domenica 28 ottobre 2012

Qualcosa di heavy...

Devo confessare di non essere mai stato attratto dall'heavy metal: gli ascolti di rock "duro" per me si erano esauriti negli anni '70 con i Deep Purple e i Led Zeppelin e quelli che picchiavano ancora più duro non sono mai riusciti a trovare una collocazione nella mia testa.

E' capitato, però, di sentire di sfuggita alcune cose su indicazione di amici (un sentito ringraziamento a Max Gnerucci) e, negli anni '90, la  mia prima apertura fu per i norvegesi The 3rd and the Mortal.

Un punto di forza l'ho trovato nel cantato di Kari Rueslåtten in "Tears Laid In Earth" (1994) e nelle atmosfere gotiche mescolate a toni folk e cameristici e ben lontane dall'idea sbagliata e monolitica di heavy metal che avevo ai tempi.

Non mi pare che il gruppo abbia mai avuto un grosso seguito data la collocazione di confine con l'art rock: troppo poco metal per i puristi (pare che di recente siano arrivati all'elettronica), totalmente sconosciuti a quelli che evitano il metal come peste.


In seguito altre voci femminili hanno fatto da traino ai miei ascolti: Evanescence (personalmente trovo che Amy Lee abbia una voce che "fa sesso") e Lacuna Coil. In entrambi i casi, però, il piacere non ha procurato grossi orgasmi.


Il recente scambio culturale/musicale con il mio erede mi spinge tuttavia a ripercorrere i per me ostici sentieri del metal: la creatura mi aggredisce con i System of a Dawn e mi ritrovo, mio malgrado, a sentirli con interesse e ad apprezzare la voce di Serj Tankian e quel trarre sonorità dalle radici armene del gruppo.
Tanto da riuscire ad ascoltarmi l'intero cofanetto della loro produzione.

Di fatto, spesso mi ritrovo in macchina il cd di "Toxicity" (2001) e tra un po' mi capiterà pure di trovarmi a canticchiarlo.




L'erede spinge poi sull'acceleratore e mi propone gli Slayer nei confronti dei quali, però, mi ritrovo arroccato sulle mie vecchie posizioni di malcelata insofferenza.

Trovo una controposta per lui, agganciandomi al concetto di alternative legato al sound dei System of a Down, e gli propongo l'ascolto dei Tool.

Quello che gli sottopongo è "Opiate" (1992), un ep uscito l'anno precedente al loro esordio in full-length (Undertow del 1993): praticamente si tratta dei Tool prima dei Tool
Ma sono troppo evidentemente alternative per lui, temo: il lato metal soccombe, a volte, alla natura post-punk che ha caratterizzato i primi anni '90.

Nonostante lo scarso interesse da lui provato, proverò comunque a spingere ancora con gli altri album. In ogni caso io ci ho preso gusto e mi scopro decisamente interessato alla loro musica.



Qualche giorno fa ero alla FNAC o alla Feltrinelli o vabbé-non-importa-dove e mi trovo davanti "Blackwater Park" (2001) degli Opeth

Ho dei vaghi ricordi sul nome, probabilmente uno dei tanti suggerimenti arrivati negli anni, e d'istinto lo compro e lo porto a casa.

Sembra che, finalmente, siamo arrivati alla giusta via di mezzo dato che si tratta di progressive death metal. Il lato progressive mi stuzzica ancora nonostante la noia da prog-rock subetratami nel corso degli anni e il lato death metal trova adeguata corrispondenza nei suoi gusti, compresi i tipici vocalizzi growl.
E davvero si tratta di un accostamento ottimale tra i due generi: gli inserti prog sono impressionanti e il contrasto tra i differenti generi è decisamente stimolante.

Ora dobbiamo solo decidere se i cd degli Opeth siano miei o suoi. ;)


Ah, non ho parlato dei testi di nessuno di questi gruppi solo perché non ho ancora avuto il coraggio di addentrarmici. Datemi tempo... ;)

domenica 14 ottobre 2012

Qualcosa di brit...

Mi sono accorto che ultimamente mi capita spesso di pescare suoni nel cesto del brit pop. In particolare il ripescaggio ha dato come risultato il riascolto di alcuni album dei Tears for Fears e degli Oasis.

I Tears for Fears sono sempre stati una mia anomalia di ascolto, a volte rinfacciatami dagli amici puristi: "Ma come? Ascolti prog e psych e mi cadi sui TFF???"
Ebbene sì: a me i TFF sono sempre piaciuti. E da subito. Anche negli anni '80 quando continuavo ad ascoltare la robba degli anni '70. 
Anche quando Curt Smith lasciò solo Roland Orzabal: sì, a me piacciono sia "Elemental" che "Raoul and The Kings of Spain", album che hanno fatto dare di stomaco a praticamente tutto il mondo.
Di fatto penso che Orzabal sia un capace tessitore di suoni e melodie e, anche quando il risultato finale sia solo una canzoncina pop, io riesco a sentirci il suo tocco e mi piace.

Nel 2004 i due tornano insieme, una classica reunion, e sfornano un nuovo album: "Everybody Loves a Happy Ending", praticamente un salto indietro nel tempo: un ideale seguito a "The Seeds of Love" (1989) come se non fossero trascorsi 15 anni tra un album e l'altro.
E, che dire? I TFF sono rimasti esattamente gli stessi e a me sono piaciuti.
Astenersi se vi viene da dire: "Ma come? Ascolti alternative e post-rock e mi cadi sui TFF???"


Per gli Oasis il discorso è un po' diverso: per prima cosa, io sono rimasto fermo all'ascolto dei primi tre album e, inoltre, devo confessare che non mi sono mai entrati veramente dentro.
Però esiste un discorso affettivo che mi, lega agli Oasis: nel '97 su MTV continua a passare il video di "All Around the World", tratto da "Be Here Now", praticamente una loro versione del sottomarino giallo di beatlesiana memoria, e, proprio in quell'anno, nasce mio figlio Stefano che si ritrova, suo malgrado, accomunato a questo pezzo.
Per il resto, ho sempre trovato gli Oasis eccessivamente citazionisti dei Beatles e la cosa mi ha sempre provocato una punta di disturbo.

L'anno scorso, finalmente separatisi i fratelli Gallagher, il buon Noel se ne esce con un album tutto suo: "Noel's Gallagher's High Flying Birds". Voglio perdondargli l'eccesso di autoincensazione che gli fa inserire il proprio nome davanti a quello del gruppo, manco fosse Paul McCartney and Wings (toh! un'altra citazione un po' meglio nascosta?) e mi dedico all'ascolto trovando degli Oasis un po' scoloriti e una voce che mi risulta essere meno fastidiosa di quella del fratello (ma che conferiva comunque un tratto personale agli Oasis), ai limiti dell'ordinario.
Ma l'album, secondo me, ha una propria dignità e suona liscio: non un capolavoro ma Noel Gallagher si sta rimettendo in pista e questa non suona come una falsa partenza.
Astenersi se vi viene da dire: "Ma come? Ascolti alternative e post-rock e, oltre che sui TFF, mi cadi pure sui finti Oasis di Noel Gallagher???"


Che volete che vi dica? A me il brit-sound piace, pop o rock o minchiate che siano. 
Punto. :)