mercoledì 31 agosto 2016

Musica da viaggio #1

(foto di Fabio R. Crespi)
Ogni tanto mi ricordo che questo blog era nato con una forte ispirazione musicale per cui mi sembra giusto tornare, ogni tanto, sull'argomento.

Questo vuole essere il primo post di una serie, come al solito irregolare, in cui mi divertirò a rifilarvi un po' di quella musica che ascolto. In parte, però, vi andrà bene: non ci saranno cose menose o estreme perchè, come da titolo, parlerò di quella musica che sono solito ascoltare in viaggio.

Musica "da viaggio" non vuole essere una definizione discriminatoria relativamente alla qualità (che sarà variabile) ma solo quella che mi è possibile ascoltare senza essere brutalmente assalito dai passeggeri.

Per la scrittura di questi post non si è quindi fatto male a persone o animali: in alcuni casi si è semplicemente provveduto a cambiare il CD. 

Cercherò anche di essere meno palloso del solito e buttare lì solo qualche considerazione personale senza velleità critiche o altro.


Cominciamo con i Kula Shaker, un paio di album negli anni '90 e altri tre a partire dal 2005. Siamo in ambito brit rock e la loro più marcata caratteristica era (e, in parte lo è ancora) lo spingere il pedale sul versante psichedelico.
Più che buono il primo album ("K", 1996), meno entusiasmanti gli altri fino all'ultimo uscito, "K 2.0" (che fantasia, eh?), che sta quasi ai livelli delle origini.
>>> Kula Shaker: "Infinite Sun" (da "K 2.0")
>>> Kula Shaker: "High Noon" (da "K 2.0")


Per quanto riguarda The Pretty Reckless devo ammettere che la copertina del secondo album ha avuto un certo effetto su di me: Taylor Momsen, per altro, fa la sua porca figura anche nei video della band. Qua siamo dalle parti di un rock duro, più o meno alternativo (più meno che più, in realtà). La band suona piuttosto prevedibile senza osare molto ma la Momsen se la cava bene e passando dall'ascolto del primo album ("Light Me Up", 2010) al secondo ("Going To Hell", 2014) risulta ancora più convincente.
>>> The Pretty Reckless: "House On A Hill" (da "Going To Hell")
>>> The Pretty Reckless: "Going To Hell" (da "Going To Hell")
>>> The Pretty Reckless: "Heaven Knows" (da "Going To Hell")


Di Noel Gallagher e dei suoi High Flying Birds avevo parlato già bene [link] in occasione del suo primo album ("Noel Gallagher's High Flying Birds", 2011). Avevo detto che sembrava promettere bene e, infatti, anche il suo secondo album ("Chasing Yesterday", 2015) si lascia ascoltare piacevolmente. Per nostalgici-ma-non-troppo degli Oasis (a me piace più Noel da solo).
         (da "Chasing Yesterday")


In macchina tengo sempre a portata degli album che siano quasi esclusivamente strumentali. Ultimamente i Tangerine Dream hanno lasciato spazio agli irlandesi God Is An Astronaut ai quali, prima o poi, dovrò dedicare un post esclusivo. Siamo nel nebuloso ambito del post-rock di stampo spacey, i ragazzi sono attivi e sfornano musica di un certo livello dal 2002. Sono imperdibili dal vivo (e, infatti, io sono riuscito a perderli due volte) e il loro ultimo album, "Helios/Erebus" è del 2015.
>>> God Is An Astronaut: "Helios/Erebus" (da "Helios/Erebus")
>>> God Is An Astronaut: "Pig Powder" (da "Helios/Erebus")


Per concludere torno a parlare dei Metric, ricorsivi in questo blog (qua il post dedicato a Emily Haines e, per estensione, ai Metric). Proseguono con l'ultimo album, "Pagans In Vegas" (2015), il percorso "leggero" cominciato nel 2009 con "Fantasies". Essendo innamorato perso della Haines, qualsiasi cosa i Metric facciano, io ve la rigiro. Vi riporto due brani che rimarcano la loro schizoalternanza tra sussulti da dancefloor elettronica e intimismi alternative.
>>> Metric: "Cascades" (da "Pagans In Vegas")
>>> Metric: "The Governess" (da "Pagans In Vegas")


Buon ascolto.