sabato 15 febbraio 2014

"T'innamorerai dei Genesis lent(e)amente"

"T'innamorerai dei Genesis lent(e)amente" sta scritto nella parte interna della copertina del mio vinile di "Foxtrot". Riascoltando tutto quello che ho in casa dei Genesis mi è tornato in mente questo particolare e la storia dietro.

Correva un anno tra "Wish You Were Here""The Wall" (si capisce tra poco perché misuro il tempo a Pink Floyd), frequentavo lo scientifico a Monza (il Frisi) e la classe era distribuita tra genesiani e floydiani con qualche infiltrazione beatlesiana e yessiana.
Un giorno, facendo i pirla in un corridoio della scuola (nel mio caso la tradizione continua), Nicola, genesiano convinto con tanto di voce gabrielliana, mi fece saltare gli occhiali che crollarono rovinosamente sul pavimento. 
Niente di tragico, non era nemmeno una zuffa, ma qualche giorno dopo Nicola mi regalò quel vinile con tanto di dedica tematica e io mi sentii in dovere di concedere maggiore spazio al prog sottraendolo agli amati Pink Floyd (e al resto: Beatles, Stones, Procol Harum, Jethro Tull, studio, ecc.).
Ecco i Genesis comunque non sostituirono mai i Pink Floyd nel mio cuore ma Peter Gabriel assurse allo stato di divinità e gli album fino a "The Lamb Lies Down On Broadway" divennero parte del mio sostrato musicale.


Ah! Sono andato a recuperare l'impolverato vinile per rileggere la dedica e ritrovarmi a sorridere ed eccolo qua di fianco. :)
L'anno era il 1978 (quindi, correttamente, tra "Wish You Were Here" e "The Wall" e, più precisamente, tra "Animals" e "The Wall").



Scrivevo poi il seguente commento su Facebook, qualche giorno fa, mentre ero al riascolto di "Seconds Out"

"... che, comunque, anche se non c'è Gabriel e con Collins che cerca di essere Gabriel (il che mi fa tanto innervosire), "Seconds Out" continua ad essere un live of the madon. Augh, ho detto!"

Con mio piacere, è intervenuto Nicola per affermare "Capolavoro Immortale. Su Filippo dissento, meno epico ma piu' etereo di San Pietro. Supper's ready e Cinema show rivisitate da par suo".

Ho replicato allora: "È proprio che a me lo zio Filippo è sempre stato sulle balle e, per me, i Genesis sono i Genesis fino al '74 (con una coda simil-Genesis fino a Seconds Out e non oltre)".

(Noto che le mie conversazioni continuano ancora oggi ad essere noiosamente a tema musicale, proprio come ai tempi del liceo. :D)

Mantengo comunque le mie posizioni per quanto riguarda Collins tanto che avevo comprato l'album dei Genesis che uscì dopo il suo abbandono,"Calling All Stations", quasi per celebrare l'evento: ci canta Ray Wilson, che non è forse all'altezza di Collins (sicuramente non di Gabriel), ma che, insieme a Banks e Rutherford, riesce a ridare ai Genesis una dimensione meno sfacciatamente pop e autocompiaciuta.



Non mi spiego il perchè questo post se non con il piacere di tornare di nuovo con la memoria a quei tempi e per ringraziare di nuovo Nicola che coraggiosamente mi ha pure scovato su Facebook trent'anni dopo che ci eravamo visti per l'ultima volta e che, sempre coraggiosamente, cerca ogni tanto di strapparmi al mio modo di vivere un po' appartato.


martedì 11 febbraio 2014

Altre tre in breve (sempre con postilla)

Potrei prenderci gusto nelle notizie in breve (salvo smentirmi come faccio sempre)...


1. Emiliana Torrini è tornata col suo quarto lavoro, "Tookah" (2013), rimanendo ancora in bilico tra pop song e vocazione cantautorale in perfetta prosecuzione col procedente "Me and Armini" (2008).
Noto che anche la Torrini è tirchia in quanto a uscite ma, probabilmente, questo le consente di mantenere alto il livello qualitativo e questo è bene.



2. Anche Suzanne Vega torna dopo sette lunghi anni con del materiale originale, "Tales from the Realm of the Queen of Pentacles" (2014), dopo avere pubblicato quattro album in cui è andata a rivisitare il suo vecchio materiale (la serie "Close-Up", ordinata per tematiche: Love Songs, People & Places, States of Being e Songs of Family).
Suzanne Vega aggiorna il suo riconoscibile modello cantautorale alla sua maturità e ai tempi e, nella sua immutata apparente semplicità, affascina come ai tempi di "Solitude Standing" (1987), album feticcio degli anni '80 e forse, tra i suoi, quello a cui si accosta maggiormente quest'ultimo.



3. Post-Punk, Gothic Rock, Glam Rock, New Wave o Alt-salcazzoche, definiteli come vi pare ma è appena uscito un cofanetto dei Bauhaus che raccoglie "In the Flat Field" (1980), "Mask" (1981), "The Sky's Gone Out" (1982), "Burning from the Inside" (1983) e "Singles" (2013), cioè tutto quello che serve dei Bauhaus (se non consideriamo il doppio live "Gotham" (1999) che ha il suo bel perchè pur essendo una reunion del '98).
Insomma, sto parlando di Peter Murphy e dei Bauhaus, mica cazzi: andate di corsa a (ri)ascoltarli e io ci metto pure una mia foto, in sovrappiù.




Postilla: sto passando la giornata ad ascoltare, tra dolori alla testa e alla schiena, gli album dei Genesis (quelli veri, con Gabriel, per intenderci appena pubblicato il post ho fatto partire "Seconds Out" quindi mi tocca già mettere una correzione :D) e vengo colto da nostalgie per tempi e persone, per ricordi che si condividono separatamente, figura ossimora di disagio.


A poi...



domenica 2 febbraio 2014

Tre in breve con postilla

Ve lo dico in breve dato che, come noto, non direi niente di più di quello che vado a sintetizzare.

1. L'ultimo album dei Mogwai, "Rave Tapes", conferma il proseguimento del loro percorso sulla scia di "The Revenants" lasciando comunque trasparire che loro sono sempre i Mogwai, cazzo!, e che ciò che spiccava nel grande spazio non meglio definito del post-rock non ha bisogno di stare dentro una labile classificazione per continuare a spiccare.



2. Le Warpaint ci hanno messo un po' (quattro anni) per rilasciare il loro secondo album, "Warpaint" (la fantasia dei titoli delle seconde opere, a volte, è sconcertante), ma rendiamo comunque grazie perché le idee si sono ben amalgamate e ne risulta un lavoro omogeneo che ben conserva il loro personalissimo sapore.




3. Il rock leggero, un po' sperimentale e sfumato di elettronica, dei Braids si ripropone calcando maggiormente la mano sul lato elettronico nel nuovo "Flourish//Perish" (2013) e i vocalizzi di Raphaelle Standell-Preston mi mandano definitivamente fuori di testa.



Post scritto con sottofondo di Enrico Rava ("Quotation Marks", 1976), che non c'entra una beata fava con i tre sopra. :D



Saluti, a presto? Boh.