lunedì 12 marzo 2012

Finalmente su Barsoom

Avevo tredici o quattordici anni quando mi innamorai di Dejah Thoris, la rossa principessa di Marte (nell'immagine a lato insieme a John Carter nell'illustrazione di Frank Frazetta per l'edizione Doubleday di "A Princess of Mars" di Burroughs pubblicata nel 1970).

Era il periodo della mia formazione fantascientifica: andavo con una certa frequenza alla biblioteca civica di Monza a prelevare ("al massimo due libri per volta") tutti i volumi color argento e oro dell'Editrice Nord. "John Carter di Marte" di Edgar Rice Burroughs fu uno dei primi "prelievi", insieme a "Aarm Munro il Gioviano" di John W. Campbell Jr., "Fabbricanti di universi" di Philip J. Farmer e "Dune" di Frank Herbert.

Negli anni '70 la fantascienza era in piena new wave: i quattro romanzi citati sopra, invece, erano già dei classici e "John Carter", addirittura, era un pre-classico precedente all'età dell'oro della sf (più che science fiction, ora viene classificato come science fantasy), scritto ancora prima che l'autore si dedicasse al suo personaggio più famoso: Tarzan.

Pertanto è con una certa apprensione che sono andato al cinema a vedere la versione Disney di "John Carter" (non "di Marte" per problemi di marketing scaramantico) di Andrew Stanton tratta dal primo romanzo ("A Princess of Mars" o "Under the Moons of Mars") di una serie di una quindicina tra romanzi e racconti, scritti tra il 1912 e il 1943, che compongono il Ciclo Marziano .
Se non avessi avuto tra i capisaldi delle mie letture adolescenziali i romanzi di Burroughs mi sarebbe sembrato solo l'ennesimo film d'avventura come altri (mi viene in mente, a paragone, "Prince of Persia" di Mike Newell), abbastanza ben confezionato e assolutamente prevedibile nello svolgimento della trama (già comunque non particolarmente complessa nel romanzo stesso).

Invece, per fortuna, i ricordi (piuttosto sfumati, in realtà) sono entrati in risonanza e, finalmente, mi sono trovato proiettato su Barsoom con i suoi uomini verdi alti tre metri e con quattro braccia, le scimmie bianche, gli uomini rossi e le navi volanti. E, in particolare, è stata proprio la scena in cui compaiono le navi che solcano la luce a farmi tornare indietro a riprovare il brivido del meraviglioso. Unica scena, tra l'altro, meritevole del 3D che si rivela, per l'ennesima volta, del tutto superfluo.

Ah, la principessa Dejah Thoris (interpretata da Lynn Collins) me la immaginavo di pelle molto più rossa ma ho apprezzato lo stesso. ;)