martedì 24 marzo 2015

Ripassi musicali: Keren Ann & Nine Inch Nails

Ormai ripreso nel vortice forsennato delle letture, il tempo per espolorare il mondo musicale si è praticamente esaurito. I momenti rimasti si sono ridotti ai piccoli spostamenti in auto e, per questi, ho scavato nel mucchio accumulato negli anni e ho cominciato a "ripassare" alcuni artisti, alternandone gli album.
Essendo tendenzialmente umorale e lievemente schizofrenico, non potevo scegliere un sottogenere preciso ed attenermi armonicamente a quello per cui mi sono trovato ad alternare il neofolk di Keren Ann con l'industrial di Trent Reznor nei panni di Nine Inch Nails.

Keren Ann (di cognome Zeitel) la conobbi (musicalmente, intendo) quando uscì il suo secondo album "americano", "Nolita" (2004) , quarto album della sua carriera di folk alternativo dalle radici multiculturali: nata in Israele e cresciuta tra Israle, Olanda e Francia prima di approdare a New York, Keren Ann parte dalla chanson francese (guidata da Biolay) ma negli arrangiamenti fa emergere di tutto, dalla vaga elettronica pop del primo album ("La Biographie de Luka Philipsen", 2000) alle influenze americane, blues e jazz, del secondo album ("La disparition", 2002). Il salto alla lingua inglese avviene con il terzo album ("Not Going Anywhere", 2003) e nel successivo, precedentemente citato, "Nolita" Keren Ann lascia l'ala protettrice di Biolay e opta per un quasi perfetto mix tra inglese e francese, quasi a riassumere la propria carriera fino a quel momento.
Il vero salto sarà l'album eponimo del 2007: in "Keren Ann" gli arrangiamenti e le sonorità si diversificano lasciando come collante, in primo piano, la sua voce da ragazzina francese. 
Il successivo "101" (2011), una coda del precedente album che non riesce però ad essere altrettanto incisivo, la vede continuare per la sua strada. 

In attesa di un suo ritorno, vi propongo qualche brano:
"Jardin d'hiver" (da "La Biografie de Luka Philipsen")
"Chelsea Burns" (da "Nolita", diretto da Cesar Vayssie)
"Lay Your Head Down" (da "Keren Ann")
"Strange Weather" (da "101") e la recente cover a opera di Anna Calvi e David Byrne.





Su Trent Reznor (o Nine Inch Nails che dir si voglia) non saprei dire nulla che non sia già stato detto altrove e in più occasioni: uno degli artisti di riferimento degli anni '90, ridefinisce la pesantezza dell'industrial music con il suo naturale senso della melodia. 
Mr. Self Destruct, in anni di carriera, sforna una piccola serie di capolavori impregnati di rabbia ed elettronica, il lato pesante della post-new wave prima della comparsa della no-wave. Produce Marylin Manson, collabora e si esibisce con David Bowie (uno dei suoi punti di riferimento), distribuisce due album via web (come già fatto dai Radiohead con "In Rainbows"), assembla colonne sonore ("Natural Born Killers") e ne scrive altre ("The Social Network", "The Girl with the Dragon Tattoo" e "Gone Girl" insieme ad Atticus Ross), mette in cantiere, insieme ad Atticus Ross e alla moglie Mariqueen Maandig un nuovo progetto, How To Destroy Angels, tra cupe elettroniche e vocalizzi da dream pop.

Qualche pezzo sparso a firma Nine Inch Nails:
"Mr. Self Destruct" (da "The Downward Spiral", 1994)
"Closer" (da "The Downward Spiral", 1994, avvertenza: per qualcuno potrebbe essere pesantemente disturbante)
"The Fragile" (da "The Fragile", 1999)
"The Hand That Feeds" (da "With Teeth", 2005)

Un pezzo live con David Bowie:
"Hurt" (in occasione dell'"Outside Tour" di David Bowie, 1996, non 1994 come scritto)

E uno degli How To Destroy Angels:
"The Space in Between" (da "How To Destroy Angels", 2010)

Infine, Trent Reznor e Atticus Ross con vocalizzi di Karen O degli Yeah Yeah Yeahs:
"Immigrant Song", buona cover dei Led Zeppelin (dalla colonna sonora di "The Girl with the Dragon Tattoo").


E ora vado a leggere un po'.