lunedì 21 novembre 2016

Distopie prossime venture

(foto di Fabio R. Crespi)
Il referendum istituzionale di imminente svolgimento ha scatenato, come qualsiasi evento di coinvolgimento nazionale quali regate e partite, l'isterica adesione di massa a uno o all'altro degli schieramenti che paiono contendersi la bandiera di salvatore della democrazia, della patria, della vita, dell'universo e tutto quanto.

Tra visioni apocalittiche di banchieri alieni e migranti clonati e sensi di straniamento dovuti al sentirsi imbecilli davanti alle implausibili argomentazioni di chi nella vita sembra una semplice persona qualuque ma che, in realtà, ha sempre celato a tutti la propria competenza da giurista costituzionale, mi sono imbattuto in un paio di racconti che illustrano due (tra le 42 possibili) distopie prossime venture.


Alessandro Girola: "Vox Populi Vox Dei"
(autoprodotto, disponibile su Amazon)
Dopo avere affrontato la "Grexit Apocalypse" (cfr, questo post), Girola torna a giocare in maniera intelligente con la fantapolitica e ci offre questo veloce quadro distopico in cui immagina cosa succederebbe se un gruppo politico di stampo populista ed eterodiretto da uno pseudofilosofo tecnologo prendesse potere in Italia. Gli ingredienti della storia sono già tutti disponibili ora e la bellezza della fantascienza di questo tipo è immaginare uno dei possibili sviluppi della realtà odierna.
La fantascienza non fa previsioni, non è il suo compito: la fantascienza ti costringe a mettere a fuoco il presente e a riflettere. Poi, qualche volta, ci prende pure: speriamo vivamente che non sia questo il caso perchè distopie di questo genere paiono proprio essere a portata di mano.


Giovanni Lopriore: "Il fronte del NO"
(autoprodotto, store vari)
Prendete vari protagonisti della seconda repubblica, rendeteli caricaturali e poi immergeteli in un contesto orwelliano di decrescita (in)felice. Sono risate amare quelle che fanno da sfondo alla lettura di questo breve racconto che, forse, potrebbe anche essere accusato di parzialità ma ha il pregio di evidenziare alcuni di quei macroscopici difetti che molti si rifiutano di vedere. Non fatene una questione solo politica e concedetevi qualche risata (prima che si avveri quanto descritto).



Per rimanere in tema di distopie, l'amica Selene ha postato su facebook un interessante video sul tema prodotto dall'organizzazione no-profit TED che si occupa di diffondere idee sotto forma di materiali multimediali, una piattaforma per rendere la conoscenza disponibile a tutti.

A questa pagina trovate la videolezione "How to recognize a dystopia" di Alex Gendler.

Il senso del video è quello di un avvertimento: ecco cosa _può_ stare alla base del tuo mondo ideale, quindi allarga la tua visione e chiediti sempre se la tua utopia non celi, in realtà, una distopia. 
Nel video la distopia è rappresentata sia come espediente letterario, sia come forma sociale applicata da diversi regimi (di ispirazione religiosa o politica). Questo ci porta all'attuale narrazione dei contemporanei populismi che presentano le loro personali visioni utopiche come soluzioni politiche, visioni generalmente non inclusive (noi/voi, muri, ruspe, isolamento culturale, tradizione contro progresso, guerra tra religioni) e, di fatto, già definibili come distopie con tanto di folle di fedeli inneggianti al nuovo assetto.
Siamo, purtroppo, di fronte a un grosso deficit educativo e culturale: la pigrizia mentale e la perdita del senso critico prevalgono sul pensiero strutturato, il mondo reale viene rappresentato in forme elementari sfrondate da una qualsiasi complessità e le soluzioni ai problemi che si vogliono vendere al "popolo" sono altrettanto semplicistiche e prive di solida razionalità.
Di fatto la distopia è già qui.


Link utili
>>> TED - Ideas worth spreading [link]
>>> TED Ed - Lessons worth sharing [link]








mercoledì 16 novembre 2016

Ultime letture sparse

Particolare di bici colorata
Non c'entra nulla col post ma mi piace
(foto di Fabio R. Crespi)
Come scrivevo poco fa su un gruppo facebook in un thread aperto da Alessandro Girola, leggo sempre meno causa troppe distrazioni e poco tempo (e per avere cambiato le mie abitudini da pendolare preferendo l'utilizzo dello scooter a quello dei mezzi pubblici che erano la mia sala da lettura).
Queste "ultime" letture vanno da quest'estate a ieri: d'ora in poi mi toccherà impegnarmi di più (e, magari, cazzeggiare meno).


Fabio Novel: "L'Asilo"
(autoprodotto, diponibile su Amazon)
Un racconto breve nel quale viviamo quello strano senso di estraniazione di Daniele nel suo nuovo asilo e subiamo la nevrosi della madre per il figlio che deve essere sempre al top, che deve piacere. Le motivazioni ci vengono rivelate solo alla fine ma il meccanismo, in realtà, si limita a smascherare l'artificiosità di certi modelli educativi. E, come in ogni buon noir, l'amarezza e l'ineluttabilità della realtà resistono anche alle prese di coscienza e ai tentativi di riscatto.


Massimo Mazzoni: "Pagine sporche"
(autoprodotto, diponibile su Amazon)
Anni '80, gli anni del superamento delle ingenuità e della crescita per i protagonisti di questo veloce racconto, due ragazzini vessati dal bullo di turno. Una storia che comincia proprio con una fuga dal bulletto e, passando per le "pagine sporche" di un giornaletto pornografico (edizione speciale, però), arriva allo scontro con il vero mostro: un blob, ingenuamente identificato come il punitore degli atti impuri commessi. Divertente, splatter e citazionista, il racconto pare narrato con un leggero sorriso sulle labbra a sottolineare la nostalgia per un immaginario fantastico che si è vissuto in prima persona, quando gli orrori prendevano la forma di mostri da film (o da fumetto) che si potevano battere semplicemente "alzando il volume" della propria fantasia.


Alessandro Girola: "Il testamento di Gionata Hutter"
(autoprodotto, diponibile su Amazon)
I vampiri tornano ad essere davvero vampiri, brutti e cattivi, in questa storia di Alessandro Girola ambientata nella campagna lodigiana e parte di quel suo grande quadro nel quale, dietro alle apparenze del mondo reale, si annidano anfratti di orrore, Italia Doppelganger.
Inoltre il famelico vampiro che il protagonista si trova ad affrontare, questo lampir, viene arricchito, rispetto alle classiche immagini di genere, di tratti originali ed è bravo, quindi, l'autore ad andare oltre omaggi e suggestioni per regalarci un nuovo mostro. Un mostro vero, un vampiro che, finalmente, torna a fare paura.


Marco Siena: "Amsora"
(autoprodotto, diponibile su Amazon)
Marco Siena ci riporta ancora una volta agli anni '90 e ancora una volta nella campagna emiliana, a Pioppeto dell'Argine (presumibilmente non lontanissimo da Presello). E ancora una volta i protagonisti sono i ragazzi, diciottenni da poco, quelli strani che preferiscono la musica al calcio, con i capelli lunghi e la passione per i film horror. Come sempre è tutto molto vivido e come sempre le leggende si trasformano in mostri e la festa diventa orrore. Tra omaggi evidenti a musica e film, citazioni e dediche, l'amsora (il falcetto) di Marco Siena riesce a colpire il lettore.


Per uscire dai miei soliti canoni e considerando l'imminenza del referendum costituzionale che ci ha costretto a subire il martellamento politico più idiota e improponibile da sempre da parte di favorevoli e contrari, vi propongo una lettura non urlata, con una pacata esposizione dei fatti, dei pro e dei contro. Poi ognuno decida per sé.

Marco Passarello: "Guida al referendum costituzionale"
(Delos Digital, store vari)
Un guida utile per potere, innanzitutto, sapere di cosa si sta parlando (la costituzione italiana e il testo della legge costituzionale sono riportati per intero) e con una parte dedicata alle ragioni per il Sì o per il No, esposte senza prendere le parti di uno schieramento o dell'altro, e alle conseguenze di un eventuale cambio di assetto istituzionale. E' un buon testo dal quale cominciare ad affrontare l'argomento e costruirsi un'idea in proprio prima di eventualmente passare a letture più dichiaratamente schierate.


Colonna sonora del post
Solex: "One Louder Solex" (da "Solex vs. The Hitmeister", 1998)


mercoledì 2 novembre 2016

Musica da viaggio #2

(foto di Fabio R. Crespi)
Come scritto qualche mese fa (cfr. questo post), quella che chiamo "musica da viaggio" non è un particolare tipo di musica adatta esclusivamente a viaggiare ma quello che ascolto quando sono in macchina su percorsi lunghi: quindi quello che rientra in questa mia particolare accezione potrebbe non essere quello che vi aspettate. Ma facciamo che questo sia un vostro problema e non un mio problema. ;)

Abbiamo girato tre giorni per le Langhe: c'eravamo stati in primavera ma i posti ci erano piaciuti talmente tanto da doverci tornare. Così, mentre l'altra volta eravamo stati solo nella zona del Barolo e al Castello della Manta, stavolta abbiamo girato le zone del Roero e del Barbaresco, percorso la Via del Moscato, fatto un pezzo di Valle del Belbo (siamo arrivati a Santo Stefano Belbo), siamo tornati nella zona del Barolo e abbiamo visto una mostra su Balla alla Fondazione Ferrero ad Alba (dove eravamo di base in un B&B in zona centrale). 
E abbiamo mangiato bene e bevuto meglio. 
E abbiamo idea di tornarci ancora.

Ma torniamo alla musica. Siamo partiti belli carichi da Milano ascoltando la prima parte dell'ultimo live dei Within Temptation e poi siamo passati a "Past Masters" dei Beatles.
In loco abbiamo goduto del sottofondo di Savages, Aurora, Mogwai e ancora Wihin Temptation e Beatles. Siamo tornati ancora con Beatles e Warpaint.

I Within Temptation sono un gruppo olandese di symphonic metal fronteggiati da una stupenda Sharon den Adel e dal chitarrista Robert Westerholt. La dimensione che più li avvantaggia è sicuramente quella live: il doppio live "Let Us Burn" si compone di una prima parte in cui presentano i loro vecchi brani e una seconda parte che privilegia i pezzi del loro ultimo album, "Hydra" (2014).
Secondo me ora siamo più dalle parti di un rock potente che in zona metal (quindi puoi anche arrischiarti ad ascoltare qualche cosa, Elena) e, insomma, a me piacciono assai.
>>> Within Temptation: “Mother Earth” (che è sempre un bel sentire)

Dei Beatles potrei sproloquiare per anni: mi limiterò a dire che avevo voglia di risentire "Rubber Soul" e una raccolta che era uscita in vinile come "Rarities" (il nome è esplicativo) e poi è stata ampliata e ridenominata "Past Masters". "Rubber Soul" (1965) rappresenta l'addio dei Beatles al classico rock'n'roll: il successivo "Revolver" (1966) sarà palesemente diverso dagli album precedenti ma già in "Rubber Soul" si sente che qualcosa sta cercando di emergere.
"Past Masters" raccoglie pezzi non inclusi sugli album ufficiali, alcuni sono brani noti per avere scalato le classifiche ed essere entrati nella testa di noi ex-giovani, altri sono meno noti. La raccolta è strutturata cronologicamente (come piace a me) e, su tutti, ho amato risentire "Rain" (uscita originariamente nella raccolta di singoli "Oldies but Goldies") con la sua coda montata al contrario.
Riascoltandoli ho sentito ancora forte quel legame che mi legava più agli scarafaggi che alle pietre rotolanti (i gusti sono gusti, che ci volete fare?)

Delle Savages e del loro dark rock punkeggiante ho parlato in occasione dell'uscita sia del primo che del secondo album. Ripropongo un paio di cose.

Aurora (di cognome Asknes), giovane pop singer norvegese, sembra intenzionata a farsi sentire: il suo primo album, "All My Demons Greeting Me as a Friend" (2015) non è proprio originalissimo ma la voce c'è (e, a tratti, mi ricorda la Dolores O'Riordan).

La Via del Moscato l'abbiamo percorsa immersi nella nebbia ma in buona compagnia di "Atomic" (2016), l'ultimo lavoro dei Mogwai. Avevo già parlato del loro percorso che dal post-rock li ha portati ad un rock pensato per le immagini (sempre "post" la musica e sempre riconoscibili loro).

Le Warpaint sono tornate con il loro terzo album, "Heads Up" (2016). Come successo con il precedente album. sembrano voler andare verso i terreni del pop ma lo fanno alla loro maniera non rinunciando a quel sound onirico che le contraddistingue fin dall'inizio. Questo album sembra paradossalmente essere più vicino alle Warpaint degli inizi che a quelle dell'album precedente. Comunque io le amo. Punto.

Buon ascolto.