venerdì 23 ottobre 2015

Letture indie autunnali

Da metà agosto fino a quasi alla fine di settembre sono incappato nel blocco del lettore (inteso come chi legge, non dell'ereader). Naturalmente, nel frattempo, da brava formichina, non ho mai smesso di acquistare ed accumulare potenziali arretrati di lettura.

C'è voluta una uggiosa giornata autunnale (la foto del post è dello scorso inverno, con tanto di neve, ma non importa) di ritiro spirituale (nel senso che la riserva di spiriti bruciapapille era a disposizione) per ricominciare a leggere (con un improbabile sottofondo musicale di Jennifer Gentle e Dry the River).

Ho ripreso dai lavori pubblicati di fresco di due autori "sicuri" (almeno per me): Banshee Miller e Marco Siena. Da quel momento ho proseguito, molto lentamente, con altri autori altrettanto "sicuri" (Germano Hell Greco, Davide Mana, Alexia Bianchini, Alessandro Girola e Mala Spina).

Dopo questi avrei intenzione di affrontare qualcosa di nuovo: Marina Belli (già in canna sull'ereader), Cinzia De Toffoli, Claudio Vastano, Aurora Stella, Alfredo Mogavero, Andrea Brando, Cristian Leonardi, Frank Detari, ecc. (ma tanto so che poi andrò a istinto, qualsiasi cosa programmi prima).


Banshee Miller: "Notte Voragine"
Sono strani i personaggi di Banshee Miller. O forse, semplicemente, vedono le cose in maniera diversa da noi. Mi riferisco ai personaggi non umani: Adele, già incontrata in "Prega il tuo dio", ma anche il Sodomizzatore (che non era stato sconfitto definitivamente) e Voragine (una nuova conoscenza da brivido). Adele, che nel precedente romanzo pareva rappresentare la Natura, in questa nuova storia si rappresenta, insieme al suo cane/compagno Ombra, quasi come un guardiano dell'Ordine: un ordine universale che pare sfuggire alla dicotomia bene/male: "Avete perso di vista la differenza tra bene e male" dice Fosco, rappresentante dell'essere-umano-decente; "E qual è questa differenza, la sai tu?" replica Jacqueline (un altro gradito ritorno).
La storia comincia con una trasfigurazione orrorifica ma, scena dopo scena, l'orrore si rivela essere solo un dettaglio di un quadro ben più ampio che si inizia a intravedere: da "Area megalitica" e "Prega il tuo dio" le storie di Banshee Miller convergono in "Notte Voragine" ma non trovano una definitiva conclusione qui. Anzi, paiono decisamente preludere a un nuovo inizio.
Le copertine sono molto importanti anche per i libri digitali e Agush, illustaratore delle copertine delle storie di Banshee Miller, riesce a trasmettere con le sue illustrazioni originali quel tocco di inquietudine in più che non guasta mai. 

Marco Siena: "Un posto tranquillo per morire"
Si torna di nuovo a Presello, dove succedono cose da paura (cfr. "La vedova") e dove vivono i tre fratelli Ascari, spiantati e sfigati ma simpatici quanto basta. Ai tre fratelli, tramite l'amico trafficone Ettore, viene offerto un lavoro occasionale: parcheggiatori ad una festa organizzata da un magnate russo in un paesello non lontano. Naturalmente la sfiga si muoverà con loro: la colonna sonora ideale passa dai Creedence Clearwater Revival e Steppenwolf a una demoniaca techno da rave e i tre Ascari dovranno giocarsela a botte e kalashnikov con dj spagnoli, giovani fighetti strafatti, guardie russe e una setta satanica di vecchi riccastri prima di riuscire a tornare a Presello, un posto tranquillo per morire. O, magari, per andare avanti. Non siamo sul versante dell'horror ma questa è un'altra storia originale di Marco Siena ambientata nella sua "tranquilla" provincia italiana.

Germano Hell Greco: "Gli ulivi non piangono al plenilunio"
Germano Hell Greco trascina il lettore in una lenta danza di morte con lo sfondo di una Puglia trasfigurata dagli ulivi seccati dalla xylella e dal polveroso rotolare del Keteb, demone ebraico in cui confida un esponente della Sacra Corona Unita.
Due sono i protagonisti: una cooperante liberata dalla prigionia in Africa per essere di nuovo imprigionata in Italia e un africano che, dai gommoni e dai campi italiani degli schiavi del raccolto, sale qualche gradino della scala della piccola criminalità.
Una sola è la ballata che li lega: magia, mitologie tecnologiche e sangue segnano i loro passi, i morti creano la coreografia e il mondo reale si rivela essere semplicemente un aspetto del male perché "certe cose... le cose cattive, semplicemente, accadono. Forse non sono nemmeno cattive".
Il racconto, da leggere senza interruzioni, è di una potenza progressiva: quando arrivi alla fine ti accorgi di non poter sfuggire al Keteb che già sta rotolando attorno a te.

Davide Mana: "Ombre elettriche"
In parte racconto, in parte dossier investigativo (con tanto di omissis), Mana mette in scena una spettrale vendetta che trae le sue origini da piazza Tienanmen. La storia appare decostruita ad arte, in bilico tra fantascienza dal sapore dickiano e ghost story, e la sua ricostruzione viene affidata al lettore.
Il colonnello Zhu dell'Unità 28 (“Noi serviamo lo Stato. E prima ancora, noi serviamo la Verità.”), che opera nel campo dell'oltremondano sotto il sigillo di due esagrammi dell'I-Ching (Ordine e Transizione), fa da guida al lettore e lo lascia, alla fine, con un forte senso di orrorifico smarrimento.
Da leggere, postilla dell'autore compresa. 

Alexia Bianchini: "Sefoxirya"
E' sempre piacevole imbattersi nella scrittura di Alexia Bianchini e nelle protagoniste dei suoi racconti. Non fa eccezione la sua Sefoxirya, determinata regina (principessa, in realtà, ma regina in fieri) guerriera, al centro di un veloce racconto fantasy in tre atti venato di particolari orrorifici (simil-zombie e spiriti reincarnati): la storia di Sefoxirya è la storia di una vendetta sopra un'altra vendetta, una storia dalle origini ancestrali e con la prospettiva di un futuro da (ri)costruire.

Alessandro Girola: "Valli del terrore"
Quasi come una guida turistica un po' sui generis, l'autore ci porta a scoprire, dopo le "Isole", le "Valli del terrore", tre racconti di ambientazione vicina (almeno per me che sto in Lombardia: Val Seriana, Valcamonica, Valle di San Martino) e dal clima goticorurale che ben si innesta in quel ciclo, "Italia Doppelgänger", dove vengono svelate quelle zone oscure del mondo "reale" in cui bisognerebbe evitare di capitare.
Tre storie di personaggi comuni spinti da pulsioni primarie (avidità, curiosità, libido), certamente non eroi -ma nemmeno all'altezza di essere antieroi-, incontrano il loro destino nella forma di orrori che traggono origine dal folklore o dal mito. Un plus personale per me: già ho timore dei cani e leggere "Il gramo"  (il primo dei tre racconti) mi ha convinto di dovere continuare ad averne. Sempre.

Mala Spina: "Brutta come la morte" ("Storie da un Altro Evo" n.3)
Alla terza passeggiata per le strade di quella Città ai confini dell'Impero, frequentata da gentaglia ("metà degli abitanti della zona portuale aveva abbastanza crimini a pesare sulle proprie coscienze da meritare quel destino e l’altra metà non aveva proprio qualsiasi tipo di morale") si incontrano personaggi già conosciuti e si amplia il quadro narrativo (le storie si svolgono tutte nella stessa giornata).
Meno sword e più sorcery dei precedenti capitoli, il racconto ha un ritmo veloce ed è, come tipico dell'autrice, condito di ironia a partire dalla protagonista, una modesta cameriera brutta come la morte ma con la capacità di resistere all'assurdo conservando la sanità mentale e in grado di salvare la città pur senza possedere le classiche caratteristiche dell'eroe (o si dice eroina?).
Si attendono con impazienza gli altri tasselli del quadro.