venerdì 30 ottobre 2015

Mettiamo un po' di musica...

... perché è da tempo che, sul blog, il volume del sottofondo musicale è basso: i miei post a tema musicale si sono rarefatti in maniera proporzionale ai miei ascolti, meno assidui e meno approfonditi di quanto lo fossero una volta.

Ciononostante (che è un avverbio che da tempo desideravo mettere in un post) continuo ad acquistare CD (meno maniacalmente di quanto faccessi prima e di quanto faccio ora con gli ebook) e tentare almeno un primo ascolto (a volte mi lascio prendere l'orecchio e arrivo anche a due o tre).

Di seguito un po' di cose interessanti ascoltate ultimamente (non è un "best of" del 2015) a partire dalle novità (si intende l'anno corrente anche se, primo, si tratta magari di uscite di inizio anno e, secondo, nessuno dei citati è un'opera prima) passando da cose più o meno recenti fino ad arrivare ai ripescaggi.

Al solito, un commento personale (quindi non tecnico) breve (anche più breve del solito e, in alcuni casi, più breve di quanto meritino gli album in sé) e il solito link a un video.


Nuovinuovi (perché certa musica si segue a ogni uscita)

Tame Impala: "Currents" (2015)
  |>  Let It Happen
Tame Impala goes pop. Al terzo lavoro, la band alleggerisce le proprie sonorità strizzando più di un occhio al lato elettropop danzereccio. Però l'anima psichedelica pare ancora viva e personalmente spero che i ragazzi riprendano la strada dei primi due album. 

FFS: "FFS" (2015)
 |>Johnny Delusional
Che ci fanno insieme una band indie scozzese degli anni zero (Franz Ferdinand = FF) e un gruppo in carriera fin dal '71 (Sparks = S) e sempre in grado di ridefinirsi musicalmente (psych, glam, new wave, art, ecc.)? Fanno un disco: questo. E riesce ad essere un ascolto piuttosto accattivante. 

Braids: "Deep in the Iris" (2015)
  |> Miniskirt
Un lavoro più patinato e meno glitch rispetto ai primi due album, coda leggera del precedente "Flourish // Perish" (2013). Pur senza grossi brividi, i Braids si propongono sempre ad un certo livello, merito anche dei vocalizzi di Raphaelle Standell-Preston. 

Godspeed You! Black Emperor: "Asunder, Sweet and Other Distress" (2015)
  |> Peasantry or 'Light! Inside of Light!'
Qua siamo dalle parti del mito, alla faccia di quelli che pensano che il rock sia morto negli anni '90. I GYBE, formazione canadese dalle forti connotazioni politiche, sono il punto di partenza (anni '90) di quel miscuglio generalmente definito post-rock: brani lunghi, parti recitate, derivazioni noise e spacey, composizioni quasi sempre strumentali. Dopo una lunga pausa (dal 2003 al 2011), ritornano sulle scene, prima con "Allelujah! Don't Bend! Ascend!" (2012) e poi con questo album, rimanendo ancora un punto di riferimento ben distinguibile nel marasma della musica strumentale "alternativa". 

Emika: "Drei" (2015)
  |>  My Heart Bleeds Melody
Dopo un ottimo album di debutto ("Emika", 2011) in chiave post-trip-hop (o simil-dubstep, ma meno anonimo) con una sonorità che riusciva a conciliare il lato pop elettronico bristoliano con quello techno berlinese, e un album dove l'esposizione musicale tendeva al raffreddamento e a un certo compiacimento vocale ("DVA", 2013), Ema Jolly (aka Emika) torna con il nuovo album a dedicarsi maggiormente all'esplorazione musicale e il risultato, ancora una volta, è un'elettronica cupa e personale spazzata da lampi luminosi. Mi piace.

Erica Mou: "Tienimi il posto" (2015)
  |> Tienimi il posto (live @ Collisioni 2015)
Svolta quasi indie per Erica Mou che con la sua voce limpida ci "sussurra" un album delicato e raffinato di rara intesità. Un passo coraggioso, un risultato positivo e una grande promessa per il futuro. 

Verdena: "Endkadenz Vol. 2" (2015)
  |> Colle immane
Seconda parte di un unico lavoro (l'omonimo "Vol.1" precede questo di pochi mesi) i Verdena, come sempre, non si fanno dettare l'agenda da nessuno, men che meno da mode o mercato. Dopo il precedente "Wow" (2011), un disco quasi di rinnovamento in chiave più pop, ci propongono un nuova personale reinterpretazione di sè stessi in bilico tra passato e presente ma ancora un passo avanti lungo la loro personalissima strada. E' impressionante come, ancora una volta, facciano centro pieno, a dispetto di chi li vede come un gruppo che gioca a fare "i Verdena" per prendere per il culo il mondo. 


Menonuovi (perché a volte scappa qualcosa e ci si rende conto dopo un po') 

Agricantus: "Turnari" (2014)
  |>  Turnari
Gli Agricantus, orfani del motore Tonj Acquaviva e della mirabile voce di Rosie Wiederkehr, tornano (come da titolo) e dimostrano di riuscire a tenere ancora il passo, magari senza stupire troppo. E anche la voce di Federica Zammarchi si inserisce alla perfezione nelle ritrovate sonorità di elettronica world del gruppo. 

Beatrice Antolini: "Beatitude" (2014)
  |>  DNA (Embarassed Space)
Nonostante la segua fin dai suoi esordi mi accorgo solo ora di non avere mai parlato di Beatrice Antolini, musicista totale e fondamentale della scena indie italiana. Dal minimalismo psichedelico degli esordi al pop colto di Vivid (2013), la Antolini percorre come un carro armato la sua strada approdando alla fine a questo EP che mirabilmente amalgama tutte le sue anime. 

Nine Inch Nails: "Hesitation Marks" (2013)
  |> Satellite
I NIN oltre i NIN classici rimangono comunque potenti. Trent Reznor rimane un punto di riferimento anche quando, abbandonata l'autodistruzione (cosa avvenuta da tempo, per altro), rivela le sue esitazioni e i suoi dubbi ("copy of a copy of a copy"). In questo album intinge i suoi (suoi più che mai) NIN negli How To Destroy Angels e continua a tenere banco.

Jennifer Gentle: "A New Astronomy" (2005)
  |>  Hidden Flower
Rumori e psichedelia, melodie aliene e droni per un lavoro registrato in casa su quattro tracce dedicato a Giovanni Paneroni, astronomo dilettante dei primi del '900 propugnatore di una cosmogonia alquanto bizzarra. Un ascolto per pochi, possibilmente paranoici ma con la mente aperta. 

Toy: "Toy" (2012)
  |>  Motoring
Toy: "Join the Dots" (2013)
  |>  Join th Dots (live session)
Brit & psych: sto decisamente perdendo colpi se mi sono accorto della loro esistenza solo perché Natasha Khan ha appena buttato fuori un album insieme a loro con il moniker Sexwitch. Rielaborano forse sonorità consolidate (un miscuglio esplosivo di psych, kraut, noise e melodia brit) ma lo fanno proprio bene.


Ripescaggi (perché, a volte, abbiamo bisogno ascolti facili e sicuri) 

Oh Laura: "A Song Inside My Head, A Demon In My Bed" (2007)
  |>  Release Me
Beccati quasi per caso quando avevo maggiori frequentazioni in campo musicale, la band svedese pratica un leggero pop rock folkeggiante, come tanti da quelle parti. Ma io mi innamoro istantaneamente delle voci e quella di Frida Öhrn mi aveva subito fulminato. Scopro ora che, oltre a questo, hanno fatto un altro album nel 2012 (The Mess We Left Behind): magari lo cerco...

Hooverphonic: "The Magnificent Tree" (2000)
  |>  Mad About You [version 1] [version 2]
Hooverphonic: "The Night Before" (2010)
  |>  The Night Before
Noto (magari non lo conoscete di nome ma "Mad About You" l'avete sicuramente sentita) gruppo belga di derivazione trip-hop e poi decisamente pop mainstream la cui caratteristica è sempre stata quella di proporsi con una certa eleganza. Caratterizzato quasi dall'inizio dalla voce di Geike Arnaert, dopo l'abbandono di questa la parte vocale passa, con buoni risultati, a Noémie Wolf (che proprio quest'anno ha lasciato, vabbé).

Norah Jones: "Come Away With Me" (2002)
  |>  Don't Know Why
Norah Jones: "Feels Like Home" (2004)
  |>  Creepin In (feat. Dolly Parton)
Norah Jones: "Not Too Late" (2007)
  |>  Sinkin' Soon
Norah Jones mi è sempre stata un po' sui coglioni. Forse perchè vedere un'etichetta come la Blue Note aprirsi al jazz/folk (?) patinato del primo album era un po' come se la Cramps avesse messo in catalogo Gigi D'Alessio. In realtà la ragazza è proprio brava e, nonostante il debutto milionario su cui tanti avrebbero campato all'infinito, ha piano piano cercato di scostarsene e di rinnovarsi. Nel secondo album il jazz lascia la strada al country/blues, nel terzo album prova a inserire anche qualcosa di più ruvido (Sinkin' Soon). Insomma, si invecchia, ci si ammorbidisce e ora Norah Jones non mi sta più sui coglioni (penso che mi procurerò anche quelli che mi mancano).

Beth Orton: "Trailer Park" (1996)
  |>  Tangent
Beth Orton: "Central Reservation" (1999)
  |>  Central Reservation
Beth Orton: "Daybreaker" (2002)
  |>  Paris Train
Beth Orton: "Comfort of Strangers" (2006)
  |>  Conceived
Beth Orton: "Sugaring Season" (2012)
  |>  Magpie
Di Beth Orton mi ero innamorato verso la fine degli anni '90. Si sperimentava con quelle cose tipo WinMX e tra i primi assaggi ci furono alcuni brani di "Central Reservation" e di "Love In The Time Of Science" di Emiliana Torrini. Entrambe le ragazze avevano quella contaminazione elettronica che mi piaceva tanto (la Torrini più della Orton, ma la Orton aveva belle frequentazioni tipo i Chemical Brothers). Continuai a seguire assiduamente la Torrini e con la Orton mi arresi all'uscita di "Comfort of Strangers" (troppo folk, niente elettronica). Quest'anno mi è capitato di sentire qualche brano di "Sugaring Season" (ci ho trovato qualche rimando alla vecchia Beth) e ho riscoperto il piacere della sua voce. Grazie a ebay mi sono comprato tutti i cd e mi sono riascoltato tutto quanto (confermo l'impressione su "Comfort of Strangers", preso pure in deluxe edition per non farmi mancare niente).


Prossimamente (in arrivo o che devo ancora procurarmi)

L'album di Natasha Khan (aka Bat For Lashes) con i Toy ("Sexwitch", 2015).
Il secondo album solo di Noel Gallagher ("Chasing Yesterday", 2015).
L'ultimo dei Metric ("Pagans in Vegas", 2015).
"High Dive" (2004), l'album meno country di Maria McKee (ex Lone Justice).
"Klavirni" (2015) di Emika (piano e voce).
"Right On!" (dicembre 2015) di jennylee (Jenny Lee Lindberg delle Warpaint).
"La Di Da Di" (2015) dei Battles.
"Adore Life" delle Savages (uscirà a gennaio).
Varie & eventuali...

Buon ascolto.