domenica 26 dicembre 2010

Yule

Rubo all'amico Claudio Guerra quanto segue, stralciandolo da una nostra veloce corrispondenza.

"Il Natale non era un giorno qualsiasi ancor da prima che decidessero di abbinarlo alla nascita di quell'agitatore ebreo che si faceva chiamare "il Nazareno". Festa dell'inverno, del Sole Invitto, nascita di Mitra e chi più ne ha più ne metta, è, per assurdo, meno legato alle convenzioni di quanto non lo sia l'inizio dell'anno fissato al 1° gennaio".

Per quanto poco versato nel lato spirituale, io nel frattempo mi ero messo a cercare qualcosa che potesse suonare celebrativo del solstizio d'inverno e vado a scovare questa ballata neo-folk:




Rubo dalla wiki: "Nelle tradizioni germanica e Celtica precristiana, Yule era la festa del solstizio d'inverno. Nel neopaganesimo, soprattutto germanico odierno rappresenta uno degli otto giorni solari, o sabbat; viene celebrata intorno al 21 dicembre nell'emisfero settentrionale e intorno al 21 giugno in quello meridionale."
Per approfondire ulteriormente: Yule.

Mi sto accorgendo di non avere messo niente di mio in questo post, quindi ci metterò una dedica. Anzi, no, neanche quella: la dedica la farò privatamente. ;)

Buon Yule a tutti.


sabato 25 dicembre 2010

Celletti / Roedelius

Prendete Alessandra Celletti, una pianista dal tocco delicato come può esserlo un'interprete introspettiva di Satie, e rinchiudetela in una stanza con Hans Joachim Roedelius, krautrocker avanguardista con i Cluster, Eno e gli Harmonia.

Lasciate che pianoforti e tastiere dialoghino attingendo alle esperienze dei due, aggiungete un paio di momenti in cui una voce maschile prima e una femminile poi recitino testi sopra a suoni di natura e ambiente.

Chiudete gli occhi ascoltando la chiusura dell'album che va a rendere omaggio a Eno, grande spirito della musica contemporanea.

Poi leggete i titoli dei brani e avrete ogni colore che possiate desiderare.

Tra gli utilizzi particolari che si possano fare della buona musica, oggi ho deciso che questo album doveva essere la colonna sonora del pranzo di Natale.
Ma, più tardi, conto di riascoltarmelo con calma.



Alessandra Celletti / Hans Joachim Roedelius: "Sustanza di cose sperata" (2009)
(genere: minimalismo, ambient, colori)

domenica 19 dicembre 2010

Sting e Lauper

Come si procede quando non si ha più niente di nuovo da dire? Si può fare come Sting che la butta sul "classico", ripercorrendo Dowland (decente), nenie invernali (mah!) e si autocoverizza sinfonicamente (bah!).




Oppure ci si reinventa, in modo molto più spontaneo e meno autoreferenziale, come blueswoman dopo essere stata un'icona della new-wave pop come Cyndi Lauper.




Lauper batte Sting uno a zero.

venerdì 17 dicembre 2010

Emiliana Torrini

Nel 2003 scrivevo la seguente breve nota su Emiliana Torrini a proposito del suo primo album "Love in the Time of Science” (2000).


Emiliana Torrini sta diventanto famosa ora con “The Gollum's Song” traccia dei titoli di coda di “Le due torri” (il secondo episodio de “Il Signore degli Anelli”), ma io penso che valga la pena ascoltare questo suo primo album (il terzo, in realtà se si considerano i primi due album usciti solo per il mercato islandese) contenente undici tracce di eleganti suggestioni pop elettroniche quasi sussurrate da una voce stupendamente limpida. La Torrini è islandese e, agli esordi, era stata indicata come una nuova Björk (o anti-Björk): in effetti, qualche eco della più famosa musicista islandese è riscontrabile nei pezzi della Torrini, ma, fortunatamente, le due signore possono tranquillamente percorrere le loro strade e noi possiamo gustarcele entrambe senza essere costretti a paragoni forzati.




E invece la Torrini resta nota solo a me e a qualche altro fissato e nel 2005 se ne esce con un nuovo album ("Fisherman’s Daughter") che stacca decisamente dagli stili del precedente: un folk-pop quasi acustico-drakiano e sussurrato prende il posto dell’elettronica, come se un mondo rurale si voglia prendere la rivincita sulle atmosfere urbane notturne. Rimane inconfondibile la voce che aiuta a superare il trauma del confronto tra la prima Torrini e la nuova.




E’ del 2008 l’attualmente ultimo album “Me and Armini”, accolto con più freddezza dalla critica ufficiale ma che, a mio parere, rappresenta una buona sintesi tra i due aspetti della Torrini sapendo miscelare nelle giuste proporzioni elettronica e approccio cantautorale.




E ora attendo fiducioso il prossimo.

martedì 14 dicembre 2010

Orb & Gilmour

The Orb featuring David Gilmour
"Metallic Spheres"
2010
(elettronica, fantascienza)

Gli Orb hanno 'orbitato' spesso intorno ai Pink Floyd. Una citazione su tutte: la pecora sopra la tecnofabbrica del "Live 93" che rimanda direttamente al porcellino sopra la Battersea Power Station di "Animals".
Gli Orb sono forse i maggiori rappresentanti della psichedelia techno-elettronica degli anni '90, che ha tanto fantascientifico sapore quanto la psichedelia barrettiana di "Astronomy Domine" e "Interstellar Overdrive": oltre ai suoni, vedasi anche titolazioni quali "The Orb's Adventures Beyond The Ultraworld" e "U.F.Orb".

Ora Paterson e Youth, a Pink Floyd praticamente dissolti da anni, reclutano un David Gilmour -mai particolarmente amato- per un album contenente due lunghi brani, ognuno dei quali diviso in cinque movimenti.
Un album floydiano e "progressivo" già a partire dalla struttura, un album in cui dal tappeto elettronico emerge il suono tipico della chitarra dei Pink Floyd e un cantato non memorabile ma dal timbro tanto "confortably numb" da dare un brivido ai vecchi fan. Un album in cui si sente echeggiare qualcosa di molto simile alle tastiere di "Shine on you crazy diamond".

Penso che questa sia la cosa migliore che sia capitata a Gilmour dai tempi di "The Final Cut": un apparentamento che, in verità, arriva con qualche anno di ritardo (ormai i Pink Floyd non ci sono più e gli Orb erano freschi ed efficaci nei primi anni ' 90) e che, se si fosse realizzato prima, ci avrebbe magari risparmiato un paio di dischi piacevolemente poco significativi dei Floyd e, retrosognare è lecito, avrebbe forse potuto portarli verso una più interessante fase neopsichedelica.

Anche se i puristi di uno e dell'altro gruppo avranno da ridire e sebbene proposto oggi riveli un retrogusto leggermente amaro, a me questa fusione ha aperto la porta dei ricordi e ho visto realizzare un incontro tra due mondi che, nella mia testa, ruotavano uno nelle vicinanze dell'altro.