venerdì 20 novembre 2015

Writer from Hell

(foto di Fabio R. Crespi)
Le frequentazioni in rete di un gruppo su facebook bazzicato da autori indie nostrani mi ha portato a letture più che interessanti.
La colpa della mia frequentazione (poco invasiva, in realtà) di questo gruppo è da attribuirsi totalmente a Lucius Etruscus, che avevo invervistato a marzo di quest'anno ("Non quel Marlowe"): dalle discussioni sul gruppo (e dall'acquisto quasi casuale di "Brianzilvania" di Alessandro Girola) sono arrivato a leggere autori come Marco Siena, Lucia Patrizi, Davide Mana, Mala Spina, Daniele Ramella, Marina Belli, Ivano Satos, Kara Lafayette e Germano M. (aka Germano Hell Greco).

La prima fulminazione con i racconti di Germano è avvenuta con Barbara Brambilla, protagonista della serie BitchBlade ambientata in un mondo di derivazione 2MM ("Due minuti a mezzanotte", altro universo frequentato da più autori) e denominato Darkest e più precisamente in una orrorifica Milano illuminata da una malata alba perenne. Due i racconti: il primo ("BitchBlade"), oniricamente e psichedelicamente horror, sfocia in una seconda parte ("Il regno delle piume") dalle connotazioni urban fantasy dark(est). Si attende pazientemente il terzo.

Il secondo approccio, invece, è stato meno felice: la sua zombie novel "Offshore" (appartenente al mondo pandemico condiviso del "Survival Blog") mi aveva lasciato perplesso. Probabilmente non ero molto addentro all'ambientazione (che ho poi approfondito leggendo altri racconti di altri autori) e solo dopo avere letto diversi lavori di Germano ho comprato anche il suo "Girlfriend from Hell" (sì, ecco da dove arriva il titolo del post, anche se non l'ho ancora letto) sempre collocato nel mondo della Pandemia Gialla.

La conferma definitiva al fatto che Germano sia un autore da leggere sempre è arrivata con due racconti, uno ambientato in Alto Adige ("Le bambole del Latemar") e l'altro in Puglia ("Gli ulivi non piangono al plenilunio"). Si tratta di due storie horror inquadrabili nel filone del cosiddetto "gotico rurale" (un omaggio dovuto ad Eraldo Baldini). In entrambe le storie elementi del folklore si trasformano lentamente in vero e proprio orrore.

Devo ancora completare la mia conoscenza di Darkest ("Lollipop Double Mixed Flavour" e "Jack & Jill") e scoprire il suo fantascientifico scenario di "Perfection", un mondo connotato dall'assenza di donne, che avrà a breve un seguito alla prima storia.

F: Ciao, Germano. Intanto ti ringrazio per il tempo che ti sto rubando e che, invece, potresti proficuamente impegnare per proseguire la storia di Barbara Brambilla. Cosa ho dimenticato nella mia introduzione?

GHG: Boh, sono un po' confuso anche io… No, scherzi a parte, direi soltanto la questione editing, che è la mia professione. Come si suol dire, editor di giorno, scrittore di notte. Più o meno, poi ho anche una fidanzata e un gatto che pretendono giustamente attenzioni...
Leggendo l'introduzione, però, mi viene spontaneo chiedermi cosa ne pensi tu, esattamente, di "Offshore", e magari anche "Girlfriend from Hell". Sono entrambi lavori vecchi, direi quasi esordi, però ogni tanto si fanno riscoprire. Ma l'intervista la conduci tu, quindi continua pure. ^^

F: Mi fa piacere risponderti subilto. Diciamo che non ero preparato a una storia così cruda che colpisce allo stomaco senza pietà. O che, magari, l'ho letta nel momento sbagliato (mi capita anche con la musica di ascoltare qualcosa che al momento non mi prende e poi riascoltarlo una seconda volta, dopo parecchio tempo, e rimanerne entusiasta - mi è capitato con gli Yeah Yeah Yeahs, ad esempio-). Altre storie del "Survival Blog" di altri autori (evito di fare nomi), però, non mi sono rimaste così impresse come la tua. Se ne può concludere sia che io sono instabile e umorale (lo ammetto) sia che il racconto è, in sé, decisamente efficace. Ho in programma la lettura di "Girlfriends from Hell" e ci aggiungerò la rilettura di "Offshore". E ti farò sapere di sicuro quali saranno le mie impressioni.
Oltre al "Survival Blog", ti muovi in diversi scenari condivisi: "2MM/Darkest", ad esempio, ma anche, recentemente, un round-robin lovecraftiano, "HPL 300", sulle pagine del blog "Plutonia Experiment" di Alessandro Girola. Molti degli autori che condividono gli scenari citati hanno scelto, come te, l'autoproduzione: è una scelta a senso unico o si lascia aperta la porta anche ad eventuali accasamenti presso editori "classici"?

GHG: Diciamo che mi muovevo. Il "Survival Blog" è stato in grado di rendermi scrittore, nel senso che, prima, non avevo mai concluso granché. Ora collaboro sempre con alcuni degli stessi protagonisti di quegli scenari condivisi, ma in altre forme.
La scelta dell'autopubblicazione è stata, più che altro, un cogliere l'opportunità che il progresso mi ha messo a disposizione. Mai pensato di arricchirmi, d'altronde non l'ho mai pensato nemmeno riguardo all'editoria tradizionale (con la quale, da "scrittore vero", si guadagna anche meno, dati i contratti che girano), ma più che altro di scrivere e basta, saltando la cosiddetta "filiera italica" (che considero alla stregua di un moloch che ritarda ogni cosa, ogni campo, che ci ritarda come nazione). Tutto ciò che mi premeva era che i miei ebook fossero, sotto ogni punto di vista, professionali. Assicurato questo aspetto, l'autopubblicazione è divenuta mezzo espressivo naturale.
Ma è bene chiarire, non ce l'ho con gli editori in sé, infatti esistono realtà editoriali effervescenti e ambiziose. Ce l'ho coi cialtroni. E quelli abbondano, in ogni campo della società umana, editoria inclusa.

F: E, in effetti, i tuoi prodotti sono a tutti gli effetti professionali perché ciò che mi ha colpito in modo particolare è proprio l'estrema cura con cui vengono prodotti i libri digitali tuoi e di altri (eviterei di ripetere i soliti nomi): dall'editing all'impaginazione fino alla copertina (per non parlare dei contenuti) la qualità spesso è pari se non addirittura superiore a quella media delle case editrici (le quali, a parte rare eccezioni, continuano a considerare, a torto, il digitale come il parente povero del cartaceo). Immagino che i costi siano, di conseguenza, piuttosto alti: vale la pena di rimanere comunque indipendenti?

GHG: Grazie molte. Devo confessare che essersi cimentati in questo campo insieme a miei pari e colleghi (alcuni di quelli che hai citato tu all'inizio) ha fatto sì che creassimo una sorta di factory editoriale (che poi è diventata la Moon Base Factory), un gruppo in cui ciascuno mette a disposizione i propri talenti, scambiandoli con altri talenti. È un privilegio, ne sono cosciente, e lo tengo stretto. Come si fa a entrare in un circolo come questo? Difficile, non lo nascondo, quasi impossibile. Per tutti gli altri che sognano la produzione di un ebook professionale io consiglio di cercare persone di cui vi fidate, e che siano in gamba, e soprattutto che non vi chiedano favori in cambio. Gli amici non sono quelli del do ut des (difficile crederlo, ma è così), ma coloro che ti aiutano perché sanno che il tuo sogno è anche il loro.
E, se non riuscite a trovarli non disperate, esistono strumenti gratuiti messi a disposizione in rete, a cominciare da software efficaci per creare copertine, e via via tutto il resto. Basta cercare, informarsi, e alla fine, con una spesa minima (parliamo di meno di 50 euro, anche meno di 30) si può creare un ebook assolutamente competitivo.
L'unico, vero problema è cercare un editor. Quello è qualcosa che un software non può sostituire. Ma, forse, cercando abbastanza, riuscirete a trovare un'altro A-Team...
Per il resto, l'indipendenza è da sé il valore fondamentale e insostituibile. Con essa si può scrivere in barba alle stolide logiche di mercato, che hanno smerdato (perdona il termine, ma è il più pregno) la narrativa italiana. Si può tornare alle origini, a misurarsi col pubblico senza intermediari, sedicenti "esperti di settore" che ne sanno meno di te.

F: Il fatto di distribuire i propri lavori esclusivamente su Amazon (e quindi in un formato proprietario che, tra parentesi, non è quello che utilizzo io) non è una notevole limitazione alla diffusione dei propri lavori? 

GHG: Sì, lo è, ma a dispetto degli ormai dieci ebook pubblicati, ti rivelo che sono ancora in fase di sperimentazione. Sto ancora guardandomi intorno e studiando il mercato, per capirci. Di sicuro evolverò ancora.

F: Io non amo particolarmente book trailer e blog tour ma, ho notato, che sono spesso utilizzati come strumenti di "lancio". Quali modi utilizzi per fare pubblicità ai tuoi lavori? Un autore di libri digitali partecipa, ad esempio, a iniziative di presentazione "live" delle proprie opere?
 
GHG: Confesso di non ritenermi molto in gamba, per quanto riguarda la promozione dei miei lavori. Alex [Girola, n.d.r.], con Quantum Marketing, lo è di gran lunga più di me. Di solito utilizzo il mio blog e le pagine facebook dedicate. Facebook soprattutto è, oggi, strumento imprescindibile.
Poi, che quest'ultima sia una cosa positiva è tutto da vedere.

F. Tornando ai tuoi lavori e in particolare a "Perfection", come nasce questo mondo e come si lega alla Perfection di "Tremors"?

GHG: Non si lega, "Perfection" condivide con "Tremors" solo il nome della città e, in parte, il deserto che la circonda. Io adoro quel film, ma l'omaggio si ferma lì. La mia Perfection appartiene ad altre passioni, robotica e intelligenza artificiale in primis. Nasce dall'idea che il futuro ci porterà a interagire in maniera sempre più spontanea e naturale con le macchine, in barba a coloro che, oggi, storcono il naso all'idea di innamorarsi di una macchina. L'idea alla base è: se una macchina è talmente verosimile da sembrare vera, allora è vera. Perché noi non siamo in grado, a tutt'oggi, di definire cosa sia la nostra autocoscienza. Ragion per cui, un'imitazione di essa risulterebbe in una "vera" autocoscienza.
Ah, e poi in "Perfection", nella mia, c'è tutto il mio amore per la cultura pop americana, per il cinema e la narrativa e per le distopie inquinatissime e cyberpunk (sì, perché il mondo di Perfection non si ferma al deserto americano, ci sono scenari europei e italianissimi di cui non ho ancora avuto modo di scrivere).

F: Io sono rimasto particolarmente impessionato dalle due storie gotico rurali. Hai già idea di muoverti ancora in questi scenari? 

GHG: Assolutamente, piacciono anche a me, e l'idea di scrivere ancora di orrori italiani mi stimola molto.

F: Altri progetti? Non vorrei sembrare insistente ma... Barbara Brambilla?

GHG: Barbara è in pausa, ma solo per mancanza di tempo, il terzo episodio c'è, nella mia testa, ma altri progetti domandano la precedenza. Per cui, sorry. Ma devo ammettere che mi fa piacere questa tua insistenza. ^^

F: Curi anche un blog personale, "Book and Negative". Da dove deriva il nome e di cosa ti occupi? 

GHG: Deriva da "Il Libro e il Negativo", che doveva essere il nome italiano del blog. Poi mio cugino, con cui condivido la gestione della piattaforma, mi suggerì che potesse risultare "poco cazzuto", così lo inglesizzai. Ed è rimasto tale.
Di cosa tratta? È un luogo in continua evoluzione, ora parlo di narrativa, attraverso due o tre linguaggi diversi: cinema/TV, scrittura e arte. Magari tra un anno cambierà ancora.
Una cosa, però, è immutata, la sua assoluta indipendenza, che si traduce nella assoluta negazione di qualunque favoritismo verso altri siti (a cominciare dagli scambi di link concordati a tavolino). Non so che farmene, di questi mezzucci.
Va da sé che Book and Negative rispecchia la personalità del sottoscritto, un po' ruvida, ma onesta.

F. Ti ringrazio ancora per la tua disponibilità, Germano. Ciao, a (ri)leggerti presto... 

GHG: Grazie a te per questa opportunità, mi ha fatto molto piacere. A presto!


Ah, visto che ne abbiamo parlato, il blog di Germano Hell Greco, "Book and Negative", lo trovate qui.