domenica 26 novembre 2017

Boomstick Award 2017

Ho ricevuto il Boomstick Award 2017 da Lucia e ora non dormo perché sono terrorizzato da Cavour, maledetto Hell!

Arriva al blog un riconoscimento interessante in un momento in cui stava per essere messo in standby: non so se questo fatto influenzerà il destino di Runneapolis ma mi ha fatto personalmente piacere ricevere il Boomstick e, con piacere, proverò a seguire le seguenti regole, come concepite da Hell, originale ideatore del riconoscimento:

1 – i premiati sono 7. Non uno di più, non uno di meno. Non sono previste menzioni d’onore

2 – i post con cui viene presentato il premio non devono contenere giustificazioni di sorta da parte del premiante riservate agli esclusi a mo’ di consolazione

3 – i premi vanno motivati. Non occorre una tesi di laurea. È sufficiente addurre un pretesto, o più di uno, se ne avete

4 – è vietato riscrivere le regole. Dovete limitarvi a copiarle, così come io le ho concepite


Ecco l'ambito Boomstick:

Ed ecco le mie assegnazioni.

Il ciclo di Perfection è fantascienza come si deve e, soprattutto, come piace a me. Il blog offre buoni spunti di riflessione sui temi presenti nel ciclo e ha un bel font.

2. IlGiornoDegliZombi di Lucia
Lucia ne sa tanto-ma-tanto di cinema, soprattutto horror. Magari non abbiamo le stesse opinioni relativamente a certi registi o film ma è sempre interessante leggere il suo punto di vista. E poi sono anche paraculo per cui mi piace premiare chi mi ha premiato.

3. Strategie Evolutive di Davide
Davide sa un sacco di cose e le sa in più lingue. Io so poco più di un cazzo (oltre al fatto che perdo colpi) e i suoi post mi aiutano a restare sano.

4. Plutonia Experiment di Alessandro
Alex scrive tanto (fortunatamente e alla faccia di chi dice troppo) e trova anche il tempo di condividere quello che sta dietro alle sue storie. E ha anche delle testimonial carine. E anche a lui piace la Imbruglia.

Kara scrive poco (al contrario di Alex) ma bene e fa anche dei gran bei disegnini. E ha un blog variegato con ospiti interessanti. E ti consiglia le serie tv che le piacciono e, se togliamo Neo Yokio, di solito vale la pena darle retta.

6. Barbagamer Micro di Michele
Michele aveva un blog con lo stesso nome di questo e senza la dicitura "Micro". Poi ha deciso che la sintesi avrebbe reso meglio i concetti. E io amo la sintesi. 

7. Desordre di Eva
Anche Eva si interessa di cinema: al suo blog ci sono arrivato guardando le foto di Eva su Instagram (a dimostrazione che Instagram può anche avere una sua utilità) e che non erano relative agli argomenti del blog. Mi viene il dubbio di poter innescare un conflitto tra due boomstickers cinefile ma sento di  poter rischiare.


Infine... Cavour!

Questo pauroso marchio d'infamia si abbatterà su di voi nel caso falliate a seguire le regole (lo so, sono difficili da capire; lo so, ci vorrebbero delle FAQ, come qualcuno ha fatto notare su fb) e sarete perfino bannati da Grinzane Cavour e dalla zona del Barolo. Quindi state all'occhio.

Nota: le immagini a corredo del post sono tutte da attribuire a Germano, naturalmente.


lunedì 20 novembre 2017

Nelle piaghe del Leone (Letture seriali #8.2 - Delos Passport 8)

Anche se appartenente alla collana "Delos Passport", già presentata in un paio di post precedenti relativi alle mie "letture seriali", tengo in maniera particolare a proporre questo post dedicato in esclusiva a "Nelle piaghe del Leone", diario/reportage di Selene Verri che è stata più di una volta nei territori curdi.

Prima qualche parola sul lavoro e poi quattro chiacchiere con l'autrice.


Selene Verri: "Nelle piaghe del Leone"
Delos Digital (Store vari)

La giornalista Selene Verri si addentra nel Kurdistan, "parte Mesopotamia e parte Anatolia", per raccontarcelo, da vicino e con gli occhi di un'occidentale, prendendo a prestito il simbolo del Leone mesopotamico per rappresentare una nazione divisa su più stati (Turchia, Siria, Iraq e Iran), un Leone "tutt'altro che addormentato [...] ferito, lacerato". Pericoloso.

La narrazione avviene per capitoli, slegati tra loro come fossero articoli giornalieri (a volte vengono ripresentati alcuni dei protagonisti del reportage) ma in ordine di continuità temporale e con qualche inciso che rapporta all'oggi la situazione di allora: le tre parti del reportage comprendono due "incursioni" di Selene in Kurdistan (2010 e 2015) e l'intervista del 2017 a un foreign fighter francese che, subito dopo l'evento di Charlie Hebdo, decise di andare a combattere a fianco dei curdi quasi per compensare l'enorme numero di connazionali arruolatisi tra le fila di Daesh.

Andiamo a scoprire la complessità del popolo curdo, non un'unica entità come facilmente lo vorremmo supporre, nell'ambito della complessità dello scacchiere mediorientale. E andiamo a scoprire la complessità e gli instabili equilibri di un mondo in cui ci sono frontiere da superare, che siano politiche, linguistiche, etniche o religiose. Frontiere che sono apparentemente locali ma facilmente riconoscibili come simbolo di frontiere presenti ovunque e che l'umanità, soprattutto in questo momento storico, sembra volere più ancora più impenetrabili. Selene, attraverso una narrazione leggera e spesso autoironica, ci fa attraversare alcune di queste frontiere e ci mostra la possibilità di costruire qualcosa che cerchi di non tenere conto di tutte queste barriere.
"Io sono stata nelle piaghe del Leone e sono qui a raccontarvelo".


F.: Ciao, Selene. Bentrovata qua. :)

S.V.: Ciao, Fabio, e grazie mille dell'invito.

F.: Grazie per avere condiviso, attraverso questo reportage, le tue esperienze nel Kurdistan e le tue conoscenze relative alla questione curda in generale, questione decisamente ostica e della quale noi cosiddetti occidentali sappiamo evidentemente poco e male. So che avrebbe dovuto esserci anche una documentazione audiovisiva, "I fiori di Rojava", per la cui produzione era stata avviata anche una campagna di crowdfunding: è un progetto accantonato o è ancora tutto possibile?

S.V.: Domanda imbarazzante anzichenò, soprattutto per le persone che hanno partecipato al crowdfunding. Ma cominciamo dall'inizio: quando nel 2015 sono partita per la Siria, l'idea era quella di realizzare un film sulle donne, non nel senso delle combattenti, cosa che han già fatto tutti, ma piuttosto su come le donne si stanno emancipando nella regione. Abbiamo girato parecchio materiale e l'esperienza è stata estremamente interessante. Al ritorno abbiamo lanciato un crowdfunding per il progetto "I fiori del Rojava" su una piattaforma, Kapipal, che non risponde alle regole del "tutto o niente", ma che permette di tenere il denaro raccolto comunque vada la colletta. Abbiamo fatto bene perché il crowdfunding è stato un disastro: in totale abbiamo raccolto intorno agli 800 euro, incluse persone che hanno voluto a tutti i costi partecipare molto dopo che il crowdfunding era tecnicamente chiuso. Non abbastanza comunque per poterci pagare una produzione come si deve, quindi abbiamo dovuto fare tutto in modo molto artigianale, e affidandoci alla passione di un'équipe motivata ma squattrinata, che quindi poteva lavorarci solo nei ritagli di tempo. In particolare i traduttori erano due giovani, fratello e sorella, di Kobane, rifugiati a Lione, che oltre a studiare e a lavorare dovevano anche destreggiarsi fra inenarrabili odissee burocratiche. Ci è quindi voluto parecchio tempo per sottotitolare tutte le interviste in curdo. A questo problema si è aggiunta una serie fantozziana di imprevisti accaduti al nostro montatore (non ultima delle quali l'arrivo imprevisto di un secondo pargolo), tali per cui oggi che il film è praticamente finito, e mancano solo alcuni dettagli da sistemare, non abbiamo nemmeno la possibilità di accedere agli hard disk dove il progetto è stato salvato. Io confesso che sono arrivata al punto di voler rimborsare tutti coloro che hanno contribuito, ma a questo punto tengo duro ancora un po', nella speranza che il risultato alla fine non sia troppo deludente per chi ci ha creduto.

F.: Io avevo partecipato al crowdfunding e mi sentirei di dirti che ancora spero che il progetto possa andare in porto, anche con tempistiche dilatate. E quindi, personalmente, non voglio alcun rimborso. Tornando alla questione curda, nel gran calderone politico che sta ribollendo, tra autonomisti turchi e indipendentisti iracheni, pensi che il popolo curdo abbia ora finalmente una sua vera possibilità di costruire uno stato transnazionale?

S.V.: Le espressioni "autonomisti turchi" e "indipendentisti iracheni" per me suonano come il gessetto sulla lavagna. Meglio dire "in Turchia" e "in Iraq", soprattutto perché, anche se comunemente vengono considerati turchi tutti gli abitanti della Turchia, nella realtà i turchi in origine erano un'etnia ben precisa, popolazioni che non hanno nulla a che vedere con tutti gli altri popoli che hanno poi assimilato o annientato, dagli armeni agli arabi agli stessi curdi. Anche "stato transnazionale" mi sembra inappropriato, considerata la varietà di significati con cui è percepito il termine "nazione". Parliamo piuttosto di "Grande Kurdistan", un sogno coltivato da un secolo, alimentato dopo la prima guerra mondiale dalle potenze europee, che subito dopo l'hanno fatto crollare fondamentalmente per questioni di ripartizione dell'ex impero ottomano in zone d'influenza, sulla base dei famigerati accordi di Sykes-Picot, di cui il mondo intero continua a subire le conseguenze. Ora, considerato che personalmente trovo la struttura dello stato-nazione obsoleta, non so quanto il fatto di creare un proprio stato per qualunque popolo rappresenti oggi una "possibilità", mi sembra un po' come volere a tutti i costi il walkman perché non l'hai avuto quando l'avevano gli altri, ma intanto adesso tutti ascoltano la musica sul telefonino. Comunque no, non lo credo realistico, non nell'immediato futuro quanto meno. Ci sono troppi interessi in gioco, e una situazione di alleanze fatta di pesi e contrappesi delicatissima e complicatissima, che impediscono che si possa immaginare uno sbocco di questo genere, a meno che non crollino tutte le potenze regionali, Iran incluso. A questo aggiungerei le parole di William, il combattente francese che intervisto alla fine dell'ebook: "in ogni caso i curdi non vanno d’accordo nemmeno fra loro". E poi come chiamare "Kurdistan" uno stato fatto sì di curdi, ma anche di arabi, turchi o turcomanni, assiri, armeni e quant'altro? Vedo invece non impossibile uno sgretolamento dell'Iraq. A quel punto si creerebbe nel Kurdistan iracheno uno stato indipendente per forza di cose, ma con quali caratteristiche e con quali confini è tutto da vedere. E soprattutto con quali ripercussioni. Per quanto riguarda il confederalismo democratico, già implementato in Rojava (il Kurdistan siriano) e sperimentato fra mille difficoltà in Turchia, c'è stata qualche apertura da parte di Damasco all'indomani del referendum nel Kurdistan iracheno, evidentemente nel timore che il "virus" dell'indipendentismo potesse diffondersi anche da questo lato della frontiera. I curdi in Siria propongono che sia rifondato il sistema in tutto il paese, con cantoni autonomi come quelli amministrati attualmente da loro. Difficile che Assad sia davvero interessato a uno sviluppo del genere, ma il sistema non dispiace ai russi e gli americani potrebbero non essere contrari. Un compromesso in questo senso non mi sembra del tutto impossibile, ma staremo a vedere. Certo che se funzionasse in Siria, diventerebbe difficile per i paesi vicini negare gli stessi diritti ai curdi autoctoni.

F.: Ora che Daesh sembra essere stato, almeno apparentemente, allontanato dal territorio curdo, hai in progetto di tornare, in tempi relativamente brevi, tra le piaghe del Leone per seguire gli sviluppi politici e sociali del popolo curdo?

S.V.: Lo spero, probabilmente l'anno prossimo, forse in occasione del Newroz, il capodanno curdo, a marzo.

F.: Sento di dover fare i complimenti, oltre che a te, a Fabio Novel per avere avuto il coraggio di inserire una narrazione in soggettiva del mondo reale in "Delos Passport", una collana che aveva fino ad ora dato spazio a opere di narrativa. Sei soddisfatta di come sta andando il tuo reportage?

S.V.: Sono abbastanza contenta, sì, ma vorrei avere più tempo per poterlo promuovere come si deve, penso che valga la pena parlare il più possibile di quanto accade in questa regione, perché è una regione dall'importanza cruciale per mille motivi, e sono sicura che i fatti che accadono lì ora avranno ripercussioni a lungo termine qui in Europa, e che ne sentiremo parlare ancora. Se quindi qualcuno ha voglia di approfittare di questo ebook per organizzare una presentazione che serva da scusa per parlare di questi argomenti, io sono più che disponibile :)

F.: Lanciamo questo appello, quindi: contattate Selene e organizzate insieme a lei incontri per fare conoscere a più gente possibile cosa sia "realmente" la questione curda. Tu, invece, hai altri progetti tuoi per il futuro?

S.V.: Sempre ;)

F.: Vista la risposta laconica, non insisto oltre. :D
Ciao e grazie per essere passata di qui e grazie anche per l'autografo sull'ebook! :)

S.V.: Oddio, a sapere che sarebbe finito on line ci avrei messo un po' più di impegno... ma forse anche no. :D

Biji Kurdistan.

Commosso e per nulla pentito :)


NELLE PIAGHE DEL LEONE
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I FIORI DEL ROJAVA (TRAILER)
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DELOS PASSPORT
>>> Letture seriali #8 - I "Passaporti" di Fabio Novel [link]
>>> Letture seriali #8.1 - Delos Passport (da 4 a 7) [link]
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lunedì 13 novembre 2017

Letture estive sparse #2

Siamo agli sgoccioli prima dell'ennesimo blocco del lettore. Mi rimane ancora una cosa da pubblicare e poi vedremo che ne sarà del blog.


Julian Gudowski : "Il re del casinò"
Autoproduzione (disponibile su Amazon)
Gudowski lascia gli orrori carsici (leggete "L'Osmiza" per farvi un'idea) e approda agli orrori del quotidiano malaffare. Una storia nera, un balletto di crimini e avidità, che non lascia spazio a sentimenti o redenzione. I giocatori giocano le loro mani e, alla fine, quello che rimane loro è appena quanto basta per tornare al Perla di Nova Gorica, "un luccicante universo parallelo a mezz'ora di macchina da Monfalcone", a tentare la fortuna un'altra volta, in un circolo vizioso.


Tina Caramanico: "In Memoria"
Nero Press (store vari)
Annamaria non ricorda nulla: "Dovrei solo avere ancora un po' di pazienza, e ascoltare quello che la bambina dei miei sogni vuole dirmi". E, così, piano piano il ricordo emerge e si materializza nel dipinto sulla tela di Annamaria, buttando nel panico le persone intorno a lei. Tra colpe negate e delitti coperti da una serena famiglia tradizionale, Annamaria si avvia a ritrovare i ricordi perduti e a ricongiungersi al suo destino. E ad essere celebrata per sempre "in memoria".


Ilaria Tuti: "La ragazza dagli occhi di carta"
Nero Press (store vari)
"Il male non muore mai. Cambia forma. Si tramanda": questo è nei pensieri di Teresa Battaglia, commissario di polizia alle prese anche con un proprio male che la sta accompagnando verso l'oblio. Mentre con la sua indagine svela ogni particolare della vicenda della ragazza dagli occhi di carta, i suoi pensieri sul male ritornano ossessivi: "il male ti salta addosso quando meno te lo aspetti", "a volte è difficile riconoscere il male quando ti è troppo vicino". Per ognuno di questi pensieri si può leggere un duplice senso: per questo il personaggio di Teresa risulta tanto intenso, quasi da lasciare in secondo piano il caso, svelato e sofferto attraverso la propria esperienza personale.


Andrea Franco: "Più nessuno è incolpevole"
Nero Press (store vari)
"Un omicidio, una manciata di fascisti doc e un traditore": nella Roma di fine anni quaranta, "città malata, ferita", tra partigiani e nostalgici, comunisti e fascisti, "dissimulatori" e antifascisti, commissario e brigadiere, la scena di un omicidio e le successive indagini evidenziano come la tensione e le polarizzazioni del passato regime non siano mai veramente svanite. "Più nessuno è incolpevole, lo scrisse anche Montale": in fondo all'anima, però, le ferite rimangono aperte e agli amici traditi, in qualche modo, occorre chiedere perdono.


lunedì 6 novembre 2017

Letture estive sparse #1

Letture estive ma anche primaverili e autunnali: insomma ho dimenticato alcune recensioni nel limbo e ora le vado a recuperare con un paio di post ad hoc.

In foto l'immancabile Kobo e la nuova (vecchia) pipetta elettronica (la seconda di una serie di tre perché mi si continuano a guastare).


Shanmei: "Un gioco di pazienza" 
Autoproduzione (disponibile su Amazon)
L'autrice prende spunto dalla figura del bisnonno per dare vita a un militare italiano stanziato in Cina nei primi anni del '900. Il veloce racconto, introduttivo a una possibile serie, dà modo al lettore di conoscere il tenente Luigi Bianchi e di familiarizzare con l'ambiente coloniale dell'estremo oriente. Aggiungendo allo scenario un omicidio, un paio di ragazzi cinesi utilizzati come capro espiatorio e  un funzionario giapponese ("un uomo letale, ma con me era sempre stato leale"), il mystery si trasforma in spy story mentre la storia scorre sullo sfondo.
Shanmei, in poche pagine, riesce a riversare l'affascinazione per la Cina di quel periodo storico nel racconto e a farla respirare al lettore.
E' disponibile anche in inglese con il titolo "A Waiting Game" nella traduzione di Davide Mana.


Dario Arzilli: "Ancorati a un patto"
Dunwich Edizioni (store vari)
La scoperta di un mondo dormiente dietro il mondo conosciuto: Enrico viene ingaggiato dal padre per rinnovare un patto d'alleanza tra creature mitologiche mentre gli uomini in servizio su una piattaforma petrolifera sono destinati a diventare cibo. "Le vere razze che dominano ed hanno dominato questo pianeta sono quattro, ognuna riconducibile ad un elemento" e dopo una lunga guerra inconcludente le quattro razze sono giunte a un armistizio, rotto dopo secoli dall'intraprendenza della razza umana che si è elevata ed è arrivata tra le stelle. Il ripristino di vecchie alleanze diventa la prima necessità per poter combattere la nuova guerra e la missione di Enrico, mezzo umano e mezzo basilisco. Un racconto che si presenta come il cappello a una storia che sarebbe interessante leggere.


Lavie Tidhar: "Antechamber"
Acheron Books (store vari)
"Un salone molto grande, dalle dimensioni curiosamente imprecise": è lo spazio mutabile della sala d'attesa in cui si aspetta un qualcosa mentre il tempo viene scandito in maniera sempre più fastidiosa da un orologio col quadrante bianco. E poi porte che non si aprono, macchine distributrici che non funzionano, compagni indefiniti e indistinguibili, rumore bianco e silenzio, Adolf. Tutto comincia lì e finisce lì. Anzi, non finisce. Si resta in attesa.
Un plauso all'editore per la doppia versione in lingua originale e in italiano.


Maurizio Cometto: "La macchia"
Acheron Books (store vari)
Una macchia nel cielo, dove scientificamente non dovrebbe starci nulla, vista da un paese qualsiasi in cui la macchia comincia a lasciare ricadere effetti sulle persone (percezioni alterate, malattia del sonno). Una realtà che, in certi punti, sembra arretrare nel tempo. L'ho trovato un racconto molto dickiano, collocabile dalle parti del moratorium di "Ubik". Un finale inevitabile e, se vogliamo, definitivo: un gran finale, insomma. "Doppio clic"


Una nota finale: sto sollecitando Acheron Books, per quanto mi sia possibile fare arrivare la mia voce, a proseguire la collana "Eufemia" ottimamente varata con i racconti di Tidhar e Cometto. So che sono uno scassaminchia ma non mi importa e lo faccio anche qui: S. M. Acheron, batti un colpo se ci sei. ;)


lunedì 23 ottobre 2017

Avere una musica in testa #3

Questa volta è colpa di Emiliana Torrini, della quale ho sentito la versione, presente nella colonna sonora di "Sucker Punch" (Zack Snyder, 2011), di "White Rabbit" dei Jefferson Airplane ("Surrealistic Pillow", 1967).

Ora, se è vero che i Jefferson - e in particolare Grace Slick - risiedono nel mito (vivi o no che ancora siano), io per la Torrini ho notoriamente sempre avuto un debole fin da quando ascoltai il suo primo album "internazionale" ("Love in the Time of Science", 1999).

Quindi eccovela, la versione dell'Emiliana:



One pill makes you larger
and one pill makes you small
and the ones that mother gives you
don't do anything at all.
Go ask Alice, when she's ten feet tall.

And if you go chasing rabbits
and you know you're going to fall
Tell 'em a hookah-smoking caterpillar 
has given you the call.
And call Alice, when she was just small

When the men on the chessboard 
get up and tell you where to go
and you've just had some kind of mushroom
and your mind is moving low.
Go ask Alice, I think she'll know.

When logic and proportion 
have fallen sloppy dead
And the white knight is talking backwards
And the red queen's off with her head.
Remember what the dormouse said:
"Feed your head, feed your head".


E, per i nostalgici, ecco una versione live dei JA con la mirabile interpretazione di Grace Slick.




Le altre musiche in testa:

#1 - Rowhide
#2 - Raoul and the Kings of Spain

giovedì 19 ottobre 2017

Dalla Valsassina a Little Wonder

Il titolo del post non ha un gran significato in sé ma serve solo a introdurre le location dei due luoghi dove  si svolgono le storie che vado a presentare: la Valsassina (in "Pegea" di Alessandro Girola) e Little Wonder, nei pressi di Perfection (in "Il regalo" di Kara Lafayette).

Si tratta di due location che, per motivi diversi, sento vicine: la Valsassina per questioni personali, legate alla mia gioventù, Little Wonder sia per il richiamo a David Bowie che per la collocazione nell'universo di Perfection, uno dei migliori scenari di fantascienza in cui mi sono immerso negli ultimi anni.


La copertina di "Pegea" è di Chiara S.
La copertina di "Il regalo" è di Andrea Lupia


Alessandro Girola: "Pegea" (scenario "Italia Doppelganger")
Autoproduzione (Amazon)
Collocabile nel ciclo "Italia Doppeganger" di Girola, il racconto ha una stratificazione più complessa rispetto a quella che all'apparenza si presenta come un racconto gotico rurale. Si ripescano figure mitologiche legate alla natura e ostili all'invasione umana, ci sono tracce epistolari di una sorta di patto tra uomini e "mostri", c'è il terrore e lo smarrimento nello scoprirsi prede di entità ultraumane ma c'è anche una sorta di riscatto etico per la protagonista omosessuale (in quanto tale, origine di tutti i mali e oggetto di discriminazione) attraverso un sacrificio di sangue che la porta a un livello di vita diverso, apparentemente non soggetto alla classificazioni artificiose proprie del mondo reale.
Un elemento di brivido in più, dal mio punto di vista, è l'ambientazione in Valsassina e precisamente a Cortenova, bagnata da quello stesso torrente che scende lungo la Valle dei Mulini dove sono andato più volte a giocare e a cercare fossili in gioventù, fortunatamente senza aver mai sentito quel canto che proviene dal bosco.


Kara Lafayette: "Il regalo" (scenario "Perfection")
Autoproduzione (Amazon)
Dopo averci allietati con le sue affilate storie horror, Kara Lafayette ci porta nello scenario di Perfection, ambientazione futuristica di Germano Hell Greco dove convivono umani e intelligenze artificiali, epidemie e scienza. Non è strettamente necessario conoscere le storie originali ("Perfection" e "Starlite") di Germano (comunque male non vi farebbe, eh!) per potersi gustare la storia di Zoë, bambina di nove anni (e presunta malata di Asperger) accusata di avere ucciso padre e madre, spedita a Little Wonder ("Sending me so far away, so far away..." canta David Bowie) nella zona desertica americana invece che al "Macello", luogo di diretta punizione per ogni tipo di crimine ("prendiamoci cura della brava gente e liberiamoci dei parassiti"). Qui rinasce a nuova breve vita in "una famiglia nonsense": l'Agave (epidemia che uccide tutte le donne del pianeta) incombe ma Zoë ha imparato "a esistere senza oscurità".
"Little wonder. You little wonder, you".


Qualche utile link:

Alessandro Girola: "Pegea" su Amazon [link]
"La Valsassina" su web [link] e su Facebook [link]
"Plutonia Experiment", il blog di Alessandro Girola [link]
Plutonia Telegram, il canale Telegram di Alessandro Girola [link]
La pagina Facebook di "Plutonia Experiment" [link]


Kara Lafayette: "Il regalosu Amazon [link]
"Perfectionsu web [linke su Facebook [link]
"Secondo Kara Lafayette", il blog di Kara lafayette [link]
La pagina Facebook di "Secondo Kara Lafayette[link]


E come non concludere con...

(da "Earthling", 1997)

Stinky weather, Fat shaky hands
Dopey morning Doc, Grumpy gnomes

Little wonder then, little wonder
You little wonder, little wonder you

Big screen dolls, tits and explosions
Sleepy time, Bashful but nude

Little wonder then, little wonder
You little wonder, little wonder you

I'm getting that
Enter Galactic, see me to be you
It's all in the tablets, Sneezy Bhutan

Little wonder then, little wonder
You little wonder, little wonder you

Mars happy nation, sit on my karma
Dame meditation, take me away

Little wonder then, little wonder
You little wonder, little wonder you

Sending me so far away, so far away
So far away, so far away, so far away, so far away
So far away, so so far away

Little wonder, you little wonder you

Sending me so far away, so far away
So far away, so far away, so far away, so far away
So far away, so far away, so far away, so far away
So far away, so so far away, so far away, so far away
So far away, so so far away

Little wonder, you little wonder you
You little wonder you
You little wonder little wonder you

Little wonder then, little wonder
You little wonder, little wonder you


lunedì 9 ottobre 2017

Buscafusco: Santi & Fattucchiere

Qualche mese fa vi avevo parlato del progetto di scrittura in crowdfunding di Davide Mana (vedi qui) e ora che è arrivato a scadenza (da un po' di giorni, in realtà) - e che mi sono letto la storia puntualmente recapitata nella mia casella mail - posso esprimere tutta la mia soddisfazione per quanto finanziato (ne riparliamo più avanti).

"Buscafusco; Santi & Fattucchiere" va ad intersecare due filoni di Davide: quello di Buscafusco, investigatore privato dai modi hard-boiled e di stanza nell'Astigianistan (come viene definita da Mana la location), e quello dei racconti orrorifici ambientati della Valle del Belbo (vero nome dell'Astigianistan). Si parte da un'evento di cronaca vera (il furto delle reliquie di un santo) e si segue il percorso/indagine di Buscafusco ("Solo Buscafusco. Il signor Buscafusco era mio padre") fino alla risoluzione del caso.
Non sono presenti elementi fantastici o orrorifici (magari questo può essere un pro per qualche lettore poco affine a quei generi) ma si sfiora l'esoterismo in diverse sfumature (dal satanismo alla new-age ma il tutto in salsa rigorosamente locale) e, per questi elementi, in qualche misura la storia mi ha fatto ripensare a "La morte mormora" di Fabrizio Borgio (forse anche perché ci sono anche altri elementi che legano Buscafusco a Borgio).

Sempre impietoso il giudizio di Mana sui suoi luoghi e soprattutto il ritratto delle persone che siano parte del "popolo" o dei "poteri forti" locali; in contrasto, spiccano in modo particolare i personaggi "amici" del nostro Buscafusco: non so se questo possa essere considerato propriamente un difetto ma, sicuramente, è un particolare che spinge il lettore all'affezione. 
E, infatti, dalla lettura sono emerso soddisfatto e fidelizzato da Buscafusco (ché di Mana lo sono già da un po'; in questo post potete trovare l'intervista relativa ai suoi Orrori della Valle Belbo): ora si tratta di aspettare che Davide abbia tempo e voglia di tradurre in italiano le prime due storie del nostro Buscafusco (sarebbero stato un ulteriore premio per i contributori al raggiungimento di una certa cifra del crowdfunding ma non ci si è arrivati).

E' la prima volta che mi capita di partecipare al crowdfunding per un libro e ho contribuito con la cifra ridicola di 5 euro: il giusto per un lavoro di qualità in formato digitale, poco se, alla fine, si prendono in considerazione il risultato, il gradimento, i bonus anche se non previsti inizialmente. 
Insomma mi sembra un buon modo per motivare un autore (soprattutto se un autore "di fiducia") a scrivere e penso che, dovesse esserci un altro crowdfunding di Davide, contribuirò sicuramente in modo più sostanziale.

Mi spiace un po' per tutti quelli che non hanno partecipato al crowdfunding perché "Buscafusco: Santi & Fattucchiere" per qualche tempo non sarà commercializzato in altri modi. Però, si sa, i lettori sanno essere pazienti (a volte perfino troppo ma Mana non è Martin, per nostra fortuna).

Infine vi lascio con "Alive and Well and Living In" ("Benefit", 1970) dei Jethro Tull perché sono citati nella storia ("A me piacciono i Jethro Tull.").

Nobody sees her here, her eyes are slowly closing.
If she should want some peace she sits there, without moving,
And puts a pillow over the phone.
And if she feels like dancing, no one will know it.
Giving herself a chance there's no need to show her how it should be.

She can't remember now when she was all in pieces,
She's quite content to sit there listening to what he says,
How he didn't like to be alone.
And if he feels like crying she's there to hear him,
No reason to complain and nothing to fear, they always will be.


I blog di Davide Mana 
>>> Strategie evolutive [link]
>>> Karavansara  [link]