giovedì 29 settembre 2016

Letture seriali #2 - Il Mare di Lucia Patrizi


(foto di Fabio R. Crespi)
Questo è un post un po' speciale perché ho letto i due romanzi di Lucia Patrizi da tempo e, da tempo, avrei voluto fare quattro chiacchiere con lei: sto parlando di due ottimi lavori di fantascienza (il secondo, come vedremo ha degli sconfinamenti nell'horror) che sono risultati tra le migliori produzioni di sf italiana (forse anche in assoluto) in cui mi sono imbattuto nell’ultimo paio d’anni.

Per fortuna c'è Facebook e, avendo Lucia tra gli amici degli amici (non mancando, quindi occasioni di incrociarsi sotto thread comuni e perfino riscontrando una certa assonanza di idee), un giorno ho vinto il mio naturale scontroso riserbo e ho osato chiederle l'amicizia. Concessa. Poi ho perfino osato chiederle di fare due chiacchiere per il blog. Concesso. E, così, eccoci finalmente qua in compagnia di Lucia, la quale gestisce anche un ottimo blog specializzato in cinema (soprattutto horror come si intuisce dal nome stesso del blog, “Ilgiornodeglizombi”) di cui parlemo pià avanti.
 
Tornando ai romanzi e al concetto di serialità, devo anticipare che "My Little Moray Eeel" (abbreviato più avanti in "La Murena") e "Il posto delle onde" (in breve "Il Posto") non sono legati da una serialità stretta ma esiste, tra i due lavori, un forte legame, rappresentato dal mare, che li rende contigui e, di conseguenza, voi dovrete leggerli in blocco. “Dovrete” perché mi è capitato in più occasioni di avere riscontri positivi dopo averli consigliati. Quindi “dovrete”.


F.: Ciao, Lucia, grazie per avere accettato di essere qui. Prima di parlare dei singoli romanzi, vorrei che ci spiegassi cosa è per te il mare e che ruolo ha nei tuoi lavori.

L.P.: Prima di tutto, grazie a te per avermi concesso questo spazio.
Il mare... tu non sai cosa hai scatenato facendo questa domanda. E ora, a te e ai tuoi lettori, toccherà per forza sorbirvi dei noiosi cenni autobiografici.
Io sono nata, cresciuta e vivo a Roma. Eppure, per quanto la ami, non sono mai riuscita a percepire questa città come la mia casa.  C'è però un posto che io mi ostino a chiamare casa, anche ci vado solo un paio di volte l'anno ed è un paese di mare in Toscana che chi ha letto i miei due ebook ha per forza sentito nominare. È l'ambientazione di quasi tutta la "Murena" e ha anche un piccolo ruolo ne "Il Posto". Si chiama Porto Ercole. Dico sempre che il periodo più felice della mia vita è stato quello in cui i miei genitori si erano trasferiti lì e io potevo prendere il treno ogni fine settimana e tornare a casa.
Ma, a parte il legame viscerale che ho con quel paesino, per me “casa” significa trovarmi qualche metro sotto la superficie del mare. Mi basta persino starmene sulla riva. Non mi formalizzo. È una necessità fisica. Se sto senza mare per un lasso di tempo troppo lungo, appassisco.
Non so, scendere in quel paesaggio alieno mi fa vedere le cose da una prospettiva nuova e ogni volta è una scoperta. Anche se mi immergo nello stesso punto, c'è sempre qualcosa di diverso da osservare, perché il mare muta in continuazione. Ci si sente soli, ma non si è mai davvero soli. È un luogo pericoloso, selvaggio, non è fatto per noi. Ci si deve avvicinare con rispetto e circospezione, bisogna mantenere la calma, controllare il respiro, non offendere con la propria presenza un mondo che non ti appartiene. Ed è un'ambientazione ideale per le mie storie, perché è come un enorme contenitore di paure e speranze. Non mi piace l'immagine disneyana che molti hanno del mare. Con il mare non si scherza e non si scherza con le sue creature. Tutto, lì sotto, ti respinge. Ma è la mia casa, è l'unica che ho e non posso farne a meno.


F.: C’è una colonna sonora nei tuoi lavori: i titoli dei capitoli sono anche titoli di canzoni e hanno il link che rimanda all’ascolto dei brani. Di solito che musica ascolti? E’ facile trovare la musica giusta da abbinare alla storia?

L.P.: Da ex musicista (batterista per la precisione) la musica ha sempre ricoperto un ruolo determinante nella mia vita. Ho ascoltato e suonato di tutto: metal, jazz, hard rock e persino pop e folk.  Ogni storia ha le sue sonorità e i suoi ritmi.  La "Murena" è nata con l'idea di intitolare ogni capitolo con una canzone e, di solito, sceglievo il brano prima di scrivere il capitolo e mi mettevo a scrivere ascoltando solo quello. Con "Il Posto" è stato un procedimento fatto a posteriori, andando a pescare da una playlist tentacolare che avevo costruito durante la stesura. Ma la musica mi aiuta sempre a scrivere. Soprattutto quando l'ascolto in bicicletta. Se sono bloccata su una scena particolarmente complessa o anche se sono stanca e mi passa la voglia (lavoro permettendo) prendo la bici, vado a farmi una lunga pedalata, con la musica che ho scelto per il romanzo nelle orecchie, e nove volte su dieci, risolvo il problema.
C'è tantissima varietà di generi e artisti nei due ebook: nella "Murena" si passa con disinvoltura dai Sentenced ai Camel e nel "Posto" si va dagli Slayer a John Coltrane. Credo che sia molto utile diversificare perché la musica influenza il ritmo di ciò che sto scrivendo e, se sentissi sempre lo stesso genere, alla fine i risultati sarebbero piatti e monotoni.
Eppure c'è una costante: i Fleetwood Mac. Loro appaiono sempre, in un modo o nell'altro, in tutto ciò che ho scritto e scriverò. Una canzone in particolare, "Songbird", è poi sempre presente. Potrei arrivare quasi a dire che "Songbird" sia la mia vera firma.


Copertina di Giordano Efrodini
e Sara Rossetti
F.: Il tuo primo romanzo, “My Little Moray Eel” è tante cose: una storia di mare, naturalmente, ma anche di formazione, fantascienza "di contatto" e sconfina perfino nel postumanesimo. E' una storia assolutamente affascinante, ripercorsa in flashback, che avvolge il lettore come l'abbraccio di una murena di trenta metri. Dal mio punto di vista è una lettura che va goduta lentamente e con attenzione. Come è nata questa storia? Qual è la storia della storia?

L.P.: "My Little Moray Eel" è stata la storia che più ha messo in difficoltà. È nata come una blog novel da pubblicare settimanelmente sul blog: ogni domenica dovevo far uscire un capitolo di massimo 1000 parole. Il primo capitolo è andato online all'inizio di gennaio 2013. E, sì, non sono mai riuscita a rispettare la scadenza settimanale. Mi riducevo a scrivere il capitolo all'ultimo istante,  lo passavo al volo a Hell per un rapido editing e lo pubblicavo. È stato divertente, ma anche impegnativo, perché non mi ero mai posta dei limiti così restrittivi e, almeno, sono stata in grado di non sforare. All'inizio si trattava di un gioco molto derivativo, una cosa in bilico tra "Il Quinto Giorno", "The Abyss" ed "E.T.", ma dopo un po' il romanzo ha cominciato ad acquisire una sua identità ben precisa e allora ho deciso di interrompere l'esperimento della blog novel, rivedere i capitoli già esistenti, portarlo a termine il più in fretta possibile (considerando i miei tempi da bradipo della scrittura) e metterlo su Amazon. Hell e Marina si sono occupati dell'editing, mentre la copertina è opera di Giordano, che ha rielaborato un disegno fatto per me da una persona a cui tengo molto.
Mi piace molto il fatto che venga considerato (oltre che un romanzo di fantascienza) un romanzo di “formazione”, perché era quello che avevo in mente: far crescere Sara, la protagonista, in maniera di sicuro non ortodossa e un po' traumatica, ma provando a fare di lei una persona normale, anche se con la facoltà speciale di poter comunicare con le creature marine.  La dimensione del racconto è minuscola, estremamente ristretta, limitata alla prospettiva di Sara. In realtà quella della "Murena" è un'ambientazione che ogni tanto penso di voler espandere perché quella di Sara è solo una delle tante storie possibili all'interno di uno scenario globale.  C'è una guerra che dura una trentina d'anni e di cui al lettore vengono forniti solo dei vaghissimi cenni.  Credo ci sia ancora qualcosa da dire.


F.: Parlando con alcuni amici, lettori di sf di vecchia data, i commenti a questo tuo esordio sono risultati tutti ben più che positivi. Dal tuo punto di vista, anche in quanto autrice indipendente, hai avuto lo stesso riscontro?   

L.P.: La "Murena" è piaciuta ai lettori di fantascienza. E la cosa mi ha sorpresa in positivo. Mentre penso a "Il Posto" come a un fanta-horror, la "Murena" è proprio fantascienza. E, credimi, non me ne sono accorta fino a quando non sono arrivata circa a metà stesura. Il fatto che gli appassionati abbiano apprezzato, mi lusinga e non poco.


Copertina di Giordano Efrodini
F.: Mentre in "My Little Moray Eeel" ci accompagnavi, insieme alla protagonista, in un percorso di possibile confronto con la diversità, ne “Il posto delle onde” ci scaraventi su un piano ancora più estremo. Stiamo parlando di uno scenario apocalittico, carico di mostri ed alienità, in cui vivono (e si raccontano) le tue due protagoniste. La storia d'amore, che le lega sempre più strettamente, è il fulcro di un possibile rinnovamento attraverso l'accettazione e l'adattamento alle proprie e altrui trasformazioni. In questo romanzo la fantascienza assume connotazioni orroristiche, quasi trascendentali. Il tutto mi ricorda lo scenario oscuro di “2MM Darkest” di Germano Hell Greco portato fino alla completa degenerazione. E, anche qua, la colonna sonora non manca e, in particolare, lasci che sia De Andrè a dare voce a ogni capitolo. Cosa ci racconti di questo romanzo?

L.P.: "Il Posto delle Onde" è precendete alla "Murena". Risale addirittura alla primavera del 2012. Una primissima stesura, buttata giù in un paio di mesi e rimasta per anni a vegetare nel mio hard disk, senza che io sapessi bene cosa farne. Aver trovato il coraggio di dare la "Murena" in pasto ad Amazon, mi ha permesso di riprendere in mano il "Posto" e di dargli poi la forma che ha adesso. Ho un legame fortissimo con questo romanzo. Quasi non volevo farlo uscire, perché era troppo mio. Ma poi ho pensato che queste sono tutte masturbazioni mentali da autori che si danno un sacco di arie e che, se si scrive qualcosa, è perché qualcuno la possa leggere, altrimenti non ha molto senso.
Però, se la "Murena" lo cataloghi come fantascienza con poca approssimazione, il "Posto" non ha un vero e proprio genere di riferimento. Fantascienza anche lì, ma c'è una fortissima componente horror. È più violento, più crudo, più esplicito. Forse, e prendi questa definizione con le pinze, è un body-horror, proprio perché la trasformazione, fisica e mentale, è alla base di tutto e il corpo ha un ruolo che nella "Murena" non ha e non può avere (Sara è un personaggio completamente cerebrale). Il rapporto tra le due protagoniste è fatto di gesti e fisicità, di pochissime parole. Entrambe comunicano con il proprio corpo e il loro amore si esprime attraverso il corpo. È sempre il corpo a mutare e a permettere il contatto con l'altro. E il mondo non finisce, ma cambia pelle, si spezza, si sfilaccia, si rompe e si moltiplica.  C'è una carnalità, nel "Posto", che ha messo in difficoltà me per prima, perché non pensavo facesse parte del mio modo di essere e di scrivere.
Inoltre, il "Posto" ha dei punti di riferimento e delle fonti di ispirazione molto complesse, musicali, cinematografiche, letterarie: De Andrè, Virginia Woolf, Robert Wyatt e il suo "Rock Bottom", il gore di Lucio Fulci e di "Martyrs". Ed è anche, cosa pericolosissima, un romanzo sentimentale. Non solo l'amore tra Alice e River, ma nei confronti di tutto, del mondo morente che conosciamo e di quello nuovo che dalle sue macerie sta nascendo.
Non so se ci sono riuscita, ma quello che mi interessava dire è che si sopravvive non attraverso la forza, ma  attraverso l'amore e il cambiamento: Certe volte il modo che ha Alice di accettare ogni avvenimento come se fosse del tutto naturale mi riempie di stupore. E di un pizzico di invidia. Per lei non esiste nulla di abbastanza strano da mandare in crisi la sua fiducia nella bellezza di quello che la circonda. Non è passività. È un'aderenza perfetta. Un mimetizzarsi col tessuto strappato del reale, cogliere un'armonia che magari è stata interrotta ma che continua a cantare nel sottosuolo. Apprezzarla per quello che è, senza volerla per forza cambiare. Tutto questo a me è sempre stato negato. Io con le cose ci combatto e gli vado contro. Alice ci si tuffa dentro.”


F.: Hai avuto riscontri migliori o peggiori rispetto al tuo esordio?

L.P.:  Più o meno i riscontri sono stati gli stessi. Ecco, forse "Il Posto" ha lasciato spiazzato qualcuno. C'è una recensione su Amazon, in cui si lamenta la natura esplicita di certi passaggi. Ma, a parte questo, il romanzo, per essere un ebook autoprodotto di un'autrice sconosciuta come me, è andato abbastanza bene. Non so, ed è un problema che riscontro spesso anche sul blog, ma mi aspettavo un maggior coinvolgimento da parte del pubblico femminile. Mentre invece sembra che mi leggano quasi soltanto gli uomini.


F.: Esiste un rapporto tra i due romanzi?

L.P.: Una delle due protagoniste del "Posto", Alice, fa una breve apparizione in un capitolo della "Murena". È la prima istruttrice di sub di Sara, quando lei è appena una bambina. Si tratta più di un inside joke che di un vero e proprio progetto di serializzazione, anche perché i due romanzi si svolgono quasi nello stesso periodo storico e gli eventi narrati nelle due storie non possono avvenire contemporaneamente. Però sì, c'è il filo conduttore del mare e del rapporto che Alice e Sara hanno con esso. Loro due potrebbero essere quasi sorelle e mi sembrava giusto farle incontrare.


F.: Ho visto una tua protagonista fare incursione nelle pagine di qualche altro autore. E’ possibile o avevo abbondato con il Laphroaig?

L.P.:  River (e anche, ma molto meno, Alice e Clarissa) è presente  in uno dei racconti "Whalton Number 5", di Marina Belli (che ha curato l'editing de "Il Posto delle Onde"), che narra le gesta dell'anziana e bisbetica Eleanor, donna dotata di un olfatto prodigioso, nell'ambito dello scenario di 2MM.


F.: A parte i due lavori di cui abbiamo parlato, possiamo trovare altro di tuo da leggere?

L.P.: Per il momento, ci sono solo questi due romanzi. Ma sono in arrivo nuove cose.


F.: Questa è una non-domanda. Non ti chiedo il motivo per cui una blogger di cinema horror si sia dedicata alla sf, pur contaminata, perché per me i diversi sottogeneri della narrativa fantastica vanno considerati come diverse sfumature di un unico insieme. Vuoi aggiungere qualcosa a questa mia considerazione?

L.P.: Sì, che sono d'accordo con te: il fantastico è un unico grande insieme con diverse sfumature e i generi hanno confini molto labili e flessibili. L'horror è, da sempre, la mia grande passione e c'è un pizzico di orrore in ogni cosa che scrivo, ma un horror vero e proprio, ben definito e inequivocabile, non l'ho mai scritto. Prima o poi, non escludo che lo farò, ma a me piace sempre tenermi sul vago, per quanto riguarda le categorizzazioni.  Sul blog, per esempio, tengo una rubrica che si chiama "Dieci Horror per Decennio", dove analizzo un film per ogni anno a partire dal 1920. Oltre a essere un lavoro enorme e pieno di scoperte, riscoperte e soddisfazioni, mi ha anche dato modo di capire quanto siano fragili le distinzioni. In rubrica ho parlato di film come "Westworld", "Bagliori nel Buio", "Il mostro della laguna nera", "La Moglie di Frankenstein". Sinceramente, tu li definiresti horror puri o fantascienza? C'è chi ancora si scanna discutendo in maniera anche piuttosto accesa se "Alien" o "La Cosa" siano fantascienza o horror.
E anche un film che potrebbe cadere, senza alcun dubbio, sotto la definizione di horror, come il terzo "Nightmare", non è forse anche ascrivibile al fantasy? Per cui sono arrivata alla conclusione che le definizioni siano una cosa comoda quando devi sistemare i libri e i dvd sugli scaffali, ma del tutto inutile, e anche un po' dannosa, quando ti metti a scrivere. Conta soltanto la storia che hai in mente e se e quanto questa storia riesca a intrattenere il lettore. Tutto il resto è fuffa.


F.: Naturalmente "Westworld", il Gill-man, "La cosa" e "Alien", per me, sono fantascienza. E, in seconda battuta, horror. Ma non "Westworld" che è sf-sf.
Chiaro che le classificazioni sono spesso poco oggettivabili, se pensi alla musica lo sono ancora meno. Diciamo che tornano utili principalmente a sé stessi e che non c'è bisogno di mettere in piedi grandi teatrini per imporre il proprio punto di vista (sono incappato in discussioni simili e mi sono subito levato per eccesso di noia).
E, ultima cosa, "Star Wars" (la trilogia originale) è fantasy. Ecco. :D

L.P.: Sì, "Westworld" è sicuramente sf-sf, anche se il personaggio di Brinner è uno dei modelli dichiarati di Michael Myers di "Halloween" ed è, a tutti gli effetti, un personaggio da film dell'orrore. Il Gill-man è un mostro Universal, ed è parte integrante del loro ciclo di horror. "La Cosa", per quanto mi riguarda, è più horror che fantascienza. "Alien" è quasi uno slasher. E sono tutti film che mettono una strizza della madonna. Però sono davvero classificazioni che lasciano il tempo che trovano.


F.: Beh, nel mio caso la colpa è della mia formazione fantascientifica che, in certi casi, mi fa vedere l'orrore semplicemente come una componente di una storia. Anche perché, altrimenti, rischierei di classificare anche la realtà come orrore.

L.P.: Io, invece, ho una formazione principalmente gotica e vedo orrore dappertutto :D


F.: Hai intenzione di guardare anche ad altri mercati oltre quello italiano?

L.P.: Mi piacerebbe, ma non conosco l'inglese abbastanza bene per poter scrivere direttamente in lingua e le traduzioni hanno un costo che, per il momento, non posso sostenere. Vedremo in futuro.


F.: Prima hai accennato al fatto che, a breve, arriverà qualcosa di nuovo. Finalmente. Vuoi anticiparci qualcosa? Ci sarà ancora il mare?

L.P.: A novembre uscirà con Acheron Books il mio nuovo romanzo, "Nightbird," e questa volta, il mare non ci sarà.  Però ci ho messo un lago perché senza acqua non ci so stare.
Anche questa storia non ha una vera e propria collocazione di genere. Ci sono dei fantasmi e anche altre cose, più minacciose, che strisciano nel buio. Ci sono tante biciclette, un'Agenzia di viaggi soprannaturali molto cialtrona e, ebbene sì, una storia d'amore.


F.: Per concludere, a chi consigliamo il tuo blog di cinema? E a chi non lo consigliamo? E perché?

L.P.: Lo consiglio a tutti quelli che amano il cinema, non solo horror, e vogliono approndirne anche qualche aspetto tecnico e produttivo; tutti quelli che cercano film poco noti, anche vecchi di parecchi anni, e non vogliono solo sentire un'opinione sull'ultimo blockbuster arrivato in sala; a quelli che sono interessati a interrogarsi, senza la presunzione di volerlo per forza stabilire, su dove stia andando l'horror (e il cinema di genere in toto) negli ultimi anni.
Non lo consiglio ai nostalgici, a quelli che “oggi i film fanno tutti schifo e sono solo effetti speciali”, a quelli che guardano film brutti solo per sghignazzare e darsi di gomito con i loro sodali; non lo consiglio a chi cerca per forza le stroncature, perché da me ce ne sono pochissime e si parla solo di film belli (o che io reputo tali); ai duri e puri dell'horror indipendente che deve essere solo agonia e disperazione e appena ci metti un personaggio positivo o un barlume di speranza si lamentano; a quelli che cercano solo frattaglie e trippe esposte.
Soprattutto, lo consiglio a chi si vuole divertire insieme a me a parlare di cinema, che è sempre la cosa più bella del mondo.


F.: Grazie per la disponibilità, Lucia. A presto.

L.P.: Grazie a te. È stato un piacere.


Il Blog di Lucia Patrizi
>>> Ilgiornodeglizombi [link]

I romanzi di Lucia Patrizi su Amazon
>>> “My Little Moray Eel” [link]
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Colonna sonora
>>> Fleetwood Mac: "Songbird" (da "Rumours", 1977)