domenica 20 maggio 2012

Lee Ranaldo: una semplicità quasi liberatoria

(Instagram di Fabio R. Crespi)

I Sonic Youth, gruppo seminale del noise rock e fondamentale espressione di un modo libero e originale di fare musica, si sono sciolti.

E non, come i R.E.M., per evidente stanchezza: l'ultimo album di Stipe & soci, "Collapse into Now" (2011) risultava essere una sorta di greatest hits di inediti, una carrellata delle loro sonorità che sapeva troppo di testamento, di "ricordateci-così-come-siamo-piaciuti-a-voi".

No, i Sonic Youth si sono sciolti perché Kim Gordon e Thurston Moore, da sempre compagni nella vita, si sono separati.
Cose che capitano se non fosse che i Sonic Youth avevano ancora molto da dire a dispetto del fatto che la leadership Moore-Gordon avesse ormai occupato quasi per intero la loro espressività musicale.

Non ho più l'età per disperarmi di queste morti musicali. Ah! E questo non significa neppure che il rock sta per morire (lo dico prima che qualche genio ci possa ricamare sopra quella vecchia, stanca, noiosa melodia). Sicuramente, però, mi è dispiaciuto perché, al contrario di quanto era successo con i R.E.M., non mi ero proprio stancato di loro e trovavo che, anche nei loro momenti meno riusciti, riuscissero a conservare ancora intatto quel loro modo di proporre musica.

Il primo evento significativo dopo lo scioglimento è la recentissima uscita dell'album di Lee Ranaldo: "Between the Times and the Tides".
C'era una evidente grossa aspettativa e la critica musicale non ha mancato di sottolinearlo pesantemente non concedendo troppi plausi a Ranaldo: è stata rimarcata una certa povertà nella cura dell'album, una certa semplicità di approccio, ben distante dai concetti di ricerca musicale e di originalità.
Questo album soffre sicuramente anche il confronto con "Demolished Thoughts", lo splendido album solo di Thurston Moore dello scorso anno. Un album molto più curato nei particolari, molto più studiato.

Sta di fatto che l'album mi era piaciuto al primo ascolto già qualche giorno fa.
Sta di fatto che, ieri, mi ha accompagnato in auto per tutta una giornata piena di continui spostamenti. 
Sta di fatto che, al di là dei difetti che un critico va impietosamente a cercare, l'album piace proprio per la sua semplicità quasi liberatoria. Mi immagino Ranaldo dire: "negli ultimi anni non mi hanno fatto mettere quasi niente nei dischi dei SY e ora voglio proprio fare un album in cui vado a mettere quello che ho voglia, solo perchè mi piace e mi diverte".
Sta di fatto che ci si sente dentro una vena che richiama i Sonic Youth anche se la base è molto più evidentemente folk e psichedelica. E il tutto suona rigorosamente alt-rock, tanto da riecheggiare in alcuni punti il suono dei vecchi R.E.M., quelli che non lasciavano dubbi.

Ranaldo ha già dimostrato il proprio valore di musicista con i Sonic Youth e in diverse collaborazioni; ora ha dimostrato di avere una carica di semplicità umana che me lo rende ancora più simpatico.

Ecco il video di "Off the Wall", tanto per rendere un'idea...