domenica 20 dicembre 2015

Il risvoltino della Forza

 Ho aggiunto la spada laser qui (pagina fb di Star Wars).
Ebbene sì, dirò anch'io la mia sul ritorno nelle sale della saga più attesa (per la quale è stato creato un incredibile hype) del cinema fantastico.
Se non avete ancora visto "Star Wars - Il risveglio della Forza" potrebbe essere opportuno che non proseguiate a leggere e che torniate dopo avere visto il film.

Ero in sala, sedici anni compiuti da poco, quando uscì in Italia "Guerre Stellari" (che, all'origine, non aveva il sottotitolo "Una nuova speranza"). Lo guardai e dissi "Oh!": il film era bello e dava un'immagine nuova a tutto quello che fino a quel momento era etichettato come fantascienza ("2001" a parte perché "2001" sta sempre sopra tutto) ma, purtroppo, ero già un accanito lettore di fantascienza e presto mi ritrovai impegolato nell'inutile dibattito se SW fosse fantascienza o fantasy.
Una discussione da cui non si esce ancora ora (science fantasy?) e che i successivi due film non aiutarono a portare a conclusione.
Alla fine del terzo (e decisamente brutto) film due cose erano certe: la storia era una fiaba (dichiarata: "Tanto tempo fa in una galassia lontana lontana...") e la fantascienza, da allora, dovette fare i conti con la definizione stessa di "fantascienza" che andò a designare quasi qualsiasi cosa "di fantasia". Questa confusione di genere la si troverà spesso negli scaffali delle librerie fino ad arrivare ad un oggi ancora più confuso dove trovi quasi solo P.K. Dick (sempre sia lodato, una volta ci trovavi solo Asimov che a me stava piuttosto stretto) negli scaffali di fantascienza, lo young adult nell'horror e le due o tre solite saghe nel fantasy.
Tutto questo non toglie comunque meriti alla saga, piacevole in sé: non posso considerarmi un fan ma, insieme ai colleghi, avevo fatto la raccolta di figurine plastificate nel tempo in cui la prima trilogia veniva "corretta" da Lucas e riproposta in nuova veste. È solo che per me la Forza è sempre stata un concetto troppo esoterico per la sf che, negli anni successivi all'uscita di SW, ci diede almeno qualche vero capolavoro di vera sf tipo "Alien" e "Blade Runner", facendo tirare un sospiro di sollievo a noi, duri e puri. 

I capitoli successivi (i prequel) evitai di vederli al cinema: non ero proprio interessato e, visti successivamente in DVD, ho solo potuto darmi ragione. I primi tre epiosdi faticano a mantenere il sapore della trilogia originale: la storia, da fiaba epica, si riduce a racconto di formazione. Mi interessava sapere come Anakin fosse diventato Darth Vader? Magari anche, ma non diluendo tutto su tre film (l'ultimo tenta, necessariamente, di recuperare un anelito epico solo perchè, nella timeline interna, viene seguito a ruota dal Guerre Stellari originario). 

E arriviamo così al 2015 e possiamo gustarci il primo capitolo della terza trilogia. Le aspettative sono alte e, come dicevo, l'hype è alle stelle. La Disney, che ora possiede i diritti dell'ecosistema SW, è interessata soprattutto a sfruttare tutto il potenziale di vendita e, ancor prima che esca il film, tutto il mondo è "star wars". È naturale che il successo in termini strettamente cinematografici sia alla portata. 
È sbagliato tutto questo? Non penso, così va il mondo e, se sei bravo nel tuo mestiere, riesci a dare al tuo cliente il prodotto giusto per tenerlo legato a te. 
Ma il prodotto, dal mio punto di vista, risulta non essere proprio all'altezza delle mie aspettative, nemmeno esagerate, per altro: qualcosa di nuovo e che recuperasse una visione più universale del "sistema SW". 
Detto brutalmente, J.J. Abrams ci rifila una storia che ricalca a grandi linee la stessa storia del film originale (quindi riesce almeno a riguadagnarne lo spirito epico) ma, cazzo, un conto è seminare qualche doveroso omaggio alla trilogia originale, un altro è riciclare tutto il riciclabile e pensare di riproporlo con una veste nuova. La Forza, più che un risveglio si è trovata addosso un risvoltino alla moda.
Questa l'impressione a caldo.
In ogni caso, prescindendo da quelle che sono le paranoie personali, il film funziona bene (anche se, stavolta, non ho detto "Oh!"): il recupero dei personaggi originali invecchiati non può non colpire la sensibilità dei vecchi rompicoglioni come me. Harrison Ford splende nel cast (praticamente tiene in piedi tutto quanto), la protagonista Daisy Ridley appare abbastanza convincente e le scenografie sono spettacolari, anche a dispetto di esagerazioni improbabili.
Alla fine di un post dal sapore schizofrenico mi ritrovo comunque a consigliare la visione del film. Così potremo aspettare insieme il seguito, previsto per il 2017, che sicuramente non mi perderò perché la Forza delle nostalgie adolescenziali, che si è risvegliata, rimane più forte di qualsiasi altra sega mentale che mi possa fare.

lunedì 14 dicembre 2015

L'ultima apocalisse di Girola

La copertina di Luca Morandi
La "Grexit Apocalypse" è l'ultima di una lunga serie di apocalissi (pandemie gialle del Survival Blog, giganti che emergono dalla terra in "Nimrod", zombificazione dell'Italia e varie altre) messe in campo da Alessandro Girola e parte dalla crisi del debito greco coinvolgendo anche personaggi reali (Tsipras, Merkel, Renzi, Boschi), sviluppando l'idea di uno scontro tra Grecia ed Europa dalle connotazioni fantastiche e utilizzando un classico schema da "mondi paralleli" che vengono in contatto, quei mondi tipici di Girola che stanno dietro un diaframma invisibile e fragile, rielaborando miti ancestrali e offrendo al lettore parecchie citazioni (e autocitazioni), in evidente omaggio alla letteratura fantastica.

E' difficile aggiungere qualcosa alla preziosa introduzione di Lucia Patrizi a parte le impressioni di lettura: già entro la prima manciata di pagine ti ritrovi un paio di mostri giganti in piena azione che spazzano Rimini, un po' come il godzillone che ti spazzava la città nei primi Sim City (e tu non potevi fare altro che sperare che scomparisse al più presto), solo inquadrati da una trentina di metri di distanza il che fa molto più effetto.
E, più avanti, le battaglie tra kaiju che rimandano alla memoria lo scontro tra mostri promordiali nel "Viaggio al centro della Terra"; e io, in più, ci sento come colonna sonora "The Battle" di Rick Wakeman.

Five days out on an infinite sea, they prayed for calm on an ocean free,
But the surface of the water was indicating some disturbance.

The raft was hurled by an unseen source, two hundred feet, with a
frightening force and a dark mass rising showed to be a giant porpoise

Rising out of the angry sea, towered the creatures' enemy,
And so the two sea monsters closed for battle

Crocodile teeth, lizard's head, bloodshot eye, stained ocean red
Moving close to their raft's side, the two men prayed as one and cried
"Save me, save me, save me, save me"

The serpents' fight went on for hours, two monsters soaring up like towers
And driving down to the depths in a single motion

Suddenly, the serpent's head, shot out of the water bathed in red
And the serpentine form lay lifeless on the ocean

Crocodile teeth, lizard's head, bloodshot eye stained ocean red
Battle won, a victor's pride, the three men thanked the Lord and cried
"Praise God, praise God, praise God, praise God."

Scusate la digressione prog.

Il fantastico orrorifico dei mostri giganti viene immerso in uno scenario fantapolitico plausibile dove le varie potenze in campo cercano un assetto vincente in un contesto nuovo: troviamo i caratteristici giochi di potere tra donne e uomini "di potere" che sembrano sfociare in una classica corsa agli armamenti e poco importa che le nuove armi non siano nucleari ma siano, invece, idre, kraken, leviatani o manticore perchè sono sempre gli esseri umani a pretendere di avere il primato. 
Gli uomini usano i kaiju per arrivare a una sorta di soluzione della crisi greca ma la rivelazione al mondo dei "mostri triassici" e i dubbi sulla loro effettiva origine aprono possibili scenari dei quali la Grexit Apocapypse potrebbe essere solo un primo assaggio: "Non possiamo essere peggiori dei mostri che abbiamo affrontato" [...] "No? Speriamo. Ma, come diceva Rocky Balboa, se noi possiamo cambiare, allora tutto il mondo può cambiare. Forse...".

Un'ultima nota è relativa all'aspetto politico del romanzo: Maria Elena Boschi, che proprio in questi giorni si trova invischiata in una vicenda torbida di banche e affari, è tra i protagonisti principali, classicamente stilizzata come l'eroina brava, intelligente e bella ("Essere donna, bionda e italiana non fa di me un'oca"), l'eccentrico Orfeo Giannino della Loggia Colonna d'Arcadia rimanda alla sua controparte reale Oscar Giannino, la Merkel fa la crucca decisionista, Renzi fa sè stesso, Tsipras fa un po' l'ingenuo coglionazzo.
Io e Girola abbiamo sicuramente simpatie distanti e antipatie contigue in ambito politico: sarebbe, in ogni caso, un errore leggere "Grexit Apocapypse" come se fosse un trattato di geopolitica: si tratta "solo" di un buon romanzo che elargisce azione e meraviglia in un contesto riconoscibile quale il  nostro mondo quotidiano. Se non vi basta così, allora avete dei seri problemi.

venerdì 4 dicembre 2015

Indie nostrano: qualche nome nuovo

Un po' di nomi nuovi a questa girata. Nuovi per me, si intende, anche se per qualcuno si tratta dell'opera di esordio.
Rimangono comunque invariati sia l'ambito da cui sto pescando, le autoproduzioni nostrane, che i generi, fantascienza e horror.
Tra le varie storie, presentate in rigoroso ordine di lettura, anche un saggio sulla figura del Wendigo (quindi, anche in questo caso, il genere rimane quello che frequento solitamente).

Aggiungo solo che, come per tutti i lavori relativi alle autoproduzioni citati anche in post precedenti, la fonte per l'acquisto (perché in questi casi l'acquisto è moralmente d'obbligo) è lo store di Amazon (potete provare a cercare anche in altri store ma, in molti casi, si tratta di esclusive). In caso diverso, nel commento trovate i link per arrivare alla fonte.


Marina Belli: "A Song to Say Goodbye"
Brevissimo racconto di profonda introspezione dove la matrice superumana dell'universo di "2 minuti a mezzanotte" si fonde con la suggestione del "Dia de los muertos" al ritmo di una colonna sonora che parte lenta ("chitarre pulite, accenni di sintetizzatore che aggiungono profondità al fluire ipnotico delle note, una batteria che sembra quasi sussurrare, più che pulsare") e va in crescendo fino a diventare techno.
La piccola sposa scheletro prende per mano il lettore e lo accompagna attraverso la città e la memoria e lo lascia, alla fine, a immaginare cosa sarà di lei in futuro. Un personaggio che varrebbe la pena incontrare di nuovo, insomma.

Frank Detari: "Divoratori nel cosmo"
C'è una caustica ironia di fondo a questo breve racconto di fantascienza, quasi una raccolta di situazioni classiche del genere: colonizzazione e frammentazione della Confederazione umana in sottostrutture politiche che ricalcano in modo grottesco certi modelli (passati e attuali), scienziati imboscati di second'ordine, ex-militari accantonati e fanatici militarizzati, spedizioni di soccorso e alieni. Non c'è praticamente modo di simpatizzare con nessuno dei personaggi in cui ci si imbatte ma si assiste "da fuori" ad una vicenda che scorre inevitabile verso il suo sarcastico epilogo.

Cristian Leonardi: "Il Dio delle Anime Urlanti"
Risolvere una relazione in crisi in una baita di montagna potrebbe non essere una buona soluzione.
Nei boschi della Valtellina si rischia di incrociare la strada con il Dio delle anime urlanti (questo uno dei tanti nomi) e nei suoi accoliti: energumeni con la faccia tatuata, esseri deformi, ragazzine mordaci.
E proprio questo capita alla quasi classica coppia in crisi: fare la loro conoscenza nel solito peggior modo possibile.
E così scorrono sangue e violenza nel bosco illuminato dal bagliore rosso del Dio.
E poi c'è quella voce che continua a parlare da dentro.
Risolvere una relazione in crisi in una baita di montagna potrebbe essere una buona soluzione.

Ivano Satos: "Wendigo. Tra antropologia, psichiatria e narrativa popolare"
Interessante saggio sulla figura del Wendigo, radicata nella cultura algonchina, e sulla sua rivisitazione in chiave narrativa o cinematografica.
Si parte dal racconto di Algernon Blackwood, "The Wendigo", dove la figura risulta contigua al mito del selvaggio (e al ritorno alla natura) e attraverso un analisi dei saggi di Emanuela Monaco si arriva a definirne meglio i tratti più violenti e ancestrali (antropofagia e possessione).
A seguire una carrellata di libri, film, serie TV e fumetti nei quali la figura del Wendigo assume connotazioni spesso meno strettamente legate al folklore e maggiormente ad alcuni tratti particolari.
In ogni caso possessione, antropofagia, trasfigurazione (simil-licantropia) sono tutte sfumature del Wendigo originario e componenti delle paure ataviche dell'uomo.
Il saggio è disponibile in formato digitale (epub, mobi, pdf) sul blog dell'autore, "Kentucky Mon Amour", a questa pagina.
E, già che ci siete, date un'occhiata anche all'altro blog di Ivano, Beati Lotofagi, arte e cultura viste da prospettive particolari.

Kara Lafayette: "Cosa fare in città mentre aspetti di morire"
E' un Alto Adige che nasconde profonde inquietudini quello dell'autrice. E si tratta di inquietudini dietro le quali si celano orrori che si rincorrono attraverso queste sette storie affilate come lame. I lievi legami che ricorrono tra i diversi racconti sembrano narrare essi stessi una storia. Da farsi raccontare, rigorosamente, mentre aspetti di morire. Un esordio notevole: horror puro.

Lorenzo Crescentini: "Enana"
La meraviglia di un pianeta simile alla Terra il cui mistero è quello di non avere tracce di vita e di una pietra che emerge dal terreno con una "superficie troppo liscia e la curva [...] troppo perfetta per essersi formata in modo naturale". Tra le tracce (e gli indizi) lasciate del primo esploratore e la spedizione scientifica su Enana, la storia si dipana attraverso un percorso che, dalla sf di contatto, va a sfiorare elementi quasi paranormali e si risolve con il ritorno ad una classica situazione della fantascienza. Una lettura affascinante come un tramonto che riesce ad "essere allo stesso tempo incredibilmente alieno e incredibilmente familiare". 

Daniele Pollero: "Vangelia"
Una ragazza trovata in cattive condizioni sulla strada, soccorsa e portata a casa, si rivela essere l'incontro con il destino. Tra i pensieri intrisi di rimpianto di Michael e la crudele storia di repressione di Vangelia, che ha la capacità di vedere oltre, in pochissime pagine l'autore riesce a trasmettere un formidabile senso di angoscia e impotenza perché "il destino è un grande gioco, un gioco meraviglioso, con un solo difetto: nessuno può infrangere o cambiare le sue regole".

Davide Cassia: "Vargo Marian: il cinico e l'acqua santa"
Non è facile essere un investigatore privato di stampo marlowiano e trovarsi invischiati in un patto col diavolo. Capita al cinico (come giustamente deve esserlo un investigatore di quel tipo) Vargo Marian e non ci sono libere citazioni di Constantine che tengano ("Io ora non ho fede, io non credo, io ora so la verità, punto e basta. È questa la differenza tra me e un credente"): il nostro dovrà necessariamente arrivare allo scioglimento del mistero se ci tiene alla pelle. Un divertente noir dell'occulto.

Massimo Mazzoni: "Jugglers of the Dead"
Che la musica di Gigi D'Alessio sparata a tutto volume attiri i morti è la cosa meno sorprendente ("Solo a quelli può piacere...") ma il resto del racconto è un vero gioiello. E il terzetto vestito da "clown-sommozzatori" ("Giocolieri. Siamo giocolieri e se non sapete giocolare con qualcosa di letale, fareste meglio a tornare da dove siete venuto") allestice un vero spettacolo di azione, destrezza e morte (definitiva). Ambientata nella profonda provincia italiana, questa rapida (ed agile) zombie novel riesce ad uscire dai classici schemi e a ritagliarsi uno spazio vivo nel genere, Un possibile modo di porsi quando tutto il mondo sembra avviato verso una fine ineluttabile: "Le cose si alzano volando, poi gradualmente si fermano, prima di ricominciare a cadere. Sta a noi riprenderle al volo e lanciarle ancora".

Shanmei: "I racconti di Shanmei vol. 1"
Se vi aspettate che la realtà sia lì per coccolarvi con la sua placida e noiosa normalità non dovete leggere questi racconti. Se, al contrario, riuscite a sorridere di giganteschi Mastro Lindi che sorgano come mostruose divinità notturne per intervenire a favore di un accattone da cinque euro; o a simpatizzare per una nullità che lascia che gli eventi gli si attorciglino attorno e riesce, alla fine, a brindare; o a scoprire che non ci sono lampade magiche o vittorie che tengano di fronte a scelte sbagliate; o che le vecchie zie vanno guardate con sospetto anche quando ti definiscono "la rosa più bella"; o che il vecchio west è appassito come un sogno dimenticato; insomma se vi lasciate uno spazio per accettare che la realtà possa essere meno banale e bonaria e più ineluttabile e caotica, ecco, questi racconti possono fare per voi.

Gianluca Santini: "L'organismo"
Una classica distopia dove la vita di ognuno viene burocraticamente indirizzata dall'Ufficio Discernimento ("Scegliamo per tutti. Abbiamo una visione d'insieme. Scegliamo per lei, per me, per noi stessi. Per la città e il suo benessere"). Non fa eccezione il giovane Tommaso che, appena approdato alla maggiore età, scopre di essere solo una rotella del grande ingranaggio e, pieno di ideali di ribellione, si imbarca con altri come lui nell'impresa di vivere una vita fuori dall'ombra della Torre dell'Orologio (splendidamente resa in copertina da Giordano Efrodini). Il lettore lo accompagna con crescente angoscia in tutte le sue progressive prese di coscienza fino a quando il desiderio di Tommaso ("Solo scegliere") si realizzerà in un modo che non aveva previsto.


Buone letture a voi.