venerdì 13 gennaio 2012

Da Milano al Mekong, prossimamente

Niente musica stavolta (beh, magari una colonna sonora poi la infilerò) ma rapide impressioni su due antologie di racconti di fantascienza "vicina" da due autori italiani: Dario Tonani e Alberto Cola (in rigoroso ordine di lettura).

Fantascienza "vicina" in senso temporale, intendo, dato che Tonani spazia tra Milano e diverse urbanità in disfacimento che possono avere connotazioni universali e Cola ci spara una serie di racconti di stretta ambientazione estremo-orientale in un futuro che va quasi sempre tra l'imminente e il "non poi troppo in là".

Nell'antologia "Infected Files", non lasciano molto spazio all'ottimismo le atmosfere post-cyberpunk e steampunk di Dario Tonani anche se qualche idea di convivenza tra l'umanità e il post/para/pseudo-umano lo si riesce a trovare nei racconti ambientati nella Milano dei +toons.
Se i racconti milanesi mi sono sembrati più abbordabili, soprattutto perché ambientati nello stesso universo che avevo già conosciuto leggendo i suoi romanzi "Infect@" e "Toxic@", sono i racconti "Vangelo Freddo", "Mani d'inverno" e "Semenza" ad avermi più colpito per quel senso di umanità in ineluttabile disfacimento (sperando che quella di Tonani sia una scrittura, in qualche senso, scaramantica).

Quando Tonani ha letto il mio commento su facebook mi ha rimarcato che preferisce lasciare l'ottimismo a Mary Poppins perché la sua "tata ispiratrice è una tossica con la personalità dissociata e un ombrello rotto che cola pioggia sporca".
Ma, secondo me, anche a partire dalla pioggia sporca si potrebbe trarre un nuovo equilibrio. Punti di vista, naturalmente.

Alla lettura dei racconti di Tonani assocerei "Uni C" , un pezzo di Alva Noto tratto da Univrs (2011) :

Se l'umanità di Tonani appare soccombere al mutamento, i racconti dell'antologia "Mekong" di Alberto Cola vanno ad eplorare il momento in cui l'uomo (o post-tale) arriva al punto di rottura e sceglie di superarlo e, in un certo senso, di ripartire dall'accettazione del mutamento e di rinascere in esso.
L'ambientazione estremo-orientale è congeniale dal punto di vista narrativo e convincente (è evidente che Cola conosce bene e non improvvisa scenari) ma proprio per la forte impronta soggettiva le situazioni sono comunque trasponibili in contesti più vicini a noi, come si può notare nei suoi romanzi "Goliath" e "Lazarus" che hanno una collocazione meno fortemente geolocalizzata ma tengono fermo il punto dell'accettazione del mutamento ("Lazarus" addirittura parte da un punto di rottura, la "resurrezione" di Mishima, e il protagonista va ad esplorare la nuova esperienza fino a trarne le proprie conclusioni).

Per i racconti di Cola sceglerei come accompagnamento "No Return" dei God Is An Astronaut, tratta dall'album omonimo (2007):


Insomma, fatevi un favore e leggetevi entrambe le antologie:
Dario Tonani, "Infected Files"  (DelosBooks, Fantascienza.com n. 16/Mosaix; 2011)
Alberto Cola, "Mekong"  (DelosBooks, Fantascienza.com n. 17/Mosaix; 2011)

Buona lettura.