mercoledì 7 dicembre 2016

Il lettore e la nebbia delle recensioni

(foto di Fabio R. Crespi)
Parlare di recensioni non è semplice per diversi aspetti ma soprattutto perché ci sono prospettive diverse tra autore e lettore sull'argomento e l'unico modo di procedere, per me, è farlo attraverso la mia esperienza di lettore.

Dopo essere passato al digitale (per non sentire più la puzza della carta) ho cominciato a comprare su diversi store per approdare, infine, ad Amazon per via di alcune "esclusive" (una politica che mi sta abbondantemente sul cazzo ma, se voglio leggere l'autore X, lì devo comprare). 
Alla fine, per comodità e per la buona organizzazione di Amazon (che, in più, mi dice "Pirla, guarda che quello l'hai già comprato" - magari ora lo fanno anche altri store), mi sono sistemato lì nonostante la compatibilità col mio formato ideale.

E' stato poi parlando con gli autori che ho comiciato a farmi un'idea del valore delle recensioni, in particolar modo per le produzioni indipendenti, e ho cominciato a lasciare tracce su Amazon, una cosa nuova per un lettore di vecchia data, abituato a comprare pagine fisiche, che non è mai tornato in libreria per recensire le proprie letture. E', di fatto, un punto di vista nuovo per il lettore nel suo rapporto con la lettura e, per estensione, con gli autori. 
A quel punto ho anche cominciato a considerare con più attenzione le stesse recensioni presenti su Amazon e ho verificato che il sistema è decisamente fallato: esistono recensioni che si comprano a mazzi, esistono recensioni che vengono inserite da amichetti (quelli che hanno in carnet una sola recensione: quella), esistono recensioni dei controamichetti (autori, editori, odiatori, scassaminchia assortiti), esistono recensioni che parlano dell'imballaggio e non del contenuto (questo vale soprattutto per gli oggetti fisici), esistono recensioni di gente che non sa cosa compra e nemmeno cosa cazzo legge di solito ("pensavo fossero vampiri e invece è horror", "non è quello che sono abituato a leggere"), esistono i pulsanti  del "mi piace"/"non mi piace" sotto le recensioni (più usato il secondo per togliere valore sia al lavoro dell'autore che, in seconda battuta. al recensore - esiste anche una classifica dei recensori -).
E' la nebbia delle recensioni e il lettore sta lì e non capisce a cosa cazzo serva lasciare due parole sensate in mezzo a tanta merda.

Proprio oggi, sul solito gruppo facebook dedicato alla lettura, ho colto il commento di un amico che ha affermato di non lasciare recensioni o stelline per pigrizia. L'autore ha ringraziato lo stesso ma, da altre parti, quell'affermazione è stata interpretata come una forma di scortesia.
Poiché penso che il mondo della letteratura di genere sia già fin troppo piccolo e spesso rovinato da ostilità, un dualismo che contrapponga lettori e autori lo renderebbe ancora più chiuso e invivibile.

Certo non è un obbligo lasciare un commento (magari qualcuno potrebbe anche non considerarsi all'altezza di commentare, o avere limiti di scrittura, o anche solo non avere voglia) ma, da quanto ho potuto constatare, lasciare un commento avvicina, in qualche modo, all'autore. Ed è un atto di gentilezza, merce rara di questi tempi.

Da parte mia, ho preso questa abitudine di lasciare i miei sproloqui su Amazon (e riportarli poi anche sul blog), seguendo alcune regole che mi sono dato.
- Un autore, soprattutto se autoprodotto, lo si supporta anche lasciando un feedback pubblico
- Va lasciato un commento su quello che si è gradito: è inutile lasciare feedback negativi da una, due o anche tre stelle (in soli tre casi ho lasciato tre stelle, col significato di "vale la pena leggerlo ma non mi è piaciuto del tutto" e non sono convinto di avere fatto bene) 
- Va lasciato un commento sensato, che invogli un altro lettore a comprare e leggere quel libro
- Va lasciato un commento sintetico perchè siamo in un mondo di gente che legge solo i titoli
- Non ci si deve aspettare nulla in cambio di una buona recensione: è già parte di un circolo virtuoso e va bene così.

Lasciare due parole non è un grosso sforzo e non ha controindicazioni (o meglio, al momento non ne ho riscontrate).

Buone letture. :)


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