sabato 23 maggio 2015

Un Contastelle indie da leggere prima di svanire

(foto di Fabio R. Crespi)
Andare alla scoperta di autori indie nostrani sta diventando sempre più impegnativo: parti da uno o due di loro e scopri un intero mondo di gente interessante. Il che significa aver voglia di approfondire sempre di più e così ti trovi a comprare vagonate di libri (in digitale, per fortuna, necessità e comodità) e ad avere le stesse "pigne" di lettura di una volta, senza però il problema dell'ingombro fisico.
L'ampia produzione è compensata dal fatto che le dimensioni dei lavori sono più abbordabili: pochi i romanzi-fiume (ebbasta!), tanti i racconti più o meno lunghi, seriali o singoli, che si riescono a leggere dall'inizio alla fine senza interruzioni.
Sto divagando e voglio arrivare a un autore in particolare (ma la prenderò larga anche sul particolare).

Queste le mie impressioni dopo la lettura de "Il nodo della strega" di Marco Siena.
Tra suggestioni kinghiane (l'adolescenza e la musica, solo traslate negli anni '90 e nella provincia modenese) e slasher movies, Marco Siena fa (ri)vivere in questo ritorno al futuro nostrano le emozioni della crescita e i brividi della paura. Facciamo conoscenza di Lorenzo e dell'amico Bob dapprima in veste di quarantenni che si sono lasciati andare e poi da giovani protagonisti che vivono il proprio riscatto in una storia in cui la paura entra graduale e inesorabile ad avvolgere una vicenda che, pur incentrata su un meccanismo fantastico, dal mistery muta lentamente in horror.

Non è stato il mio approccio alla scrittura di Marco: ho cominciato con "Libera Me", un fulmineo racconto ambientato in mondo rurale italiano quasi sospeso nel tempo, una storia di diverse liberazioni, di scelte e di nuove consapevolezze (e dubbi), tra horror e dark fantasy.

Ho proseguito con la "Trilogia dei Ciambellani", fantascienza umoristica che ha il pregio di non cercare di ricalcare gli autostoppisti di Adams: un'altra ambientazione di provincia, tra birra e canne, la storia di una invasione di strani alieni, che compaiono su "ciambelle" volanti (i Ciambellani, appunto), a cui assistono tre amici dalle attitudini alquanto rilassate. Gli alieni ripuliscono la Terra da gentaglia e consuetudini sbagliate (probabilmente l'umanità non è in grado di provvedere da sé a darsi una ripulita). Evidente la critica al nostro modo di vivere veicolata in un racconto (tre brevi storie concatenate, per la precisione) di fantascienza stravagante e umorismo intelligente.

Quando poi ho preso "Scava quella fossa", Marco mi ha consigliato di leggere prima "Il nodo della strega": ho eseguito ed ora eccoci qui.

F. Ciao, Marco. Grazie per avere accettato di comparire qui dove nessuno ci leggerà a parte gli amici cui lo diremo. Per metterti a tuo agio, una domanda facile: perché conti le stelle?

M. Innanzitutto grazie a te per questa intervista, e grazie anche ai nostri amici, allora. 
Perché conto le stelle? Beh, è una cosa curiosa e nata per scherzo. Si chiacchierava tra amici a proposito della stravagante moda di mettere “scrittore” alla fine del proprio nome sui social. Dapprima, avevo messo “Saltafossi”, poi ho messo “Contastelle”, così, per gioco. Alla fine l'ho dimenticato lì, e lì è rimasto. Sai che subito non avevo notato la coincidenza con il mio romanzo “Le Nove Stelle”? Me ne sono accorto dopo qualche tempo.

F. Originale e, a tutti gli effetti, molto più simpatico di “scrittore” o “autore” che portano con sé, magari involontariamente, una certa aura di snobismo…
Nei tuoi pochi lavori che ho letto finora, ho notato che sembri favorire la dimensione del piccolo/medio borgo: è nostalgia di un modo di vivere in cui i rapporti personali erano più diretti, meno filtrati dalla tecnologia, o semplicemente devo leggere altri tuoi racconti prima di dire cazzate?

M. Si dice sempre che si dovrebbe scrivere di ciò che si conosce, no? Io mi trovo d'accordo a metà, nel senso che siamo cittadini del mondo, in questi anni. Ma, nonostante questo, ho vissuto sempre in provincia e credo che ci siano le basi perfette per storie horror e di gotico rurale. Per lavoro, poi, visito e vivo anche in altri paesini, oltre al mio. Mi è venuto perciò naturale ambientare nelle piccole comunità i miei scritti. Per questo ho iniziato anche a costruire un piccolo mondo, dove si muovono i personaggi delle due storie che hai nominato. 

F. A me l’idea piace e penso che si possano rendere sicuramente meglio i luoghi in cui si vive rispetto all’immaginarsi in luoghi di cui non si sa nulla, rischiando magari qualche figura non esattamente piacevole. Considerando, in particolare, il “gotico rurale”, hai deciso di fare le scarpe a Eraldo Baldini o ti collochi in un ambito diverso? Tieni presente che tra le mie lacune c’è quella di non aver mai letto nulla di Baldini (ma devo sicuramente rimediare) e, in un confronto diretto, tu gli potresti perfino rinfacciare che i tuoi lettori sono arrivati a Baldini attraverso Marco Siena…

M. Okay, visto che siamo in vena di confessioni, ammetto che neppure io ho mai letto un libro di Baldini, anche se ho sempre detto di farlo. Il gotico rurale l’ho scoperto attraverso un media diverso, il cinema, quando ero ancora un monello. Inutile dire che è merito di Avati, vero? E a questo punto, se mi trovassi davanti a Baldini potrei dirgli che sono arrivato a lui tramite me stesso. :D

F. Scherzi a parte, "Il nodo della strega" mi ha davvero colpito. Sono circa duecento pagine che ci si beve in un fiato con personaggi che, in qualche modo, prendono colore nel momento in cui la storia si avvolge nel tempo, un contrasto netto tra un grigio presente e un vivido passato. L'elemento fantastico del "salto temporale" passa quasi in secondo piano mentre la storia diventa quasi un giallo reale che si arricchisce via via di sfumature orrorifiche. Il suo, diciamo, seguito, "Scava quella fossa", ha una dimensione totalmente diversa: riprende alcuni personaggi ma non le trame del precedente romanzo e l'elemento fantastico è di diversa natura, da horror psicologico. Ci possiamo aspettare che ci siano altre storie, ambientate lì, e che si leghino ai temi del "Nodo"?

M. Sì, appariranno alcuni personaggi in altre storie. Ti anticipo che sto finendo la stesura di un nuovo romanzo, ambientato nel paesino dov'è cresciuto Lorenzo de “Il Nodo della Strega”. Il protagonista è un altro, ma ritroverete De Luca e Cosentino a fargli da spalla. La cosa curiosa è che li ho inseriti in fase di scrittura, e mi è piaciuta come idea.

F. Io tornerò volentieri a frequentare quei luoghi e quelle persone. Se posso permettermi, ti chiederei solo un piccolo favore: cerca di regalare un paio di battute anche allo psichedelico Bob. ;)
Nel frattempo ho già adocchiato un altro paio di serie tue: una steampunk (ti confesso che io ho qualche difficoltà con lo steampunk, sono più da hard science fiction o da new wave degli anni '60) e una da cacciatori del mistero. Ce le presenti in breve?

M. Bob, caro Bob. Pensa che è talmente scoppiato, che ha preso vita da solo. All’inizio, doveva dire due battute al telefono e basta, e passare per l’amico noioso che Lorenzo frequentava ogni tanto. Guarda com’è finita, invece, con un personaggio che in tanti hanno apprezzato. Io stesso lo colloco tra i miei preferiti, insieme a Pablo di "Prima di Svanire"
Rispondiamo alla tua domanda, ora. Partiamo dalla serie steampunk, “DD (Doppia D)”, nata per caso, scritta per un'antologia in cui non sono mai entrato. Partii scrivendo un episodio centrale, che fa parte di “DD2: Combustione”. A posteriori, decisi di scrivere in forma di romanzo ciò che accadeva prima e cercando di chiudere il ciclo con il terzo episodio, “DD3: Estinzione”. Possiamo davvero considerarlo steampunk? Beh, all'inizio lo era, poi è diventata una ucronia in cui vengono impiegate tecnologie non solo a vapore, e dove l'horror e il fantastico hanno una componente importante. 

F. OK, mi hai convinto: dovrò mettere il lista anche “DD”.

M. L'altra serie, “Licht Novelette”, riprende invece una serie di personaggi che ideai quando era un ragazzino di 13 anni. Non scherzo. A quel tempo, iniziai a disegnare storie di Ray Konopski, un agente in incognito che si scontrava con uno stregone nelle strade di New York. Alla fine, ho deciso di rielaborare un po' questi elementi e farne una serie più adulta. Ed è quella che mi diverto di più a scrivere, forse anche perché mi dà modo di esplorare altri luoghi, ma soprattutto di usare tanto umorismo e ironia.

F. Progetti futuri? Collaborazioni con altri autori? Varie & eventuali?

M. Devo essere sincero: ho più progetti di quelli che riesco a scrivere. Tra questi, un urban fantasy di cui ho tratteggiato già la storia, dal titolo “L'Uomo che Uccise il Lunedì”. Ho in mente anche di far diventare romanzo una mia vecchia novellette, “Gli Altri”, che probabilmente ci farà respirare ancora una volta le atmosfere rock degli anni '90. E questi sono i due obiettivi principali, ma ho in rampa di lancio un teen horror, scritto con l'intento di ricreare un film anni '80, come “Morte a 33 Giri” o “Ammazzavampiri”. I beta reader hanno detto che ci sono riuscito, vedremo se il pubblico sarà d'accordo.
Riguardo alle collaborazioni, devo invece fare una confessione: non riesco a scrivere a 4 mani per esempio, ed è un limite, se vogliamo. Sto però programmando, insieme a un disegnatore che stimo molto, una graphic novel sceneggiata da me della serie "Licht". Manca solo il tempo per farlo.

F. E, per tornare da dove siamo partiti, ci sono possibilità di avere, prima o poi, in formato digitale i tuoi due lavori pubblicati per Butterfly, "Prima di Svanire" e "Le nove stelle"?

M. Domanda spinosa. Vorrei vedere soprattutto “Prima di Svanire” in digitale, in modo che potesse essere letto da un pubblico più vasto. Per ora, non dico nulla.

F. Da lettore mi sono reso conto che non è facile trovare bravi autori che abbiano scelto di autopubblicarsi. Ho dovuto pedinare Lucius Etruscus e Alessandro Girola per arrivare a Marco Siena, Germano M., Lucia Patrizi, Mala Spina e altri che devo ancora leggere (Davide Mana, ad esempio). Come mai la scelta dell'autopubblicazione piuttosto che, magari, un piccolo editore? Non parlo di grandi editori perché mi sembra che ormai inseguano solo le mode con cui si fa cassa in fretta piuttosto che dare evidenza a novità nostrane (parlo del fantastico ma penso che il discorso si possa estendere a qualsiasi tipo di pubblicazione).

M. Come sai, ho iniziato con un editore piccolo, anni fa. Il problema principale di queste realtà, e parlo di tutte, non solo dell'editore in questione, è la distribuzione. Il libro può essere ordinato nelle librerie, o lo trovi negli store online con la premessa di un'attesa variabile. Io sono nel commercio ormai da 10 anni, e ho imparato che o il prodotto è disponibile subito, o la gente rinuncia. Lo vogliono ora, lo vogliono oggi. Quindi, il rischio è che ciò su cui hai lavorato per mesi finisca nel dimenticatoio e non venga letto da nessuno. Questo, specialmente, se si parla di cartaceo.
Con il self, invece, questo non avviene. Il romanzo/racconto/novelette è sempre lì, a portata di click. In più, con gli editori piccoli e medi (ma mi dicono che avvenga anche con i grandi) devi farti promozione da solo, e devi sperare che un minimo di editing te lo facciano. Cosa che non avviene quasi mai. A questo punto, se mi devo sbattere a promuovermi, se devo occuparmi io della qualità dello scritto e voglio avere la libertà di scrivere ciò che mi piace, tanto vale fare da soli e mettersi in tasca qualche soldino in più. È una grossa responsabilità, ma il successo o l'insuccesso è in buona misura nelle mie mani. Se fallisco è colpa mia, se ho successo è merito mio. Sottolineo che per fare ciò bisogna avere un team di collaboratori validi, tra beta reader (che dicano sinceramente se la cosa è da buttare o se è buona), editor (che ti aiutino a sistemare e riscrivere ciò che non funziona) e grafici o fotografi per le copertine.
Uno sbattimento? Sì, ma dà grandi soddisfazioni.

F. DRM o non DRM? E perché? Questa, del DRM, è una mia fissa perché penso che sia un ostacolo ai lettori che vogliono avere dei libri propri e non un comodato d'uso a scadenza. E che si incazzano quando devono convertire un libro da un formato all'altro o passarlo in famiglia.

M. Non ho mai messo il DRM, e non lo metterò mai. Il pensiero che possa dare problemi a un lettore non mi piace per nulla. Lo piratano? Amen, lo piraterebbero lo stesso. E se lo vogliono gratis possono fare l'abbonamento Kindle Unlimited o approfittare delle promozioni free che ogni tanto faccio.

F. E ora come le finiamo queste due chiacchiere?

M. Se fossimo a un tavolo in un bar, sarebbe il momento buono per ordinare da bere, e se fossimo all'aperto, magari ti offrirei un sigaro, che porto sempre con me quando mi incontro con amici. E poi, la chiacchierata a questo punto proseguirebbe spostando l'argomento su altri autori o sul cinema. Cosa ne dici?

F. Io sono fermo alle mefitiche sigarette ma un paio di birre in compagnia ci stanno sempre bene, soprattutto se arricchite da chiacchiere su interessi comuni. In fondo non siamo neanche a distanze siderali per cui, magari, potrebbe anche crearsi l’occasione. Grazie ancora, Marco. A presto... 

Per completezza, il Contastelle Marco Siena tiene anche un proprio blog dove potete curiosare per ulteriori approfondimenti: "Prima di svanire - Cronache sulla soglia dell'estinzione"