italia Doppelganger": "Psichiatria, neurologia, fisica e alchimia si mischiano e si completano, soprattutto per queste persone dal cervello libero da pregiudizi morali e religiosi, che sono quindi capaci di tutto. Le capacità umane hanno pochi limiti, per chi non se li pone".


I post precedenti della della serie "Letture Uno-Due".