lunedì 9 luglio 2012

Fantasie sintetiche


Tornano Emily Haines e i Metric dopo tre anni da "Fantasies" con "Synthetica" e dopo un paio di giri di rodaggio è di nuovo amore.

In realtà l'amore per i Metric risale a qualche anno fa, quando ero alla scoperta della scena indie americana e, in particolare, canadese.

Nel mazzo degli ascolti, il collettivo dei Broken Social Scene, che si inseriscono nel filone del post-rock indipendente e che aprono poi la loro musica a sfumature diverse, mi fa conoscere prima Feist e poi Emily Haines, entrambe voci per i BSS.
Se Feist risulta essere più delicata e raffinata, la Haines sta all'opposto per grinta e carica erotica. Così, rispetto ai Broken Social Scene, i Metric risultano essere una versione più tradizionalmente pop/rock, pur rimanendo nell'ambito indie-alternative fino allo stupendo "Live It Out" del 2005.

Poi li ho persi di vista finché lo scorso anno ho scoperto per caso che avevano pubblicato un altro album: "Fantasies" è del 2009 e fatale mi fu l'ascolto. Con questo album i Metric diventano ancora più sfacciatamente pop, perdendo la connotazione alternative (e presumibilmente qualche fan e il favore di qualche critico). Ma l'album risulta trascinante a partire dalla prima traccia "Help I'm Alive" fino alla dichiarazione finale "Stadium Love", un tipico pezzo da concerto allo stadio, appunto.
Sta di fatto che "Fantasies" è stato probabilmente il disco che ho ascoltato maggiormente lo scorso anno rompendo le scatole a raffica pure gli amici ("Senti questo! Senti questo!") e qualcuno ha gradito (e qualcun'altro mi ha liquidato con toni che spaziano dal delicato al truce).

A giugno di quest'anno è uscito "Synthetica", preannunciato dal singolo "Youth Without Youth". Devo dire, però, che il primo ascolto mi è risultato meno entusiasmante rispetto a "Fantasies". Ancora più pop e, come da titolo, sintetico rispetto al precedente album e con evidenti rimandi alla wave degli '80 con la quale ho sempre parecchia difficoltà a familiarizzare, mi è entrato in testa praticamente solo al terzo ascolto.
Forse esageravo all'inizio e non è riesploso un vero e proprio amore ma l'album, che inizia con una fantastica traccia sintetica ("Artificial Nocturne") che poi esplode in rock, si mantiene costantemente su livelli piuttosto alti e, alla fine, risulta essere una naturale evoluzione del precedente "Fantasies".
In più qualcosa che non ti aspetti: "Minchia, ma questo canta sfacciatamente come Lou Reed!". E invece no: è proprio lui, Lou Reed, che vocalizza insieme alla Haines in "The Wanderlust"! Maddai!

A conclusione vi rifilo "Artificial Nocturne" che a me piace molto più del singolo con cui è stato lanciato l'album.