venerdì 4 dicembre 2015

Indie nostrano: qualche nome nuovo

Un po' di nomi nuovi a questa girata. Nuovi per me, si intende, anche se per qualcuno si tratta dell'opera di esordio.
Rimangono comunque invariati sia l'ambito da cui sto pescando, le autoproduzioni nostrane, che i generi, fantascienza e horror.
Tra le varie storie, presentate in rigoroso ordine di lettura, anche un saggio sulla figura del Wendigo (quindi, anche in questo caso, il genere rimane quello che frequento solitamente).

Aggiungo solo che, come per tutti i lavori relativi alle autoproduzioni citati anche in post precedenti, la fonte per l'acquisto (perché in questi casi l'acquisto è moralmente d'obbligo) è lo store di Amazon (potete provare a cercare anche in altri store ma, in molti casi, si tratta di esclusive). In caso diverso, nel commento trovate i link per arrivare alla fonte.


Marina Belli: "A Song to Say Goodbye"
Brevissimo racconto di profonda introspezione dove la matrice superumana dell'universo di "2 minuti a mezzanotte" si fonde con la suggestione del "Dia de los muertos" al ritmo di una colonna sonora che parte lenta ("chitarre pulite, accenni di sintetizzatore che aggiungono profondità al fluire ipnotico delle note, una batteria che sembra quasi sussurrare, più che pulsare") e va in crescendo fino a diventare techno.
La piccola sposa scheletro prende per mano il lettore e lo accompagna attraverso la città e la memoria e lo lascia, alla fine, a immaginare cosa sarà di lei in futuro. Un personaggio che varrebbe la pena incontrare di nuovo, insomma.

Frank Detari: "Divoratori nel cosmo"
C'è una caustica ironia di fondo a questo breve racconto di fantascienza, quasi una raccolta di situazioni classiche del genere: colonizzazione e frammentazione della Confederazione umana in sottostrutture politiche che ricalcano in modo grottesco certi modelli (passati e attuali), scienziati imboscati di second'ordine, ex-militari accantonati e fanatici militarizzati, spedizioni di soccorso e alieni. Non c'è praticamente modo di simpatizzare con nessuno dei personaggi in cui ci si imbatte ma si assiste "da fuori" ad una vicenda che scorre inevitabile verso il suo sarcastico epilogo.

Cristian Leonardi: "Il Dio delle Anime Urlanti"
Risolvere una relazione in crisi in una baita di montagna potrebbe non essere una buona soluzione.
Nei boschi della Valtellina si rischia di incrociare la strada con il Dio delle anime urlanti (questo uno dei tanti nomi) e nei suoi accoliti: energumeni con la faccia tatuata, esseri deformi, ragazzine mordaci.
E proprio questo capita alla quasi classica coppia in crisi: fare la loro conoscenza nel solito peggior modo possibile.
E così scorrono sangue e violenza nel bosco illuminato dal bagliore rosso del Dio.
E poi c'è quella voce che continua a parlare da dentro.
Risolvere una relazione in crisi in una baita di montagna potrebbe essere una buona soluzione.

Ivano Satos: "Wendigo. Tra antropologia, psichiatria e narrativa popolare"
Interessante saggio sulla figura del Wendigo, radicata nella cultura algonchina, e sulla sua rivisitazione in chiave narrativa o cinematografica.
Si parte dal racconto di Algernon Blackwood, "The Wendigo", dove la figura risulta contigua al mito del selvaggio (e al ritorno alla natura) e attraverso un analisi dei saggi di Emanuela Monaco si arriva a definirne meglio i tratti più violenti e ancestrali (antropofagia e possessione).
A seguire una carrellata di libri, film, serie TV e fumetti nei quali la figura del Wendigo assume connotazioni spesso meno strettamente legate al folklore e maggiormente ad alcuni tratti particolari.
In ogni caso possessione, antropofagia, trasfigurazione (simil-licantropia) sono tutte sfumature del Wendigo originario e componenti delle paure ataviche dell'uomo.
Il saggio è disponibile in formato digitale (epub, mobi, pdf) sul blog dell'autore, "Kentucky Mon Amour", a questa pagina.
E, già che ci siete, date un'occhiata anche all'altro blog di Ivano, Beati Lotofagi, arte e cultura viste da prospettive particolari.

Kara Lafayette: "Cosa fare in città mentre aspetti di morire"
E' un Alto Adige che nasconde profonde inquietudini quello dell'autrice. E si tratta di inquietudini dietro le quali si celano orrori che si rincorrono attraverso queste sette storie affilate come lame. I lievi legami che ricorrono tra i diversi racconti sembrano narrare essi stessi una storia. Da farsi raccontare, rigorosamente, mentre aspetti di morire. Un esordio notevole: horror puro.

Lorenzo Crescentini: "Enana"
La meraviglia di un pianeta simile alla Terra il cui mistero è quello di non avere tracce di vita e di una pietra che emerge dal terreno con una "superficie troppo liscia e la curva [...] troppo perfetta per essersi formata in modo naturale". Tra le tracce (e gli indizi) lasciate del primo esploratore e la spedizione scientifica su Enana, la storia si dipana attraverso un percorso che, dalla sf di contatto, va a sfiorare elementi quasi paranormali e si risolve con il ritorno ad una classica situazione della fantascienza. Una lettura affascinante come un tramonto che riesce ad "essere allo stesso tempo incredibilmente alieno e incredibilmente familiare". 

Daniele Pollero: "Vangelia"
Una ragazza trovata in cattive condizioni sulla strada, soccorsa e portata a casa, si rivela essere l'incontro con il destino. Tra i pensieri intrisi di rimpianto di Michael e la crudele storia di repressione di Vangelia, che ha la capacità di vedere oltre, in pochissime pagine l'autore riesce a trasmettere un formidabile senso di angoscia e impotenza perché "il destino è un grande gioco, un gioco meraviglioso, con un solo difetto: nessuno può infrangere o cambiare le sue regole".

Davide Cassia: "Vargo Marian: il cinico e l'acqua santa"
Non è facile essere un investigatore privato di stampo marlowiano e trovarsi invischiati in un patto col diavolo. Capita al cinico (come giustamente deve esserlo un investigatore di quel tipo) Vargo Marian e non ci sono libere citazioni di Constantine che tengano ("Io ora non ho fede, io non credo, io ora so la verità, punto e basta. È questa la differenza tra me e un credente"): il nostro dovrà necessariamente arrivare allo scioglimento del mistero se ci tiene alla pelle. Un divertente noir dell'occulto.

Massimo Mazzoni: "Jugglers of the Dead"
Che la musica di Gigi D'Alessio sparata a tutto volume attiri i morti è la cosa meno sorprendente ("Solo a quelli può piacere...") ma il resto del racconto è un vero gioiello. E il terzetto vestito da "clown-sommozzatori" ("Giocolieri. Siamo giocolieri e se non sapete giocolare con qualcosa di letale, fareste meglio a tornare da dove siete venuto") allestice un vero spettacolo di azione, destrezza e morte (definitiva). Ambientata nella profonda provincia italiana, questa rapida (ed agile) zombie novel riesce ad uscire dai classici schemi e a ritagliarsi uno spazio vivo nel genere, Un possibile modo di porsi quando tutto il mondo sembra avviato verso una fine ineluttabile: "Le cose si alzano volando, poi gradualmente si fermano, prima di ricominciare a cadere. Sta a noi riprenderle al volo e lanciarle ancora".

Shanmei: "I racconti di Shanmei vol. 1"
Se vi aspettate che la realtà sia lì per coccolarvi con la sua placida e noiosa normalità non dovete leggere questi racconti. Se, al contrario, riuscite a sorridere di giganteschi Mastro Lindi che sorgano come mostruose divinità notturne per intervenire a favore di un accattone da cinque euro; o a simpatizzare per una nullità che lascia che gli eventi gli si attorciglino attorno e riesce, alla fine, a brindare; o a scoprire che non ci sono lampade magiche o vittorie che tengano di fronte a scelte sbagliate; o che le vecchie zie vanno guardate con sospetto anche quando ti definiscono "la rosa più bella"; o che il vecchio west è appassito come un sogno dimenticato; insomma se vi lasciate uno spazio per accettare che la realtà possa essere meno banale e bonaria e più ineluttabile e caotica, ecco, questi racconti possono fare per voi.

Gianluca Santini: "L'organismo"
Una classica distopia dove la vita di ognuno viene burocraticamente indirizzata dall'Ufficio Discernimento ("Scegliamo per tutti. Abbiamo una visione d'insieme. Scegliamo per lei, per me, per noi stessi. Per la città e il suo benessere"). Non fa eccezione il giovane Tommaso che, appena approdato alla maggiore età, scopre di essere solo una rotella del grande ingranaggio e, pieno di ideali di ribellione, si imbarca con altri come lui nell'impresa di vivere una vita fuori dall'ombra della Torre dell'Orologio (splendidamente resa in copertina da Giordano Efrodini). Il lettore lo accompagna con crescente angoscia in tutte le sue progressive prese di coscienza fino a quando il desiderio di Tommaso ("Solo scegliere") si realizzerà in un modo che non aveva previsto.


Buone letture a voi.