sabato 6 giugno 2015

Banshee Miller, megalomane con uno stile

(foto di Fabio R. Crespi)
Andando spesso a pescare “a caso” nelle offerte su Amazon, mi sono imbattuto in Banshee Miller, uno di quei pochi autori con dei tratti di decisa personalità rispetto alla massa delle proposte che si trovano.
Qualche tempo fa era in offerta gratuita “Montagne di carne”che fa coppia con “Area Megalitica”: due racconti con protagonista Jacqueline, una pastorella sexy e piuttosto cazzuta. Li presi entrambi e me li scolai di fila. Come ho già avuto modo di accennare in un post precedente, si tratta di due racconti horror dalle sfumature differenti: nel primo Jacqueline si trova ad avere a che fare con dei vicini mostruosi e schifidi, nel secondo la pastorella si ritrova immersa in una storia di sette segrete, sacrifici umani e misteri da custodire.
Una volta finito il dittico, ho voluto recuperare anche “La Madunina”: il paesaggio rurale viene abbandonato per una storia metropolitana con protagonista la Madunina, simbolo di Milano e bronsoniano giustiziere della notte. Notte in cui, sotto gli occhi di una blogger in cerca di un rilancio, si incontrano (e si scontrano) bauscia e tamarri, poliziotti e demoni. Una storia bizzarro e sanguinaria, ma con simpatia.
Nel frattempo io e Banshee Miller siamo arrivati a contatto e, ancora prima di leggere l’ultimo lavoro, gli ho chiesto se fosse disponibile per quattro chiacchiere. 
Ho letto il suo ultimo lavoro ed ecco, a seguire, le quattro chiacchiere.

F. Ciao. Come nasce Banshee Miller, autore? E perché uno pseudonimo che non suona "italiano"? Che riferimenti porta con sé?

BM. Be’, prima di tutto ciao, a te e a chi leggerà queste chiacchiere. E grazie dell’interessamento. 
Lo pseudonimo. Banshee Miller nasce da un sogno. Sì, un sogno che ho fatto qualche tempo fa. Hai presente quei sogni estremamente realistici che capita ogni tanto di fare? Ecco, in questo sogno c’era un tipo, una specie di supereroe vestito con un kimono marroncino, e nella mia testa sognante era molto simile a Beck del videogioco Tekken, che se ne andava in giro volando, menando botte da tutte le parti, sparando palle d’energia azzurra, incenerendo, e si chiamava Banshee Miller. Il bello era che nonostante vivessi il sogno da osservatore esterno, il supereroe ero io. Quindi nessun riferimento strano, curioso o dotto, per carità. 
È vero, non suona per niente italiano, e sai? Nonostante non abbia modo di sapere se dia risultati in termini di visibilità, mi piace come suona, mi piace l’effetto che fa scritto, e mi sembra proprio il nome di uno che scrive storie come le mie.
Azzeccato o meno che sia, uso uno pseudonimo perchè voglio sapere cosa posso ottenere con le sole mie forze. Non ho detto praticamente a nessuno di questa mia nuova avventura, in modo da avere riscontri diretti con il pubblico vero, senza recensioni o download di parte. Quello che ottengo, poco o tanto, per adesso è tutta roba vera, senza dover fare nessuna tara.
Il Banshee Miller autore c’è perchè qualcuno era ora che le scrivesse queste storie, non credi? Ah, se sembro megalomane, è soltanto perchè sono megalomane, giusto per precisare.

F. Quindi non possiamo rivelare chi c’è davvero dietro a Banshee Miller?

BM.  Sei pazzo? No, assolutamente no...

F. Va bene, Banshee, ma non finisce qui. Da poco è uscito “Prega il tuo dio”, ambientato in una piccola cittadina che viene sconvolta da una serie di delitti e più lungo dei lavori precedenti: la storia comincia da thriller e scivola verso un non meglio definibile fantastico/horror. Il killer al centro della vicenda ha un modus operandi bizzarro (viene chiamato “Il Sodomizzatore”) e una serialità quasi casuale. Attorno all'assassino scorrono le vicende intrecciate del bulletto di paese, del ragazzo timido, della bellissima ragazza misteriosa e della follia umana. E lo scontro finale non è tra bene e male perché, come ci dice proprio la bella Adele: "La natura non c’entra niente, la natura non ha creato quella cosa, chiaro?". Il mostro non è sovrannaturale o alieno: l'antagonista siamo noi stessi e il nostro modo di essere.
Come per gli altri racconti, soprattutto “La Madunina”, le tue storie sono tutte catalogabili nel fantastico ma più difficilmente categorizzabili tra horror, action, bizzarro fiction (io li ho catalogati tutti come horror, per semplificare) e i tuoi lettori meno sgamati potrebbero trovarsi in difficoltà, aspettandosi magari qualcosa di diverso. Hai avuto riscontri in tal senso?

BM. Riscontri veri e propri no (a parte uno caso dovuto a un errore di Amazon, che aveva infilato “Montagne di carne” nella categoria erotica). C’è chi apprezza e chi no, come sempre, come è giusto del resto. 

F. Jacqueline pare essere molto avvenente ma infilare nella categoria erotica “Montagne di Carne” è decisamente oltre l’immaginabile. Forse hanno giudicato dalla copertina (poi parleremo anche delle copertine dei tuoi lavori) ma, anche da questo punto di vista, mi pare che si siano lasciati parecchio andare. D’altra parte la definizione dei possibili generi di appartenenza, in molti casi e soprattutto nel tuo, è parecchio complessa.

BM. Per quello che riguarda il genere sai cosa ti dico? Vado fiero del fatto che queste storie siano di difficile catalogazione. Non lo faccio apposta, non sto lì a scervellarmi per cercare di scombinare le carte dei vari generi, però lo faccio, diciamo in modo naturale. Non credo che questo fatto possa mettere in difficoltà un lettore, sgamato o meno. Il modo giusto per leggere una storia credo sia: essere incuriosito, leggerla, fine. Chi se ne frega del genere. 
Queste sono storie fantastiche, anche se molto attaccate, incarnate nel reale, e penso sia il campo dove l’autore possa sbizzarrirsi di più, giocare, prendere in giro i canoni tipici dei vari generi e anche mandare qualche messaggio, se capita. In pratica una figata.

F. Io apprezzo le contaminazioni e mi sono goduto le tue storie ma molti lettori non sono, forse, preparati a farsi sorprendere perché mancano soprattutto di vera curiosità e preferiscono leggere lavori, tutti in qualche modo simili uno all'altro, che li possano avvolgere in mondi che non devono mai discostarsi troppo dalla loro modello di fantasia ideale. Insomma, i lettori non sono mai come gli autori vorrebbero, probabilmente. Sentendo i discorsi di alcuni autori a volte traspare addirittura del quasi giustificabile disprezzo per larga parte della mia “categoria”. Secondo te è possibile avere un dialogo costruttivo tra autori e lettori?

BM. Sì, senza ombra di dubbio. Anzi, deve essere così. Cosa c’è di più utile e giusto e bello per un autore che dialogare con un suo lettore? Sopratutto a certi livelli più o meno raso terra? Il lettore è tutto, e tutti gli autori sono prima lettori. Lo scopo ultimo per chiunque è leggere belle cose, che piacciono. Qualcuno cerca di contribuire scrivendo, qualcuno no, ma ehi, alla fine vogliamo tutti leggere storie pazzesche. Poi ci sta, che uno si lamenti, perchè in effetti il panorama è un po’ desolante, ma lo è da entrambe le parti autori/lettori. Calma e pazienza ci vuole, per non affogare. 

F. Io sono diventato ebook-dipendente (per praticità e mancanza fisica di spazio) e la curiosità mi spinge a cercare qualcosa di nuovo soprattutto tra gli autori che si autopubblicano. Spesso si casca male ma, a volte, si ricavano delle soddisfazioni. Tu come sei arrivato a scegliere l'autopubblicazione? E come sei organizzato per editing e copertine, molto caratteristiche e “personali” anche queste, tra l’altro?

BM. L’autopubblicazione è la libertà assoluta. Fai tutto quello che vuoi. Puoi scrivere qualsiasi cosa. In passato ho pubblicato con piccoli editori, sotto un’altro pseudonimo che non posso rivelare, se no poi dopo dovrei ucciderti, e uccidere anche chi leggerà l’intervista, insomma, un casino, e sai una cosa? Gli editori sono dei rompicoglioni. Sì, proprio così, e in cambio cosa ti danno? Niente. Va be’, ho esagerato, ti danno una certa soddisfazione per via del prestigio da bar che ricavi dall’aver pubblicato con loro. Tempi d’attesa mostruosi, pignolerie assurde, idiozie, vendite penose, promozione assente o dinosauresca. Come? Se Mondadori si offrisse di pubblicare le mie storie nella Piccola Biblioteca Oscar? Oh, non scherziamo, accetterei all’instante. E, non mi crederai, avrei paura d’aver fatto una cazzata.
Come detto da molti, anche dall’intervistato appena precedente Marco Siena, tra il piccolo editore, l’unico a cui si può ambire, e l’autopubblicazione non c’è questa gran differenza, perciò, meglio avere almeno la libertà. 
Di certo la facilità con cui uno può autopubblicarsi ha dato il via a una vera e propria invasione degli ultra-scrittori. Dappertutto, in ogni campo, se c’è tanto, c’è anche tanto schifo. Ma come hai fatto notare tra lo schifo c’è anche del buono. E in certi casi, citati tra l’altro in post ammirevoli sul tuo blog, il buono diventa ottimo. Come certi pionieri del self-publishing che hanno aperto la strada a molti altri, invogliando, dando l’ispirazione con il loro lavoro. Gente come Alessandro Girola, Germano “Hell” Greco o Lucia Patrizi. Autori che sanno il fatto loro, in grado di sfornare prodotti di un livello assolutamente professionale, addirittura superiore a molte opere di editori blasonati, sia sotto l’aspetto tecnico che sotto quello dei contenuti e gestire blog altrettanto validi. 
Io non so tanto il fatto mio e non ho un tale livello professionale. Neanche per idea. Per due motivi. Il principale è che non ho le competenze. Il secondo è che sono uno scrittore impulsivo, non sono un gran pianificatore, questo è il mio stile. Già, perchè io ho uno stile, oltre a essere megalomane e sapere anche scrivere in italiano, più o meno. Sono quei tratti di decisa personalità di cui accennavi all’inizio, e credo che contino molto ai fini della fruizione dell’opera. 
Per le copertine infine, ho ingaggiato un artista professionista pazzesco, mio fratello, che comunque è architetto, non un idraulico, e sono moto soddisfatto dei risultati. Hanno carattere queste copertine, nella loro semplicità.

F. Direi che le copertine caratterizzano in modo particolare sia i tuoi lavori che il tuo stile. Confermo, hai uno stile. E, dissento, non sei esattamente megalomane, così, a prima vista: nella mia vita ho incrociato tanti megalomani che, oltrettutto, non avevano neanche uno stile. In ogni caso, ti consideri soddisfatto dei risultati che hai ottenuto (tipo finire intervistato in un blog seguito da nove persone, una delle quali sei tu) o preferiresti essere pubblicato da un editore? 

BM. Ecco, la domanda che temevo di più. Sì, sono soddisfatto, ma per affermarlo devo fare sforzi e ragionamenti, sudando e tagliuzzandomi con una lametta. All’inizio, credo sia così per tutti, quando uno s’accinge a fare il primo grande passo nel mondo dell’autopubblicazione, crede che di lì a poco verrà sommerso da download e recensioni e commenti e anche insulti, perchè il successo genera l’invidia, si sa. Quando invece ti rendi conto che non ti caga nessuno, ma proprio nessuno, la storia cambia. Ti chiedi se ne vale la pena, e dalle stelle si passa alle stalle. Tuttavia piano piano, molto piano, si va avanti e, considerato tutto l’insieme, anche un micro risultato diventa una bellissima soddisfazione. 
L’esempio migliore è questa intervista, su un blog seguito da nove persone una delle quali sono io, va bene, ma, oh, io sono nessuno, sono una goccia nel mare, per avere la certezza di cosa sarei riuscito a combinare con le sole mie forze ho anche messo in pratica quella cosa dello pseudonimo che ho detto sopra. E tu, hai letto le mie storie e ti sono piaciute, non un amico, non un parente, non uno a cui ho fatto una bella recensione o ho dedicato un post e mi deve un favore, no, io a te non ho fatto proprio niente, ti sono solo piaciute le storie. Hai idea di quanto valga questo? 

F. Ecco, vedi che non sei esattamente megalomane? :D Oltre alla soddisfazione di avere avuto un riscontro positivo da me (ora divento io il megalomane) hai ricevuto qualche insulto a cui tieni in maniera particolare?

BM. Be’, il sopracitato svarione di Amazon ("Montagne di carne" in letteratura erotica) ha generato una bella recensione da una stella, nella quale un cliente che non ha potuto  sfogare i suoi ardori leggendo, si lamenta in modo deciso, e giusto devo dire. Veri e propri insulti no, anche se sui gruppi, Facebook o Google non ricordo, ho ricevuto diversi sberleffi e pernacchie quando magari segnalavo offerte gratuite. A quanto pare il gratuito autopubblicato per alcuni equivale alla merda

F. Non-lettori ingrati: peggio per loro. Tornando, invece, al mondo dell’editoria, secondo me i grossi editori hanno capito ancora poco del mercato digitale mentre i piccoli editori (anche se non tutti) sembrano decisamente più a loro agio. Pensi che il grosso mercato si possa, magari in clamoroso ritardo, orientare con più fiducia al digitale, da non intendere come una mera appendice del cartaceo-che-vende?

BM. E chi lo sa. Quando ci sono in ballo interessi tanto grandi, diventa un problema economico e basta. Credo questo. Ci sono editori che puntano sul lettore della domenica, quello che legge il bestseller messo in piedi in cima ad una pila di libri all’entrata dei centri commerciali, o in un angolo dei centri commerciali, e quelli che puntano su un lettore più esigente, che sceglie, che ricerca. Questi editori sfruttano il digitale, gli altri no, hanno versioni digitali a prezzi vergognosi solo per non fare brutta figura e sembrare antiquati. Esistono montagne di titoli dimenticati, non tradotti, che potrebbero arricchire enormemente l’arredo editoriale con investimenti bassi, e invece nessuno ci pensa, ci si limita a fare le due versioni dello stesso romanzo e stop. Alcune cose vedono la luce solo grazie ai minori costi, ma sono troppo poche. L’ebook sarà anche il cugino povero del librone tutto colorato e profumato messo in piedi in cima alla pila, ma se, dalla sua, avesse roba veramente buona, in “esclusiva”, volerebbe. Il formato digitale è versatile, limitarsi a fare la versione dei libri a tre euro meno dei cartacei è spreco. Chi ha capito meglio le potenzialità dell’ebook forse sono proprio gli autopubblicati. Novelette, saghe, puntate, si può giocare in tanti modi, e Mondadori cosa fa? Quei libretti scritti di traverso, ma si può? 
Credo che il futuro del libro, in qualsiasi formato, non sia molto roseo. La letteratura è stata la massima espressione del genio artistico popolare, per secoli. Ormai non lo è più, è stata sostituita prima dal cinema, poi dalla musica. Ora sono in calo anche cinema e musica, chissà dove verranno investite le energie in futuro. 

F. Riprendendo il discorso dei tuoi lavori, alla fine di “Prega il tuo dio” hai scritto di un imminente seguito. Ci puoi anticipare qualcosa? Hai anche pronta qualche traccia di altre storie da raccontare? Tornerà magari anche la pastorella uncinata?

BM. “Prega il tuo dio” avrà sicuramente un seguito. A breve. Sai qual è il problema? Ho difficoltà col titolo, anzi, non so proprio che titolo dargli. E il titolo è importante. Ci saranno i vecchi personaggi, più i nuovi, e diciamo che la storia sotto un certo aspetto sarà “speculare” alla prima, non so se capisci cosa intendo. 

F. E’ un’idea interessante, sì. Ho provato a usare google: scrivendo “Prega il tuo dio” mi propone “… che io prego il mio”. Vedi se ti può essere d’ispirazione (ma magari non si adatta alla tua storia).

BM. L’idea non sarebbe male, combinare il primo titolo con il secondo in modo da formare una frase di senso più compiuto. Dopo però sarebbe complicato nel caso uno volesse scriverne un terzo, almeno di non progettare tutto prima. (Piccola chicca: google ti propone “...che io prego il mio” perché insieme all’altro pezzo compone un verso di una famosa canzone di Vasco Rossi).

F. Ecco, allora lascerei stare: Vasco Rossi io lo eviterei proprio. :D Comunque, restando al gioco, per l'eventuale terzo si potrebbe utilizzare “P.S.: ecc. ecc. ecc.”. Qualcosa ci si inventa sempre, insomma.

BM. Forse ancora prima di questo seguito però, uscirà una storiella che riproporrà il demone sterminatore de “La Madunina”, Uretro, e si intitolerà “Grassoni”. Una storia con un titolo del genere, è evidente, va letta immediatamente (l’ho detto che sono megalomane). 
Non credo proprio che una pastorella bionda, bella, con un uncino al posto della mano, che passa la maggior parte delle storie mezza nuda, possa essere lasciata lì, nel dimenticatoio. 

F. Ecco, bravo, non dimentichiamola. Grazie per la tua disponibilità e il tuo tempo, Banshee. Ci riprovo: almeno dimmi come ti si può chiamare in modo più familiare. 

BM. In effetti tanto mi piace questo pseudonimo fumettistico in bella mostra sulle copertine, tanto fa venire la pelle d’oca usarlo come nome. Ma va bene così, in fondo qui stai intervistando proprio lui, no?
Grazie a te per l'interessamento e l’apprezzamento nei miei confronti ma anche per quello mostrato nei confronti di altri autori “indipendenti”, come va di moda dire adesso. 

F. Ciao, a presto, magari per altre chiacchiere…

BM. A presto allora, e ciao a tutti. 


I lavori di Banshee Miller sono reperibili sullo shop di Amazon e il Banshee-Miller-pensiero viene sviluppato anche nel suo blog personale: http://bansheemiller.blogspot.it/